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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
kibaya

L’amore ci salverà tutti

Quando facevo le superiori in Burkina Faso, vivevo fra due città. O, meglio, tre. Facevo la scuola a Leo, a circa 120 chilometri da Ouagadougou, la capitale. Durante le vacanze partivo dalla dimora di mia madre, facendo circa 170 chilometri da Leo a Kombissiri. Prima di rientrare per la ripresa della scuola, dovevo per forza passare qualche giorno a Ouagadougou dai vari parenti che abitano lì.

Ogni volta che tornavo a Kombissiri, ritrovavo la mia personalità perché, spesso, ci raccontavamo le favole, la sera, sdraiati sulle nostre stuoie. È così che, durante una di queste serate passate insieme ai bimbi piccoli e ai ragazzini dei vicini, mia madre ci raccontò una favola che mi piacque tantissimo.

Era questa:

“C’era una volta una famiglia di tre persone. Un uomo e le sue due mogli. La prima moglie aveva un grosso gozzo, che era bruttissimo e le impediva di abbassare la testa. La seconda era gobba e camminava male per questo. A malapena riusciva a svolgere le faccende quotidiane. Quest’ultima non voleva bene alla prima e la trattava male, mentre la prima era dolce e sopportava tutto.

Ogni volta che la seconda moglie, cioè la gobba, pregava, diceva:

– Signore, guariscimi, perché mio marito abbia almeno una moglie normale come tutti. Quanto all’altra sua moglie, fai quello che ti pare.

Al contrario la prima moglie, quella con il gozzo, pregava sempre così:

– Signore, nella tua misericordia, fai che l’altra moglie di mio marito guarisca, così che almeno nostro marito abbia una donna normale in casa.

Una sera la moglie con il gozzo uscì per pestare un po’ di verdura nel mortaio, posto fuori nel cortile. Sentì come un rumore di strumenti musicali dall’altra parte delle case e anche dei canti che le sembrarono strani, ma melodiosi. Si avvicinò piano e scoprì che erano dei piccoli uomini che stavano facendo festa. Erano dei kinkirsi, cioè spiriti assai temuti nella nostra comunità che possono essere buoni o cattivi. Sono sempre descritti come di piccola statura con le teste grosse, ma molto potenti. La donna, quando li vide, capì quali esseri stessero facendo festa. Fece per scappare, ma l’avevano già vista. Uno di loro disse:

– Ehi tu! Torna qua!

Timidamente e tremando, la donna ritornò e la misero in mezzo a loro chiedendole di ballare. Non sapeva ballare, ma obbedì. Appena cominciò, uno degli spiriti disse:

– Togliamole quella cosa che ha al collo, sennò balla male!

Tolsero il gozzo alla signora e lo depositarono all’angolo per ridargliela dopo. Lei continuò il ballo con il cuore che batteva all’impazzata dalla paura.

A un certo punto, la mandarono via con queste parole:

– Vai via, che non sei brava a ballare! Vai, sparisci!

La donna corse via senza chiedere altro. Quando arrivò a casa, si accorse di non avere più il gozzo. Era contentissima e giurò fra sé di non sbirciare più la prossima volta che avesse sentito rumore di musica!

La seconda moglie, con la gobba e molto gelosa, le domandò come aveva fatto a guarire, senza neanche informarla. Lei le raccontò tutto nei minimi dettagli. Allora la cattiva decise di provarci anche lei. Era impaziente e non riuscì a stare ferma per tutto il giorno.

La sera successiva, uscì anche lei tardi a pestare delle verdure nel mortaio come aveva fatto la sua co-sposa la sera prima. Sentì lo stesso ritmo musicale proveniente dal solito posto. Si avvicinò e fu chiamata a ballare di forza anche lei.

Appena cominciò a ballare, uno degli spiriti disse che ballava molto male con quella cosa storta sulla schiena. E disse:

– Vattene via! Che non sai ballare!

Quando la donna si girò e fece per scappare, uno degli spiriti disse:

– Aspetta, prendi questa cosa che hai dimenticato ieri!

Prese il gozzo della prima moglie e lo incollò violentemente al collo della donna, poi la spinse via. Così lei ritornò a casa ancora più deforme di prima, con la sua gobba e pure con il gozzo della prima moglie”.

Arrivata a questo punto, tutti noi esclamammo insieme:

– Oh, no!

Ma alcuni di noi dicevano che era meglio così, perché era gelosa e cattiva e la cattiveria si paga prima o poi. Quando aveva visto la prima guarita, avrebbe potuto saltare di gioia e continuare a pregare perché un miracolo facesse guarire anche lei. Invece si era innervosita e aveva voluto subito fare esattamente la stessa cosa dell’altra.

Come dopo ogni favola raccontata in Burkina Faso, serve trovare per forza la morale perché lo scopo del racconto delle favole è proprio quello di educare e istruire. Allora la mamma ci chiese di trovare la morale di questa favola. Parlai io:

– Vedo diverse morali in questo racconto. Prima di tutto bisogna amarci gli uni con gli altri. Se la seconda moglie avesse amato la prima, non sarebbe stata così cattiva con lei. L’amore fra gli uomini ci evita sempre le sofferenze inutili. Avrebbe dovuto pregare diversamente chiedendo il bene di tutti nella famiglia. Se la sua preghiera fosse stata diversa, forse anche la fine della storia sarebbe stata diversa.

La seconda lezione riguarda la preghiera stessa. Se uno crede in Dio e prega soltanto per il suo benessere, escludendo gli altri o dimostrando disdegno per il prossimo, molto probabilmente la sua preghiera non porterà frutti.

L’ultima morale da ricavare, secondo me, è l’invidia o la gelosia che traspare in questo racconto. Quando la seconda moglie ha visto la prima guarita, poteva saltare di gioia e continuare a pregare perché un miracolo facesse guarire anche lei. Invece si era innervosita e aveva voluto subito anche lei fare esattamente la stessa cosa dell’altra.

Mia madre annuì e disse:

– Io ti riassumo tutto in queste parole: il male che fai al prossimo, non potrà mai portare del bene per te. Quello che vorremmo avere per noi stessi, preghiamo perché anche gli altri ce l’abbiano. Non si può mai vivere bene quando il vicino sta male. Se pensi che la soluzione al tuo problema derivi dall’aggravare il problema dell’altro, finisce che si aggrava soltanto il tuo.

La serata si concluse così e, siccome tutti cominciavano a sbadigliare, ci dicemmo la buonanotte e ci separammo. 

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