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Redazione
ANNO XIVsabato 12 Settembre 2026
kibaya

Coppa d’Africa, quando il calcio sembra una scena teatrale

La Coppa delle nazioni africane 2025 è stata la 35ª edizione del torneo di calcio continentale per squadre nazionali maschili organizzato dalla CAF.

La fase finale, inizialmente in programma da giugno a luglio del 2025, è stata riprogrammata dal 21 dicembre 2025 al 18 gennaio 2026 a causa della sovrapposizione con la Coppa del mondo per club FIFA 2025.

La competizione si è disputata in Marocco. Già la scelta del paese non è stata semplice perché, come dice un proverbio moore, l’andamento della coltivazione del campo si vede già dal sapore della bevendo preparata per l’occasione. Infatti, la scelta del Paese è avvenuta dopo una seconda sessione di voto, tenutasi in seguito alla revoca dell’organizzazione della competizione alla Guinea – prima scelta per ospitare il torneo.

Questo si è saputo il 30 settembre 2022 quando il presidente della CAF Patrice Motsepe ha annunciato che la Guinea non avrebbe ospitato la competizione a causa di tempi di preparazione inadeguati. Di conseguenza, è stata indetta una nuova votazione per scegliere la nazione ospitante.

Il 27 settembre 2023 l’organizzazione dell’edizione 2025 è stata assegnata al Marocco, mentre quella del 2027 ha visto vincere la candidatura congiunta di Kenya, Uganda e Tanzania.

Il 17 marzo 2026, cioè pochi giorni fa, la CAF ha attribuito la vittoria del trofeo al Marocco, riconoscendogli la vittoria a tavolino per 3-0 in finale a causa dell’abbandono momentaneo del campo da parte del Senegal, il quale si era imposto sul campo per 1-0 dopo i tempi supplementari.

La coppa è stata quindi tolta al Senegal, per darla al Marocco. Un colpo di scena clamoroso dopo la finale caotica dell’ultima Coppa d’Africa che ribalta completamente l’esito del campo che aveva visto vincere il Senegal ai supplementari.

Dopo il finale da film, le squadre – o alcuni giocatori delle due squadre – sono state sanzionate e il Marrocco ha fatto ricorso al Comitato d’Appello che lo ha respinto. Nella serata del 17 marzo, invece, il Board di Appello della CAF ha annullato la precedente decisione della commissione disciplinare e ha dichiarato nel comunicato ufficiale della CAF che: “in applicazione dell’articolo 84 del Regolamento della Coppa d’Africa, la nazionale del Senegal è dichiarata sconfitta a tavolino nella finale […] con il risultato di 3-0 a favore della Fédération Royale Marocaine de Football”. Il ricorso della federazione marocchina è stato dunque dichiarato “ammissibile nella forma e fondato”, stabilendo che la condotta del Senegal rientra nella violazione degli articoli 82 e 84 del regolamento.

Alla base della decisione c’è quanto accaduto nei minuti finali della finale disputata a Rabat. Sul punteggio di 0-0, l’arbitro aveva assegnato un calcio di rigore al Marocco, giudicato molto dubbio dai senegalesi e tutti quelli che seguivano la partita. In segno di protesta, la squadra africana aveva abbandonato il terreno di gioco per diversi minuti, rientrando negli spogliatoi.

I giocatori erano poi stati convinti a tornare in campo per concludere la partita. Dal dischetto Brahim Diaz aveva fallito il rigore con un cucchiaio parato da Mendy, prima che nei supplementari Gueye segnasse il goal decisivo che aveva consegnato il trofeo al Senegal sul campo. Ma, secondo la CAF, proprio l’abbandono del campo costituisce la violazione decisiva: “La Federazione del Senegal, attraverso la condotta della sua squadra, ha violato l’articolo 82 del regolamento” si legge nella sentenza.

L’articolo 82 prevede che una squadra che lascia il campo senza autorizzazione venga considerata perdente, mentre l’articolo 84 disciplina la sconfitta a tavolino. La CAF ha quindi ritenuto che “la condotta della squadra senegalese rientra nell’ambito di applicazione degli articoli 82 e 84”, trasformando l’1-0 maturato sul campo in un 3-0 a tavolino per il Marocco.

La decisione rappresenta un caso senza precedenti nella storia recente della competizione, come evidenziato dalla stessa CAF, e ha immediatamente suscitato reazioni e discussioni a livello internazionale. Oltre all’assegnazione del titolo, la CAF ha adottato ulteriori provvedimenti disciplinari.

Il ricorso relativo al giocatore marocchino Saibari è stato parzialmente accolto: confermata la condotta scorretta in violazione degli articoli 82 e 83, ma la squalifica è stata ridotta da due a una giornata con condizionale e la multa di 100 mila dollari annullata. Per quanto riguarda l’incidente dei raccattapalle, la CAF ha confermato la responsabilità della federazione marocchina, riducendo però la sanzione a 50 mila dollari. Confermata invece la multa di 100 mila dollari per l’interferenza nell’area VAR, mentre per l’episodio del laser la sanzione è stata ridotta a 10 mila dollari.

La Federazione marocchina ha dichiarato di aver agito “non per contestare la prestazione sportiva, ma per chiedere l’applicazione del regolamento”, ribadendo l’impegno per “la stabilità delle competizioni africane”. Però il Senegal starebbe valutando un ulteriore ricorso agli organi di giustizia sportiva internazionale, tra cui il TAS di Losanna, nel tentativo di ribaltare nuovamente il verdetto.

Tutto questo ci ricorda la Coppa delle nazioni africane 1976, la decima edizione della suddetta competizione riservata alle nazionali di calcio del continente africano. La fase finale si disputò in Etiopia. La formula del torneo prevedeva otto nazionali divise in due gironi all’italiana, composti da quattro squadre ciascuno: le prime due classificate di ogni girone passavano il turno e si scontravano in un ulteriore girone all’italiana. Oltre all’Etiopia, ammessa d’ufficio come paese ospitante, e allo Zaire, ammesso d’ufficio come detentore del titolo, parteciparono alla fase finale Guinea, Egitto, Marocco, Nigeria, Uganda e Sudan. La vittoria finale andò al Marocco.

Dopo la decisione di assegnare la Coppa d’Africa 2026 al Marocco a 58 giorni dalla finale persa sul campo contro il Senegal, anche la Federazione calcistica della Guinea passa al contrattacco: nel mirino finisce l’edizione del 1976. Ad Addis Abeba, con il vecchio format a girone finale, l’ultimo match tra Guinea e Marocco diventò decisivo: ai guineani serviva vincere, ai marocchini bastava un pari. Dopo il vantaggio della Guinea, il Marocco abbandonò il campo per protesta su una decisione arbitrale, rientrando solo dopo oltre dieci minuti. Nel finale arrivò l’1-1 che consegnò il titolo ai nordafricani.

Oggi, sulla scia del precedente recente, la Guinea chiede la revisione storica: “Ridateci il trofeo del 1976”, la linea del ricorso, basata sulla necessità di applicare criteri disciplinari uniformi. Scenario però complicato: la norma che oggi prevede il 3-0 a tavolino per chi lascia il campo non esisteva all’epoca.

La CAF prende tempo, mentre la vicenda rischia di allargarsi fino al Tribunale Arbitrale dello Sport. Cinquant’anni dopo, la partita sembra non ancora finita.

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