“… sentiva che ne sarebbe uscita un’apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva più di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde. Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno. Non voleva uscire sgualcito come un papavero. Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza. (…) E poi ecco che un mattino, proprio all’ora del levar del sole, si era mostrato.”
(Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry)1
Nel maggio del 2008 Daniel Craig, al volante dell’iconica Aston Martin, nei panni dell’Agente 007, era protagonista del rocambolesco inseguimento girato nelle Cave di Carrara nella sequenza pre-titoli di Quantum of Solace. Sollevando nuvole di marmo scolpiva nell’immaginario collettivo un nuovo capitolo delle Alpi Apuane, sostanza delle forme eterne come le definì con emozione Gabriele D’Annunzio nel 1903 nella poesia L’Alpe sublime2.
Ma l’Agente Segreto più indistruttibile del mondo, una quarantina di anni prima, aveva trovato la sua proiezione nel futuro nell’interpretazione in perfetto British style di David Niven3. Con eleganza e umorismo Niven portò sul grande schermo un James Bond che si era ritirato a vita privata, dedito a passioni pacifiche tra cui la coltivazione della rara quanto affascinante rosa nera.
Sogno di ogni appassionato del genere, l’esemplare che in natura più si avvicina al tono acromatico esiste solo in Turchia, nel villaggio di Halfety ed in realtà la colorazione, dovuta al particolare terreno, è una tonalità di rosso scurissimo che in estate raggiunge sfumature simili al nero.
Si contano circa 300 specie di rose botaniche. Sono germogliate qualcosa come trenta milioni di anni fa, più o meno quando la roccia calcarea delle Alpi si trasformò nel marmo che oggi ammiriamo, diffondendosi nell’emisfero boreale. Il loro nome deriva dal greco rhodon, che ha radici in comune col persiano vrda, spina.
Tra le più antiche ad essere usata per le circa trentamila ibridazioni ad opera dell’uomo, si annovera la rosa di macchia. Questo fiore delicato, a cinque petali, prodigo di robuste spine, cresce spontaneo sui declivi del Monte Pratofiorito di cui fu assiduo frequentatore per le numerose raccolte e studi botanici di rilevanza storica, Giovanni Giannini. Il medico, che si laureò a Bologna all’età di 27 anni, nacque a Tereglio alla fine del 1700 e dedicò gran parte della sua vita alla flora del territorio lucchese di cui subirà il fascino anche un altro grande uomo di sensibile cultura, Giovanni Pascoli. Alla rosa selvatica dedicherà una poesia: Rosa di macchia, che dall’irta rama ridi non vista a quella montanina, che stornellando passa e che ti chiama rosa canina…4
Credo si possa affermare senza timore di smentita che la rosa sia uno dei fiori più “movimentati”. A cominciare dalla sua corolla.
I cinesi furono tra i primi a domesticarla creando le rifiorenti con molti petali e quando, nella seconda metà del 1700, alcuni esemplari vennero importati in Europa fu possibile ottenere quei nuovi ibridi che tutt’ora vediamo nei nostri giardini.
Le rose seguivano i carichi del tè, dapprima sui vascelli della Compagnia delle Indie -gli East indiaman– e poi sui più veloci tea clippers.
E l’arte seguiva le rose. Le troviamo a profusione nei quadri di Pierre-Auguste Renoir che per tutta la vita ne celebrò la gioia e la bellezza, rappresentando quasi una danza tra luce e colore.
Le ritroviamo altresì e sempre più spesso nella farmaceutica -tecnica fondamentale per gli Speziali e le creazioni dei Maestri Profumieri-, così come nei romanzi e, naturalmente, nelle fiabe.
Quale luogo migliore per la loro poliedrica personalità!
E dagli incantati giardini dei fiabeschi Reami non potevano non approdare alle blasonate ville di Bagni di Lucca dove, prima la Corte francese e poi l’aristocrazia inglese, le coltivarono con passione, creando siepi e bordure e incantevoli pergolati di rose, secondo il culto romantico dell’epoca.
Peccato non esistesse ancora la moderna floribunda Abracadabra, ogni bocciolo improvvisa un colore: rosso, giallo, screziato crema… mai uno uguale, letteralmente una formula magica5.
Ma davvero è un fiore vanitoso come annota il Piccolo Principe?
Antoine de Saint-Exupéry scrisse quello che diverrà uno dei libri più noti nel 1943, durante la seconda guerra mondiale (al contrario una delle pagine più brutte che l’uomo abbia scritto, evidentemente senza alcuna rilettura e men che meno correzioni degli errori, considerati i continui conflitti).
Ogni riga, come onda del mare, lascia e riprende la rosa con cui l’Autore forse desidera simboleggiare l’amore per la moglie Consuelo Suncín Sandoval.
Se anche noi volessimo dare un nome a quella rosa, in modo da poterla riconoscere nei giardini del nostro pianeta -modalità decisamente più pratica che raggiungere il piccolo asteroide B612, domicilio del Piccolo Principe e del suo fiore-, sarebbe la Crimson Glory, una qualità creata nel 1935 dai vellutati petali purpurei, profumatissima, il cui nome inneggia alla sua intensa personalità. Nel libro, il piccolo protagonista ha per lei grandi attenzioni: ( …) è lei che ho innaffiata (…) che ho messa sotto la campana di vetro (…) che ho riparata col paravento (…) è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.1
Quante trame per un solo fiore ed è proprio vero che ognuno ha la sua rosa di cui prendersi cura, magari custodita tra le pagine di un libro per suggellare un ricordo.
La mia, di un color cipriato con leggere sfumature imbrunite, è tra pagina 130 e 131 del tomo Dalla parte di Swan, … trasalii, attento a qualcosa di straordinario che mi stava accadendo … riempiendomi di un’essenza preziosa … E all’improvviso il ricordo mi è apparso.6 Il mezzo più rapido e romantico per viaggiare nel tempo.
Cinzia Troili
1Il piccolo principe, A. de Saint-Exupèry. (Ed. Bompiani, settembre 2005 – cap. VIII pag. 43, cap. XXI pag. 94).
2L’Alpe sublime –Alcyone– G. D’annunzio, 1903.
3Il film Casino Royale interpretato nel 1967 da David Niven, è una parodia dell’agente 007. Versione ironica e bizzarra, ebbe un cast eccezionale. Forse proprio l’amicizia e la stima tra David Niven e lo scrittore della saga, Ian Fleming, ha permesso la realizzazione cinematografica di una realtà parallela che nel destrutturare l’universo di James Bond lo esalta.
4Rosa di macchia –Myricae– G. Pascoli, 1891.
5E’ curioso come analoga magia spontanea si ritrovi nella Mirabilis jalapa, la Bella di Notte, che fa capolino lungo le vie del Castello di Coreglia profumando e colorando l’aria, allegra come il vestito di Arlecchino, quando cala la sera.
6Alla ricerca del tempo perduto –I, Dalla parte di Swan, M. Proust. (Bur classici, Rizzoli novembre 2000- pagg. 131-132)
FOTO: –Tea clipper sulla rotta del Tè, a fianco si vede una giunca cinese. (Vol. 3°, pag. 102/103 – Collezione Grandi Velieri – Ed. De Agostini).
- – l’imprevedibile Rosa Abracadabra.
