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Redazione
ANNO XIVsabato 24 Ottobre 2026
tea & ribollita

Asquith Xavier e la fine della colour bar nelle ferrovie britanniche

Quante volte ci siamo sentiti dire che bisogna studiare, laurearsi e fare esperienza per trovare un buon posto di lavoro? Una sorta di percorso già scritto: prima la scuola, poi l’università, infine la carriera.

Eppure, a volte, persino quello che dovrebbe essere un vantaggio può trasformarsi in un ostacolo. Può capitare di essere considerati troppo qualificati, di avere troppa esperienza perché qualcuno ritenga conveniente assumerti, o magari di vedersi richiedere un bagaglio di competenze persino per ruoli che si imparano semplicemente sul campo.

Insomma, non sempre il problema è avere o meno le carte in regola. A volte il limite nasce semplicemente dal fatto che qualcuno decida che non sei la persona adatta, o che ti ritenga inadeguato.

Nel 1966, alla stazione londinese di Euston, a un uomo non dissero che era troppo qualificato o che aveva troppa esperienza. Il motivo era molto più semplice e spaventosamente assurdo: il colore della sua pelle. Era nero.

Il suo nome era Asquith Xavier.

Nato a Dominica nel 1920, Xavier era arrivato in Gran Bretagna nel 1958, come tanti altri cittadini caraibici della Windrush Generation. Aveva trovato impiego nelle ferrovie e, negli anni, si era costruito una carriera fino a diventare guardia ferroviaria.

Dopo la chiusura del deposito di Marylebone dove prestava servizio, fece domanda di trasferimento a Euston. Rappresentava una sede migliore e comportava uno stipendio più alto.

La sua richiesta, però, venne respinta.

Il motivo? A Euston vigeva ancora la “colour bar”, una barriera razziale non scritta che impediva ai lavoratori neri di ricoprire incarichi a diretto contatto con il pubblico. Potevano lavorare per le ferrovie, ma non svolgere determinate mansioni. Una distinzione paradossale, che all’epoca era pura realtà.

Xavier avrebbe potuto lasciar perdere. Avrebbe potuto pensare che fosse inutile combattere contro una regola ormai radicata nel sistema. Ma non lo fece.

La sua protesta, sostenuta da un collega sindacalista, finì sui giornali fino ad attirare l’attenzione del Parlamento. Fu allora che emerse un ulteriore paradosso: la Gran Bretagna aveva già approvato l’anno precedente il primo Race Relations Act, ma quella legge non tutelava ancora pienamente i cittadini dalla discriminazione sui luoghi di lavoro.

La pressione mediatica e politica aumentò, finché qualcosa si mosse.

Il 15 luglio di quell’anno, British Rail annunciò ufficialmente la fine della colour bar nelle stazioni londinesi. Poche settimane dopo, il 15 agosto, Asquith Xavier prese servizio a Euston come primo capotreno nero della stazione.

Una porta si era finalmente aperta.

Ma la vittoria ebbe un prezzo. Xavier ricevette lettere d’odio e minacce di morte, al punto da dover richiedere la protezione della polizia durante gli spostamenti quotidiani. Eppure andò avanti.

La sua vicenda non si concluse in quel giorno a Euston. Il suo caso accese i riflettori sulle ingiustizie nel mondo dell’occupazione, arrivando in un momento decisivo per la legislazione britannica: nel 1968, il nuovo Race Relations Act estese finalmente la protezione contro la discriminazione anche all’ambito lavorativo.

A volte la storia cambia attraverso imponenti manifestazioni, grandi discorsi e nomi celebri. Altre volte comincia con un singolo individuo che invia una domanda di assunzione e decide di non accettare un “no” motivato da un pregiudizio che non sarebbe mai dovuto esisteres.

Oggi, passando per Euston, è facile considerare lo scalo come uno dei tanti snodi in cui Londra scorre ogni giorno: treni, pendolari, valigie, partenze e arrivi. Ma in quei mesi, proprio lì, si consumò una battaglia decisiva per qualcosa di molto più grande di un semplice impiego. Riguardava il diritto fondamentale di varcare quella soglia al pari di chiunque altro.

E forse è proprio questo che rende la figura di Asquith Xavier così emblematica della capitale britannica: una città che si trasforma continuamente, ma che spesso deve prima fare i conti con i propri cancelli chiusi.

Il suo ricordo non è rimasto confinato negli archivi. Nel 2022 la sua biografia è stata inserita nell’Oxford Dictionary of National Biography. E l’anno successivo è arrivato un riconoscimento ancora più simbolico: un treno Avanti West Coast Pendolino è stato intitolato al suo nome. Sulla targa commemorativa compare anche una sua fotografia, ritratto proprio mentre svolge quel lavoro per il quale ha dovuto lottare.

È una splendida ironia della sorte: un uomo a cui era stato negato un passaggio finì per vedere il proprio nome impresso su un treno che, per definizione, attraversa stazioni, confini e città.

Alla prossima,

Lovely to see you!

T&R

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