Ci sono storie che raccontano il viaggio di una persona e altre che raccontano il destino di un’intera comunità. Quella della famiglia Cecchini appartiene a entrambe le categorie. È la storia di Aldo Cecchini, partito da Sommocolonia negli anni Sessanta con poche risorse e tanti sogni, e del legame mai spezzato tra la Scozia e la valle del Serchio.
Quando Aldo arrivò in Scozia era poco più che un ragazzo. Insieme ad altri giovani emigranti lasciò le montagne sopra Barga per cercare lavoro oltre Manica. L’impatto con la nuova realtà non fu dei più semplici: il clima, la lingua e le abitudini erano lontanissimi da quelli della Toscana. Eppure, come accadde a tanti barghigiani della sua generazione, la determinazione ebbe la meglio sulle difficoltà.
I primi anni furono dedicati al lavoro nella ristorazione. Proprio in un hotel di Troon, dove prestava servizio come cameriere e poi maître, Aldo conobbe Morag, la donna che sarebbe diventata sua moglie e la compagna di una vita. Da quell’incontro nacque una famiglia che avrebbe unito due culture, quella italiana e quella scozzese, mantenendole entrambe vive nel tempo.
A raccontare questa storia è oggi il figlio Anthony Cecchini, che nelle sue memorie ripercorre con affetto episodi familiari, sacrifici e successi costruiti nel corso dei decenni. Dalle pagine del suo racconto emerge il ritratto di una generazione di emigranti che non ha dimenticato le proprie origini e che ha saputo trasformare il lavoro in una straordinaria opportunità di crescita.
Negli anni Ottanta Aldo e Morag compirono un passo decisivo acquistando una piccola attività a Troon. Fu l’inizio di un’avventura imprenditoriale destinata a svilupparsi nel tempo fino alla nascita dei ristoranti Cecchini’s, oggi conosciuti e apprezzati in Scozia. Ma dietro il successo economico non c’era soltanto l’ambizione. C’era soprattutto la volontà di conservare e trasmettere uno stile di vita fatto di famiglia, ospitalità e amore per la cucina italiana.
Anthony ricorda come lui e le sorelle siano cresciuti all’interno dell’attività familiare, imparando fin da giovani il valore del lavoro. Lavare piatti, preparare panini, servire ai tavoli e aiutare in cucina erano esperienze quotidiane, vissute come una vera scuola di vita. Una formazione che affondava le radici nei principi trasmessi dai genitori: rispetto, impegno e senso di appartenenza.
Ma se la Scozia rappresentava il presente, Barga continuava a essere il cuore della famiglia.
Ogni estate significava tornare in Toscana. Il viaggio, lungo e avventuroso, attraversava diversi Paesi europei prima di raggiungere la destinazione attesa per un intero anno. Per Anthony, da bambino, l’arrivo a Barga coincideva con la libertà, gli amici, i cugini, i nonni e quella dimensione familiare che ancora oggi conserva un posto speciale nei suoi ricordi.
Le giornate scorrevano tra le vie del centro storico, le visite ai parenti, le partite di calcio e le uscite verso la Versilia. In quel piccolo mondo estivo si rafforzava un’identità particolare: essere contemporaneamente scozzesi e italiani.
Anthony descrive spesso se stesso con una formula semplice ma efficace: “metà e metà”. Un’espressione che racchiude il sentimento di molte seconde e terze generazioni di emigrati. Da una parte la Scozia, luogo della nascita e della crescita; dall’altra Barga, custode delle radici familiari e culturali.
Non sempre, tuttavia, fu facile vivere questa doppia appartenenza. A scuola Anthony e altri ragazzi di origine italiana dovettero talvolta confrontarsi con pregiudizi e incomprensioni. Col passare degli anni, però, quell’identità che da bambino appariva diversa divenne motivo di orgoglio. Oggi considera le proprie origini italiane una ricchezza da preservare e trasmettere.
Lo dimostra il fatto che anche le nuove generazioni continuano a mantenere vivo il rapporto con la terra dei loro nonni. Le figlie Amy e Naomi conoscono Barga, ne frequentano la comunità e rappresentano il proseguimento di una storia iniziata molti decenni fa sulle pendici dell’Appennino.
La vicenda della famiglia Cecchini racconta, in fondo, qualcosa che appartiene a migliaia di famiglie della Valle del Serchio. È la storia di chi è partito senza dimenticare da dove veniva. Di chi ha costruito il proprio futuro lontano da casa continuando però a considerare Barga un punto di riferimento affettivo e culturale.
Le radici, infatti, non impediscono di guardare lontano. Al contrario, danno la forza per affrontare nuovi orizzonti.
Si ringraziano Anthony Cecchini per la testimonianza, Sonia Ercolini per averne favorito la condivisione e Silvia Clerici per la collaborazione.