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Redazione
ANNO XIVmartedì 27 Ottobre 2026
radici e orizzonti

Dossier Immigrazione 2026: in Toscana la popolazione straniera cresce, ma cambia il volto dell’accoglienza

Sulla questione migratoria la bussola deve essere la concretezza dei numeri, l’unico strumento efficace per superare slogan e distorsioni ideologiche. È il messaggio emerso a Pisa in occasione della presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2026, iniziativa curata e organizzata dalla professoressa Francesca Biondi Dal Monte della Scuola Superiore Sant’Anna insieme al Centro Studi e Ricerche IDOS, al Centro Studi Chiesa Valdese e all’Istituto di Diritto, Politica e Sviluppo.

L’evento, ospitato nell’aula conferenze di Santa Croce in Fossabanda, è stato aperto dai saluti istituzionali di Alberto Di Minin, Preside della Classe di Scienze Sociali della Scuola Superiore Sant’Anna, e di Alessandra Nardini, Assessora della Regione Toscana con delega ad accoglienza e immigrazione. Nel suo intervento, l’assessora Nardini ha rimarcato l’importanza di partire dai dati reali per blindare il tema da facili manipolazioni, ricordando la vocazione di una Toscana accogliente e solidale ed evidenziando come la vera sfida culturale e politica oggi sia passare dall’idea di semplice “integrazione” a quella di un’effettiva “inclusione” all’interno della comunità.

Dopo l’introduzione ai lavori curata da Francesca Biondi Dal Monte, i dati del report sono stati illustrati dai redattori regionali Federico Russo dell’Università del Salento e Francesco Paletti della redazione IDOS. La fotografia scattata vede la Toscana confermarsi e consolidarsi come un territorio fortemente attrattivo, con quasi 450 mila residenti stranieri e un incremento superiore al tre per cento rispetto all’anno precedente. Un apporto fondamentale, quello della componente migratoria, che contribuisce in modo decisivo a bilanciare il progressivo calo del saldo demografico naturale e a sostenere la tenuta complessiva della popolazione regionale. A cambiare radicalmente sono però le motivazioni alla base dei flussi: non è più principalmente il lavoro a trainare i nuovi ingressi, bensì i ricongiungimenti familiari e la protezione internazionale, che da soli coprono ben tre quarti dei primi rilasci di permesso di soggiorno.

Il quadro socio-economico tracciato dagli esperti evidenzia tuttavia diverse criticità strutturali, a cominciare dal mercato del lavoro. Se la partecipazione attiva dei cittadini stranieri è analoga a quella degli italiani, il tasso di disoccupazione tra i lavoratori migranti resta più che doppio, accompagnato da una marcata segregazione occupazionale che li confina prevalentemente in mansioni meno qualificate o in settori specifici come il lavoro domestico, l’agricoltura e le costruzioni.

Parallelamente, il dossier approfondisce il dinamismo dell’imprenditoria immigrata, capace di registrare una crescita significativa in contrazione rispetto alla base imprenditoriale italiana, e fotografa il ruolo cruciale delle rimesse finanziarie e del sistema scolastico. Sul fronte della scuola, infatti, si conferma il contributo fondamentale degli alunni con background migratorio — di cui ben due terzi sono ormai nati in Italia — per arginare i pesanti effetti della crisi demografica che erode anno dopo anno la platea complessiva degli studenti.

Tuttavia, anche tra i banchi permangono squilibri rilevanti, in particolare nella distribuzione degli indirizzi di scuola superiore, dove gli studenti stranieri tendono a concentrarsi maggiormente negli istituti tecnici e professionali rispetto ai percorsi liceali. Infine, il capitolo dedicato all’accoglienza restituisce una situazione di forte tensione: a fronte di un aumento costante delle domande di protezione e dei reali bisogni sul territorio, si registra paradossalmente una diminuzione dei posti disponibili all’interno delle strutture dedicate, acuendo le difficoltà di gestione a livello locale.

Il dibattito si è arricchito con gli interventi di commento di Sara Heinrich, Pastora della Chiesa valdese di Livorno, Lucca, Pisa e Rio Marina, Silvia Vezzosi della Segreteria CGIL Pisa con delega all’immigrazione e Senka Majda, Presidente dell’Associazione “Arturo”. A tirare le fila della giornata, moderando l’incontro e tracciando le conclusioni, è stato il professor Emanuele Rossi della Scuola Superiore Sant’Anna.

Dalla discussione è emersa con forza la consapevolezza che le politiche migratorie toscane si trovino a un bivio fondamentale: l’urgenza è quella di superare la gestione emergenziale dell’accoglienza per pianificare interventi strutturali a lungo termine. Occorre contrastare il rischio di segregazione occupazionale e formativa, valorizzando le seconde generazioni già nate sul territorio e garantendo risposte adeguate alla domanda di protezione e inclusione sociale. Solo attraverso una programmazione basata sui dati e sul dialogo tra istituzioni, enti di ricerca e terzo settore, la Toscana potrà trasformare le sfide demografiche ed economiche in un’opportunità di crescita coesa e sostenibile per tutta la cittadinanza.

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