Nell’antico borgo di Coreglia, c’è un punto in cui l’antico piastronato di Via della Penna si allarga a formare una terrazza panoramica (che da secoli viene chiamata “Mentusardo”) ed è quello il luogo che si affaccia sul lato sud del paese e permette ai passanti, ma anche ai turisti di sedere all’ombra dei due tigli e di spingere lo sguardo fino ai colli di Monticino, del Colletto ed al Monte Gragno alle loro spalle, massiccio ed incombente, che impedisce di vedere oltre.
“…Quest’area e lo slargo della Penna ospitarono le lezioni autunnali e primaverili delle scuole medie nell’anno scolastico 1943/1944. A causa della guerra le lezioni venivano improvvisate all’aperto, grazie a professori anziani sfollati nel borgo” si legge nei diari di Franco Samoggia. Proprio alle spalle del Mentusardo, si apriva l’ingresso del Teatro Micheli, una deliziosa bomboniera, costruito nella seconda metà del XIX secolo. Anche se oggi non esiste più, rimane il ricordo di un luogo simbolo della ricca tradizione teatrale del borgo.
Carlo Tognarelli, alias Carlin d’Aiola, descrive i tanti particolari del piccolo teatro che poco alla volta, come in un puzzle, ci appare nella sua interezza: “…la platea aveva un centinaio di posti su poltroncine di legno con il sedile ribaltabile ed una quarantina di posti erano sui palchetti. Il dipinto del sipario rappresentava una scena agreste che rammentava quella de “La tempesta” del Giorgione con alcuni personaggi maschili. In mezzo al soffitto, un rosone di gesso e quattro lampade sotto la sporgenza dei palchetti. Al teatro Micheli si sono esibiti artisti, allora celebri, che vnivano a Coreglia in villeggiatura e lì fu eseguita in prima assoluta, “La sora Rosa” del drammaturgo livornese Sabatino Lopez“.
Quel tratto di strada di fronte al Mentusardo, su cui il Teatro Micheli apriva le sue porte al pubblico, sembra conservare le immagini degli anni ’20 con i rumori, lo scalpiccio dei passi, i chiacchiericci, le luci, le ombre e i tanti personaggi che animavano l’antivo borgo.
…Lo spettacolo sta per iniziare e la via si affolla di persone, Luigi Molinari giunge un po’ ansimante, salendo da Via degli Orti, in compagnia di un signore dai lunghi baffi, Orione Pisani, che diventerà sindaco di Coreglia, dopo Emilio Equi. Sta arrivando anche l’Ingegnere del Comune, Leonello Mazzotti, in compagnia del segretario Casci e del suo aiuto Casciani. Indossano completi scuri molto eleganti, mentre le signore, per la serata, sfoggiano vestiti alla moda, morbidi e fluttuanti, spesso rifiniti con perline o frange, ed i colori chiari degli abiti risaltano e diventano chiazze bianche nel buio della notte.
Ma ecco, lo spettacolo sta per iniziare. Si entra, i palchi di proprietà vengono occupati e, mentre le altre persone prendono posto sulle poltroncine, le luci si spengono, si apre il sipario e ha inizio lo spettacolo…
Con la fine della seconda guerra mondiale, il teatro Micheli cessò la sua attività; sarà Alberto Bambi a costruire il Teatro Nuovo di Coreglia e a mantenere viva la tradizione.
Dal mio libro “Gualtiero racconta”:
“Nacque la Società Filodrammatica Associati Gad Coreglia grazie a Gualtiero Molinari, all’inseparabile amico Gigi Benassi e a diversi amici coreglini, da loro coinvolti nell’avventura teatrale. Furono messe in scena diverse commedie: “Carcere preventivo”, “Castigamatti”, “Ombre di ieri” e molte altre.
“Ombre di ieri” era una commedia drammatica di una certa difficoltà interpretativa ed il ruolo della protagonista fu affidato a Loretta Grossi, Gigi Benassi, preoccupato dell’atteggiamento di Loretta che alle prove sembrava non voler arrivare all’interpretazione vera e propria, perché probabilmente molto drammatica, invitò Gualtiero ad assistere alle prove e lo incaricò di occuparsi della regia. Gualtiero però , non riuscì mai a convincere la protagonista a rendere reale, durante le prove, la parte più drammatica della commedia. Loretta cercò di rassicurarlo, promettendogli che avrebbe fatto del suo meglio.
La prima della Commedia fu programmata per un sabato sera del mese di agosto, periodo in cui i villeggianti a Coreglia erano più numerosi. ….Il sipario si aprì con un quarto d’ora di ritardo e la commedia ebbe inizio. Ci fu un breve applauso seguito da un silenzio tombale. Gualtiero, che era rimasto dietro le quinte capì subito che il pubblico in sala doveva essere altamente selezionato e di probabili intenditori molto attenti alla recitazione.
Attese con trepidazione la fine del primo atto, ma anche questa volta gli applausi furono di breve durata. Iniziò il secondo atto, quello che a poco più della metà presentava una grande difficoltà interpretativa che richiedeva da parte della protagonista una capacità non indifferente per rendere più reale la commozione ed il pianto.
Gualtiero non ce la fece a rimanere dietro le quinte e troppo preoccupato perché si stava avvicinando il momento di maggior pathos, prese posto in fondo alla sala e col cuore in gola attese l’esibizione di Loretta, la quale riuscì ad interpretare la parte in modo magistrale e stupefacente e ci fu finalmente un lungo applauso a scena aperta che ripagò Gualtiero e la compagnia delle tante preoccupazioni.
Fu in quel momento che, finalmente riuscì a comprendere quella strana ritrosia mostrata da Loretta nel recitare in modo completo quella parte durante le prove, riluttanza che nasceva da un senso di vergogna e di pudore nel mostrarsi agli amici e che le impediva di rendere reale la tragedia, mentre invece sul palcoscenico, sola con se stessa, come una vera attrice riuscì ad esprimere sensazioni ed emozioni come se le stesse vivendo in modo tragico nel suo intimo.
In seguito Gualtiero,riflettendo sull’accaduto ed in modo particolare su Loretta, provò il desiderio di approfondirne la conoscenza. Si entiva attratto da quella giovane ragazza, era incuriosito e voleva scoprire qualcosa di più del suo carattere, della sua indole e della sua personalità, non si rendeva conto però che Loretta lo aveva già conquistato”.
- La parola Mentusardo è un antico toponimo in cui sussistono due elementi di origine diversa:- “ardo” deriva dal termine germanico antico e dal longobardo, che significa forte, aspro difficile da superare e veniva usato sia per i nomi propri o nobiliari,che per i toponimi, mentre “mentu” dal latino mentum indica una prominenza, un’altura. L’unione di questi due elementi descriveva un luogo caratterizzato da un’altura particolarmente difficile da superare.
