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Redazione
ANNO XIVgiovedì 29 Ottobre 2026
report

Prodotti Dop e Igp, eccellenza traina agroalimentare in Toscana

La DOP economy della Toscana supera la soglia di 1,32 miliardi di euro (1,14 miliardi nel vino e 187 milioni nel food), trainando un comparto agroalimentare da 5,5 miliardi di euro. Forte del primato italiano di 90 prodotti a denominazione protetta, il settore delle IG (indicazioni geografiche) si conferma una leva decisiva di valore per oltre 16.700 operatori; radicata, inoltre, la presenza, dell’imprenditoria femminile che vede coinvolte oltre il 30,4 % delle aziende agricole complessive.

È la fotografia emersa questa mattina durante il convegno “Agricoltura toscana: modello di buon vivere. Radici, qualità e valore delle produzioni DOP e IGP” a Palazzo Medici Riccardi a Firenze, in occasione dell’ottava edizione di BuyFood Toscana, manifestazione promossa da Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, organizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana in sinergia con la rete di Vetrina Toscana. 
 
“La qualità delle produzioni agroalimentari è una delle espressioni più autentiche dell’identità toscana, nei nostri prodotti DOP e IGP si ritrovano la storia delle comunità, la cura del paesaggio, il lavoro delle imprese e un patrimonio di saperi che si tramanda nel tempo. Un patrimonio che oggi genera oltre 1,32 miliardi di euro di valore economico e contribuisce a rendere la Toscana una destinazione conosciuta e apprezzata in tutto il mondo – è il commento del presidente della Regione, Eugenio Giani – La nostra regione ha saputo costruire un legame forte tra agricoltura, tutela dell’ambiente e accoglienza: lo dimostrano anche il primato nell’offerta agrituristica e una superficie agricola biologica che raggiunge il 33,1 per cento del totale, ben al di sopra della media nazionale. La sfida è fare in modo che questa ricchezza continui a produrre opportunità per tutta la Toscana, dai centri maggiori ai borghi e alle aree interne. Perché custodire le nostre eccellenze significa sostenere le imprese, mantenere vive le comunità e valorizzare quei territori che rendono la Toscana unica. Con BuyFood e Vetrina Toscana promuoviamo proprio questa visione: una regione in cui la qualità dei prodotti incontra la qualità dell’accoglienza e diventa un’opportunità di sviluppo per tutti”.

Ad aprire i lavori i saluti istituzionali dell’assessore regionale all’Agricoltura ed Economia, Leonardo Marras, del consigliere delegato della Città Metropolitana di Firenze Carlo Boni e del presidente della Camera di commercio di Firenze Massimo Manetti. 

IL RAPPORTO ISMEA
In base ai dati del report ISMEA, la Toscana guida l’Italia con 90 denominazioni d’origine tra cibo e vino. L’export agroalimentare tocca i 3,6 miliardi di euro trainato da vino e olio EVO, con USA e Germania primi mercati. La Toscana fa da apripista nella sostenibilità con un terzo dei campi a biologico (33,1%) e un forte primato di imprese al femminile (30,4%), affiancata dal primato dell’agriturismo e dagli anniversari dei Consorzi di tutela. 

Leonardo Marras, assessore regionale all’agricoltura e all’economia, dichiara: “La Dop economy è qualcosa di concreto e fa parte struttura della nostra agricoltura: oltre 1,3 miliardi il volume di affari generato, un contributo al pil regionale significativo e che equivale a un terzo della produzione agricola. Oltre 16 mila operatori stanno dentro il sistema della certificazione, a significare che il nostro approccio alla qualità certificata Dop e Igp ha una diffusione nel territorio che è identitaria, restituisce valore e traina il sistema agroalimentare toscano, anche rispetto agli sconquassi e ai problemi prodotti dai venti internazionali. E’ evidente che il patto con il consumatore della Dop e Igp garantisce una tenuta in tutto il mondo e quindi garantisce una giusta remunerazione per chi produce. I prodotti certificati hanno costituito un argine, assicurato una tenuta e assorbito l’incremento di prezzo dovuto ai dazi, a differenza ad esempio di quanto accaduto al prodotto italiano generico. Il prodotto Dop e Igp si colloca in una fascia di mercato medio alta, cosicchè si mantiene la disponibilità a pagare un prezzo più elevato e la ricerca di questo prodotto da parte del consumatore garantisce una tenuta diversa. Ecco perchè la qualità è necessaria ed è necessario che sia certificata, perchè porta vantaggi sul mercato”.

Il sistema toscano delle Indicazioni Geografiche analizzato dall’ISMEA sta nei vertici nazionali: con 90 riconoscimenti complessivi registrati a livello europeo oltre a due spiriti, la Toscana consolida il primato italiano per patrimonio certificato. Di questi, ben 32 appartengono al comparto Food (equamente suddivisi in 16 DOP e 16 IGP), a cui si sommano 58 denominazioni vitivinicole e 2 bevande spiritose IG. La Toscana si conferma la terza regione d’Italia per impatto economico del vino IG (1,139 miliardi di euro) e si colloca stabilmente tra le prime dieci realtà del Paese per il cibo a denominazione, attestandosi a 187 milioni di euro alla produzione con un tessuto di 11.327 operatori impegnati sul territorio. 

All’interno del paniere food, oltre il 70% del valore alla produzione è concentrato in tre filiere cardine: prodotti a base di carne (28%, pari a 53 milioni di euro), prodotti da forno e dolciari (25%, 47 milioni) e formaggi (20%, 37 milioni), a cui si affianca la voce strategica dell’olio extravergine di oliva (18%, 34 milioni di euro, cresciuto del +9,4% nell’ultimo anno). A fare da traino sono cinque eccellenze che assorbono da sole l’84% del valore totale delle IG del cibo toscano: Cantuccini Toscani IGP (40 milioni di euro, secondo prodotto dolciario IG a livello nazionale), Pecorino Toscano DOP (35 milioni), Prosciutto Toscano DOP (34 milioni), Olio Toscano IGP (32 milioni di euro, in crescita dell’8,9% in valore e del 9,5% in volume) e Finocchiona IGP (15 milioni). Un mosaico produttivo radicato che testimonia l’efficacia del modello toscano nel trasformare la reputazione di origine in ricchezza distribuita lungo filiera,

La proiezione internazionale si conferma uno dei principali punti di forza dell’agroalimentare toscano, forte della reputazione delle sue produzioni e di una costante domanda estera di qualità. Con un valore di 3,6 miliardi di euro, la quota regionale di export agroalimentare sul totale nazionale è pari al 5% e pesa per il 4,7% del totale delle merci esportate dalla Toscana. Nel 2025 il comparto ha registrato una contrazione del -7,8%, muovendosi in controtendenza rispetto alla media dell’agroalimentare nazionale (+4,9%) e al dato dell’export toscano complessivo (+21,3%, trainato dalla manifattura). Sull’andamento hanno pesato più che altrove le incertezze geopolitiche, le barriere tariffarie negli Stati Uniti – mercato da cui dipende quasi un quarto delle vendite toscane – e il fisiologico rientro dei prezzi dell’olio extravergine d’oliva dopo i rincari record del 2024 per carenza di prodotto. A testimoniare la tenuta e l’alto livello di distintività del paniere toscano è il confronto sui valori medi all’esportazione, con le produzioni regionali che battono la media nazionale dei prezzi in ben 7 categorie su 11, a partire dai vini fermi in bottiglia fino ai formaggi stagionati e ai prodotti di panetteria e pasticceria. 
Sul piano geografico, Stati Uniti, Germania e Francia concentrano il 44,8% delle vendite estere regionali. Gli USA restano il primo sbocco (23,2% dell’export regionale e oltre l’11,2% del food&wine italiano verso il Paese): qui l’olio EVO italiano a trazione toscana presidia il 36,9% delle quote d’importazione, con prezzi medi superiori del 15% rispetto ai competitor spagnoli e tunisini. In Germania (13,4% dell’export toscano), i prodotti regionali presidiano posizioni di vertice: i prodotti da forno e pasticceria sono secondi fornitori esteri (16,3% del mercato), anche i salumi e insaccati si posizionano al secondo posto con il 23,7% e i formaggi stagionati si attestano al terzo con l’11,2%. 

A questo quadro si affianca l’export delle sole IG del cibo toscano, che raggiunge i 91 milioni di euro. Il 53% del valore viaggia verso i Paesi Extra-UE, trainati da Stati Uniti (34 milioni di euro), Regno Unito (6 milioni) e Canada (4 milioni). I mercati dell’Unione Europea pesano per il restante 47%, guidati da Germania (31 milioni di euro), Francia (3 milioni) e Paesi Bassi (2 milioni). Nel paniere delle denominazioni esportate spicca l’olio Evo certificato (46% del valore), seguito dai prodotti a base di carne (25%) e dai dolciari e panetteria (24%): filiere che mantengono un trend espansivo e solide prospettive di penetrazione sui mercati mondiali. 

Dietro il valore economico c’è un tessuto vivo di 41,5 mila imprese e 67 mila addetti tra campi e laboratori industriali, forte di un primato virtuoso: quasi un’azienda agricola su tre (il 30,4%) è guidata da donne, una presenza superiore alla media nazionale (27,8%). Una rete produttiva che custodisce 549 mila ettari di territorio, suddivisi per due terzi tra cereali e foraggi e per un quarto tra gli iconici oliveti e vigneti toscani. Su questo paesaggio la Toscana fa da battistrada europeo per la transizione ecologica: con 238 mila ettari coltivati a biologico, la quota bio tocca il 33,1% della SAU regionale (contro il 19,4% medio italiano). Un risultato che supera con largo anticipo gli obiettivi UE per il 2030, sostenuto da 13 distretti biologici e dalla seconda filiera d’Italia per aziende integrate tra coltivazione e trasformazione. A completare il modello del “buon vivere” è l’accoglienza rurale: con 5.859 strutture, la Toscana è saldamente la prima regione d’Italia per offerta agrituristica (oltre il 22% nazionale). Un turismo indissolubilmente legato alla tavola, dove la metà delle strutture produce direttamente DOP o IGP e oltre il 40% è biologico, attirando 1,4 milioni di arrivi e più di 5 milioni di presenze (per oltre il 70% internazionali) alla ricerca di esperienze autentiche a km zero.

Momento centrale del confronto a Palazzo Medici Riccardi è stato il talk “Dal gusto alla destinazione: un viaggio nel viaggio”, che ha visto la conduttrice Licia Colò a confronto con l’assessore Leonardo Marras sul principio del “fare bene fa bene”: la visione in cui cura della terra, salute e tutela del paesaggio si traducono in identità e valore per chi vive e visita la Toscana, arricchita dalla testimonianza culinaria dello chef Simone Cipriani.  A dare una base scientifica al binomio tra salute e territorio è stato il professor Pier Luigi Rossi (medico specialista in Scienza dell’alimentazione e docente dell’Università di Siena), invitando a superare il mero calcolo calorico per guardare alla “qualità molecolare” del cibo.

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