È un po’ di giorni che penso a lui. A Glen Hansard. Un musicista fantastico, che ho amato fin da subito. Da quando faceva il musicista timidone nel film “The Commitments” (1991), pellicola che raccontava la nascita di un gruppo rock in Irlanda e che, a volte, proponevo ai miei studenti – ricevendo varie critiche dai miei colleghi più grandi per qualche scena di sesso in più, che era usuale nei primi anni ’90.
Glen era proprio così, come il suo personaggio. Uno schivo, ma amante della musica a tutti i livelli – senza trascurare quella di strada, che ha continuato a fare per tutta la vita.
Sono andata ad un suo concerto, per la prima volta, nel 2017, a Firenze Rock, nella bolgia del Visarmo Arena. Fu una serata caldissima, dove suonò prima di Eddie Vedder. Poi, insieme a lui. Con Eddie, fecero brani incredibili come “Song of Good”, “Society”, “Imagine” (cover di John Lennon), “Smile”, “Rockin’ in the Free World” (cover di Neil Young) e infine, come bis, “Hard Sun” suonata durante i fuochi d’artificio – visto che era anche la sera di San Giovanni, patrono di Firenze. Prima c’era stata una grossissima stella cadente che aveva solcato il cielo del capoluogo toscano.
Lì, a pochi passi dal palco, ho iniziato ad amare Glen, che suonava in modo energico quella sua scassatissima chitarra, bucata dalla sua veemenza e dal gran uso.
Suonò con Eddie la sua bellissima “Falling Slowly” – brano che racconta della nascita di un amore sincero, della vulnerabilità e della speranza di superare insieme i momenti difficili della vita – con la quale, insieme a Markéta Irglová, vinse l’Oscar per la miglior canzone originale nel 2008 per il film “Once”. Il lungometraggio, poi, sono riuscita a vederlo, molto dopo la sua uscita, e anche lì interpretava un musicista di strada timido che trova l’amore. E fu amore vero – non solo del film – per Markéta, anche lei musicista.
Il concerto a Firenze si ripeté, poi, nel 2019. Anche in quel caso, grazie ad alcune amiche che mi avevano tenuto un posticino proprio sotto il palco, fu un concerto speciale davvero. Di quello spettacolo ho poche foto fatte con il telefonino e questo video (guarda) dove Eddie e Glen suonano insieme “Society”.
L’amicizia tra Glen ed Eddie era iniziata dopo un evento drammatico (ho scovato la storia su Rockol): durante un concerto di Hansard, nel 2010, un giovane si tolse la vita sul palco davanti al pubblico. “Ero in una situazione davvero terribile – raccontò Glen -. Un ragazzo si è suicidato sul mio palco nel tentativo di lanciare un messaggio alla sua fidanzata. Non poteva esserci nulla di più orribile. C’erano tanti giovani tra il pubblico. È stato il periodo più traumatico della mia vita“.
Quando Hansard stava valutando se interrompere o meno il tour, ricevette una telefonata da un numero sconosciuto. Dall’altra parte c’era Eddie Vedder – che aveva, anche lui, vissuto un evento traumatico quando, durante il Roskilde Festival del 2000, nove spettatori morirono schiacciati in occasione del concerto dei Pearl Jam (la sua band). “Quello fu l’inizio di un’amicizia durata quindici anni con quest’uomo meraviglioso – rivelò lo scorso anno Hansard -. È l’incarnazione della gentilezza e della decenza umana. Ha un cuore enorme. È una persona forte, ma sa riconoscere quando è il momento di esserci davvero“.
Durante i concerti di Firenze, si vedeva che c’era davvero un’incredibile sintonia. E, anche se Eddie Vedder era assolutamente più famoso, la parte del concerto fatta insieme era curata. Insieme davano l’impressione di completarsi a vicenda: le loro voci si amalgamavano perfettamente.
La riscoperta di Glen – o meglio, la sua scoperta come musicista – fu grazie a Springsteen. Infatti, nel 2013, avevano suonato insieme “Drive All Night” (di Bruce, dall’album “The River”, 1980) in un concerto in Irlanda. “Drive All Night” è, forse, la mia canzone preferita ed è un brano che suona anche Eddie Vedder. Tutte queste performance le ho scovate su YouTube: un posto incredibile dove trovare un sacco di contenuti particolari.
Durante la pandemia, l’ho seguito nelle sue dirette con Eddie che si trovava a Seattle, mentre Glen era in iIranda. Facevano dei video grandiosi e mi sostenevano in quei giorni complicati. Poco dopo, ancora in periodo pandemico, ho trovato dei suoi video su Instagram e su Fb, caricati da qualche fan che l’aveva riconosciuto mentre era a Noto, in Sicilia, a suonare per strada… Ho scoperto, poi, che aveva un sacco di amici a Lucca; ma non sono riuscita ad agganciarli, per partecipare a loro eventi. L’ultimo incontro c’è stato nel febbraio scorso.
Invece, sono andata ad un suo concerto a Peccioli, nel 2023, organizzato da Il Post, dove Glen fece uno show bellissimo, suonando con molti di quegli amici di Lucca – tra cui Luca Giovacchini, che conosco come musicista. Prima dei bis, gli urlai “Drive all Night” e lui accettò di eseguirla: la sua performance è in questo mio video, di qualità abbastanza scarsa, purtroppo (clicca). Un suo video girato tra Lucca e Ferrara, dove ci sono alcune immagini anche del concerto di Peccioli, lo ha realizzato per uno dei suoi ultimi lavori “There is no Mountain” (qui).
Sì, è vero: non lo conoscevo personalmente, e mi sarebbe molto piaciuto. Ho scritto di Glen, perché nonostante fosse in un momento di fama incredibile e in crescita costante, molti non lo conoscono ed è un vero peccato. Perchè merita, moltissimo.
Addio Glen, ci mancherai. Tu e la tua musica irlandese. Le tue ballate bellissime, la tua sincerità e la tua umanità. La tua voglia instancabile di suonare e di farlo lì, anche al lato della strada, per allietare le persone e condividere i tuoi specialissimi brani e le avvincenti cover che riuscivi ad arricchire e a personalizzare.
Esattamente come avevi fatto con la tua bellissima versione di “Drive All Night”.









