Prima del 24 febbraio 2022, l’Ucraina era una destinazione privilegiata per molti giovani africani. Più economico e accessibile di molti dei suoi vicini europei, il paese ospitava decine di migliaia di studenti provenienti da tutta l’Africa nelle sue università.
Con l’invasione russa su larga scala, molti se ne sono andati in fretta, a volte denunciando il trattamento ricevuto ai confini.
Nel marzo 2022, poche settimane dopo l’inizio dell’invasione russa, 17 paesi africani si sono astenuti dal sostenere una risoluzione delle Nazioni Unite sulla questione.
Quasi tre anni dopo, nel febbraio 2025, un numero ancora maggiore, circa venti, si è astenuto. Sette nazioni africane si sono addirittura opposte alla nuova risoluzione, rispetto a una sola nel 2022. Queste preoccupazioni geopolitiche, tuttavia, sembrano ben lontane dalla realtà delle centinaia di giovani africani che, a volte contro la loro volontà, si trovano coinvolti nella guerra in Ucraina.
All’inizio di febbraio 2026, Charles Ojiambo Mutoka è apparso davanti alle telecamere dell’Agence France-Presse a Nairobi, la capitale del Kenya. Tra le mani, teneva una fotografia di suo figlio, morto in Ucraina, dove stava combattendo in uniforme russa. “Dovreste vergognarvi di mandare qualcuno al fronte, perché questa guerra non riguarda affatto noi africani”, ha detto, rivolgendosi alla Russia.
Mosca sembra sempre più interessata a rafforzare le sue fila con soldati reclutati dall’Africa. L’intelligence ucraina stima che ci siano più di 1.400 soldati di questo tipo provenienti da 26 paesi del continente. Il numero non sembra allarmante ma allarmante è il modo di reclutamento e se nulla sarà fatto per denunciare la Russia o almeno informare i giovani dell’inganno, il numero è destinato a crescere.
Bisogna segnalare che oltre al Kenya, anche Sudafrica e Nigeria sono altrettanto preoccupati per l’arruolamento di diversi loro cittadini sotto bandiera russa. La South African Broadcasting Corporation (SABC) ha riferito che quattro cittadini sudafricani, attirati in Russia per prestare servizio nell’esercito, sono tornati in patria. Johannesburg, che proibisce ai suoi cittadini di arruolarsi in forze militari straniere, aveva impedito ad altri uomini di lasciare il Sudafrica per la Russia a novembre. La Russia sta avendo difficoltà a reclutare personale e quindi sta cercando con tutti i mezzi di recuperare le perdite sul fronte, evitando al contempo una mobilitazione generale, osserva Dominique Arel, titolare della cattedra di Studi Ucraini presso l’Università di Ottawa. Allora le torna comodo trovare questo personale il più economico possibile cercando altrove nel mondo, sfruttando le difficoltà economiche delle popolazioni povere.
Pertanto, oltre al sostegno di alcuni regimi sostenuti da Mosca, come quelli del Burkina Faso e del Mali e non solo, la Russia può contare sulla benevolenza diplomatica di molti governi africani che, a differenza di quelli di diversi paesi europei, sono restii a condannare formalmente la guerra.
Oltre ai cittadini di Paesi africani, anche cittadini di altri Paesi, come il Nepal, si sono ritrovati tra le fila delle forze russe.
Vengono mandati al fronte in Ucraina, senza alcun addestramento militare o quasi con contratti scritti in una lingua che non capisco e fatto firmare con militari armati al fronte con aria minacciosi. Senza avvocati e vittime di razzismo dei loro comandanti al fronte e poi mai pagati.
Tre kenioti dicono essersi ritrovati sullo stesso posto, vicino a Vovčansk, nella regione ucraina di Charkiv, prima di attraversare un grande campo di cadaveri. Poi hanno riferito che quasi tutti i membri della loro unità, composta da keniani e altri africani, erano morti sotto il fuoco dei droni ucraini.
Il 10 febbraio il ministro degli Esteri keniota ha annunciato che a marzo farà una visita ufficiale a Mosca a causa della morte di alcuni suoi cittadini reclutati dalle forze russe tramite un meccanismo fraudolento.
Varie informazioni, tra cui l’Afp, avevano rivelato che centinaia di keniani, in molti casi senza addestramento militare, erano stati costretti, una volta attratti in Russia con l’inganno, a firmare un contratto con l’esercito russo per andare al fronte in Ucraina. Convengo con il primo ministro keniota Abraham Korir Sing’Oei che non può essere accettabile che gli africani vengono ingannati con la falsa promessa di impieghi civili ben retribuiti in Russia per poi essere usati come carne da cannone.
Secondo un’inchiesta della CNN trasmessa nel telegiornale delle 19:30 di ieri della RTS, gli africani vengono reclutati con l’inganno e la forza per combattere in Ucraina con l’esercito russo. Questi uomini si ritrovano a rischiare la vita in prima linea, spesso dopo essere stati attirati con ingenti somme di denaro che non vedranno mai. Un video è diventato virale sui social media. Un soldato africano è stato filmato con una mina antiuomo attaccata allo stomaco. Insultandolo, un russofono lo chiama “pezzo di carbone” e gli ordina di andare a combattere al fronte, aggiungendo che verrà usato come “apriscatole” per violare le linee ucraine.
“Non l’ho guardato. È traumatico. Francis è mio figlio”, si lamenta la madre del soldato, Anne, intervistata in Kenya dalla CNN. Francis era andato in Russia per cercare lavoro, ma una volta lì, è stato costretto a sottoporsi all’addestramento militare prima di essere mandato al fronte in Ucraina. Anne spiega che questo addestramento è durato solo tre settimane e che non ha sue notizie dallo scorso ottobre.
Molti hanno raccontato alla CNN di essere stati attirati da promesse di stipendi mensili fino a 3.500 dollari.
Invece, affermano di essere stati costretti a firmare contratti di servizio militare in russo senza avvocati né traduzioni, di essere stati oggetto di razzismo da parte dei loro comandanti e di non aver mai ricevuto la paga. Alcuni costretti a pubblicare dei video per attirare altri africani.
Però uno che ha vissuto la situazione sulla propria pelle dice: “Stanno mentendo alla gente. Le promesse di denaro, niente di tutto ciò è vero”, dice Charles, un ex combattente per la Russia. Questo fotografo keniota è stato costretto ad andare in prima linea, dove è stato ferito alla spina dorsale da un drone ucraino. Racconta che la squadra di soccorso russa si è rifiutata di aiutarlo.
Oltre al risarcimento promesso non ancora ricevuto e che forse nemmeno arriverà mai, non ha ricevuto nemmeno la cittadinanza russa – anche quella promessa.
Tutto questo è possibile perché gli africani vivono ancora con il mito del bianco e quindi credono spesso a tutto quello che gli viene detto e promesso dal mondo bianco. Il motivo è anche la troppa sopravalutazione della Russia, vista come un paese modello con un presidente che rappresenta l’uomo forte che osa opporsi all’occidente. Una situazione un po’ paradossale se vediamo che esiste uno sdegno dimostrato questi ultimi anni verso l’Europa e il bianco che odia i neri e che ha ingannato il nero da sempre. Invece di unirsi per combattere i propri mali, risolvere le questioni politiche ed economiche per aspirare allo sviluppo, gli africani sembrano ancora aspettarsi qualcosa di positivo che possa venire dal mondo bianco. Forse si dimenticano che la Russia, anche se non fa parte dell’asse occidentale, rimane un paese di bianchi con uno spirito e una mentalità che non la rende amante dei neri. Gli africani devono fermarsi in tempo di illudersi: la Russia non sarà la salvezza dell’Africa. Un venditore di armi e di illusioni sì ma un vero amico disinteressato mai.