Ancora un volto che racconta la memoria della nostra comunità. In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.
Oggi voglio ricordare Antonio Pellegrini, per tutti “Tono di Palmera”, un piccolo grande uomo che per tanti, tantissimi anni è stato un punto di riferimento per Corsagna: per la parrocchia, per la Misericordia, per l’associazione combattenti e reduci.
E quel “piccolo grande uomo” non è solo un modo di dire. Lo era davvero anche nella statura: una figura minuta, quasi discreta, ma capace di riempire gli spazi con la sua presenza, con la sua determinazione e con il suo senso del dovere.
Ho conosciuto Antonio a metà degli anni Settanta, quando mi scelse e mi volle accanto a lui come segretario della Misericordia di Corsagna. È lì che è iniziato il mio impegno come volontario. Una scelta che per me ha segnato un percorso.
Antonio era stato per tanti anni presidente della Misericordia. Quando arrivò il momento del passaggio generazionale e i soci scelsero un gruppo di giovani per guidare l’associazione, non fu un momento semplice per lui.
Ricordo ancora quando, al termine delle elezioni, uscì dagli uffici portando con sé documenti, verbali, tutto. Un gesto che poteva sembrare di rottura. Ma non era così. Dopo pochi giorni tornò indietro, riportò tutto e disse in sostanza: “Ora tocca a voi”. Era avvenuto il passaggio. E lui lo aveva capito.
Da quel momento non è mai venuto meno. Anzi, è rimasto per tanti anni un punto di riferimento fondamentale per me e per tutti noi, mettendo a disposizione esperienza, capacità e presenza.
Antonio Pellegrini, insieme a Pietro Particelli, sono stati i fondatori del gruppo donatori di sangue “Fratres” di Corsagna negli anni Sessanta. Un segno concreto del suo impegno verso gli altri, della sua volontà di aiutare chi aveva bisogno. Per questo suo impegno nel campo della solidarietà e della carità, nel 1970 gli fu conferita la Croce al Merito della Carità dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, un riconoscimento importante che testimonia il valore del suo operato.
Ma Antonio non era conosciuto solo a livello locale. Era molto stimato anche a livello nazionale, tanto da essere legato da sincera amicizia con il presidente nazionale delle Misericordie d’Italia, Avv. Alfredo Merlini.
Al termine del suo mandato alla guida della Misericordia, ricevette un riconoscimento scritto che per quei tempi aveva un significato profondo. La Presidenza Nazionale gli rivolse queste parole: «La Presidenza Nazionale delle Misericordie d’Italia rivolge al confratello Antonio Pellegrini un pensiero di doverosa riconoscenza per lunghi anni di fede e appassionato servizio nel dirigere la Misericordia e il gruppo “Fratres” con dedizione e sacrificio». Un attestato che racconta più di tante parole il valore del suo impegno.
Ma il suo servizio non si è fermato qui. Antonio è stato anche tra gli ideatori, sostenitori e coordinatori del gruppo di assistenza agli ammalati. Era sempre pronto a cercare volontari e a mettersi lui stesso a disposizione per assistere i confratelli ricoverati negli ospedali. Le “nottate” le organizzava e spesso le faceva in prima persona. La sua presenza era costante anche nella vita della parrocchia. Lo ricordo sempre presente nelle feste religiose, con quello sguardo attento che controllava che tutto fosse in ordine.
È stato più volte priore della Compagnia di San Rocco e lo rivedo ancora con la veste bianca e verde, mentre in Piazza dirigeva le processioni con fermezza e serietà. Ed è stato anche, per più anni, festaiolo della chiesa di Serra.
Era un uomo di fede, ma soprattutto un uomo coerente con quella fede.
Antonio, o “Tono” come tutti lo chiamavano, aveva anche un modo tutto suo di comunicare. Ricordo ancora i comunicati della Misericordia che iniziavano sempre con la stessa formula: “Porto a conoscenza dei confratelli tutti…”
Per tanti anni è stato anche Presidente della sezione combattenti e reduci, conservando con cura la bandiera nella sua casa, come segno di rispetto e appartenenza. E poi c’era un aspetto che lo rendeva orgoglioso: era nato lo stesso giorno e anno di Papa Giovanni Paolo II. Ogni anno scriveva al Santo Padre per gli auguri, e spesso ero io a mettere su carta le sue parole. E puntualmente arrivava la risposta della Segreteria di Stato.
Antonio aveva sposato Zelinda e insieme hanno cresciuto tre figli: Francesco, Innocenzio ed Elisetta, ai quali ha trasmesso valori profondi.
Nel lavoro era un muratore esperto e ricordava con orgoglio di aver contribuito alla costruzione del santuario di Santa Gemma Galgani a Lucca. Il suo carattere era deciso, a tratti anche duro. Ma chi lo conosceva sapeva che dietro c’era una grande serietà e un forte senso del dovere. Antonio è stato uno di quelli che hanno costruito, passo dopo passo, pezzi importanti della nostra comunità. E oggi, ripensando a lui, viene naturale dire che persone così forse ci mancano. Persone capaci di assumersi responsabilità, di guidare, ma anche di donare tempo, presenza e silenzioso esempio agli altri.
Un piccolo grande uomo, nella statura e soprattutto nei valori, che ha lasciato un segno vero e profondo nella storia di Corsagna e nel cuore di chi lo ha conosciuto.