“(…) ho la sensazione di essere un esperimento (…). Dapprincipio non capivo a che cosa ero destinata quando fui creata, ma ora penso di essere stata creata per cercare i segreti di questo mondo meraviglioso (…).
dal Diario di Adamo:
Tutto la incuriosisce, la infiamma, Eva è fuoco vivo; per lei il mondo è un oggetto affascinante, pieno di meraviglie, misteri, gioie (…). “
(Il diario di Eva, Mark Twain)1
Mark Twain scrisse Il diario di Adamo nel 1893, dodici anni prima de Il diario di Eva. Più ironico il primo, più riflessivo il secondo (che Mark Twain dichiara di aver tradotto da un manoscritto originale)1 in cui Eva sente la necessità di dare un nome ad ogni cosa ed annota i suoi pensieri su ciò che vede e conosce.
Pensiero. Un bellissimo lemma declinato al maschile che nasce collegato al mondo femminile. I latini, infatti, col termine pensum indicavano il peso della lana affidata alle filatrici che dovevano porre particolare attenzione al loro operato in quanto, successivamente intrecciato in trama e ordito per mano delle tessitrici, si sarebbe trasformato in pregiato tessuto. Quella quantità di lana richiedeva riflessione affinché riuscisse il nobile impegno, tale era considerato nell’antichità, svolto nella stanza più protetta della domus.
Penelope, la più famosa tra le tessitrici, Regina di Itaca, con intelligente astuzia trasforma il telaio in una difesa inespugnabile. E’ cugina di Elena, Regina di Sparta e anche lei tessitrice, che per consolare gli ospiti dalla tristezza causata dall’assenza di Ulisse, ricorre a un rimedio più diretto: offre loro una bevanda in cui infuse un farmaco contrario al pianto e all’ira, e che con sé induceva all’oblio ogni travaglio e cura (IV Canto Odissea). Si trattava del nepenthes,una sostanza a cui alcuni storici hanno riconosciuto la seducente possibilità di essere caffè. La storia non lo prova e forse nemmeno la botanica ma aggiungere una calibrata quantità di caffè ad un bicchiere di vino rosso è una pozione che anche nel nostro millennio ha i suoi appassionati nonché ricercate varianti.
Il nero infuso prima di diventare la conviviale bevanda salottiera che rendeva agili le menti era considerato, per provenienza e paradossalmente per quegli stessi effetti che lo rendevano desiderabile, un miscuglio pericoloso da bandire. Si narra che ci volle nientemeno che l’approvazione papale di Clemente VIII, che ne benedì l’uso verso la fine del XVI secolo, per favorirne la diffusione.
Il Papa, al secolo Ippolito Aldobrandini, nobile famiglia fiorentina, salì al soglio pontificio quando Chiara aveva 77 anni. Nata nel 1515, apparteneva alla famiglia lucchese Matraini, ricchi proprietari terrieri e, soprattutto, artigiani tessitori della seta con cui producevano stoffe preziosamente ricamate col fine oro di Lucca, richieste da Nobili e Reali. Fu grazie alla famiglia che le aveva consentito di studiare che Chiara si appassionò alla lettura dei classici e del Petrarca divenendo fine poetessa. Ma la sua fu una vita travagliata dalle vicissitudini.
La ricchezza della famiglia alimentava invidie e nel contempo non poteva vantare un titolo gentilizio per condividere il nobil desco. Chiara, però, aveva un carattere forte e fiero e con coraggio scelse di seguire la sua stella.2
Il pensiero di Chiara Matraini racconta l’indomita risolutezza nel non voler assecondare le consuetudini della sua epoca ma, al contrario, di voler soddisfare la propria curiosità e, con essa, l’amore per la lettura e la scrittura. Stampò le sue raccolte di poesie e di lettere sia a Lucca che a Venezia e, chissà, forse nella città lagunare sentì parlare di una nuova medicina esotica che veniva venduta dagli speziali, il caffè.
Nell’intenso libro che ne narra le vicende, Per seguire la mia stella,3 vi è un capitolo che descrive il suo soggiorno alle Terme di Bagni a Corsena, oggi Bagni di Lucca, già rinomate e di cui molto parlò anche il filosofo francese Michel Eyquem de Montaigne nel suo Diario di Viaggio in Italia scritto tra il 1580 e il 1581. E tra le due figure si ipotizza un non improbabile dialogo che indaga più sulle persone che sulle rispettive opere. Chiara ebbe una vita inaspettatamente lunga eppure qualche decennio dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1604, su di lei e i suoi scritti cadde la coltre dell’oblio.
Ci sono voluti circa 400 anni per riscoprirla.
C’è, però, una moltitudine di persone i cui nomi non si possono salvare con l’aiuto degli Archivi e dei libri antichi. Perché quei nomi appartengono all’ambito familiare e affettivo, sono donne che non hanno manifestato il proprio volere ma col loro silenzioso quotidiano e la loro sommessa operosità hanno permesso alla famiglia di crescere, hanno fatto sì che quell’intreccio di filo iniziato nella stanza più protetta della domus romana si dipanasse in ben più ampie realtà divenendo trama di nuove possibilità.
Cinzia Troili
1Il diario di Eva, Mark Twain – Ed. Feltrinelli/Classici, 2013 (pag. 9, 95-75. Introduzione pag. VII, VIII).
2Rime, Chiara Matraini – vers. XXXIX ”Se per voler seguir la stella mia (…) un tempo andai…”.
1555, prima edizione. Vedasi LIRICI DEL CINQUECENTO, commentati da Luigi Baldacci, pag. 530 -Edizione Florentia, 1957- Casa Editrice A. Salani.
3PER SEGUIRE LA MIA STELLA, Laura Bosio e Bruno Nacci – 2017 Ugo Guanda Editore S.r.l.
FOTO: –La colazione, Jean-Etienne Liotard, 1754. (Foto tratta dal volume Il Caffè nella Storia e nell’Arte, Antonino Carbè – pag. 16. Centro Luigi Lavazza per gli studi e le ricerche sul caffè, 1981).
-Antico telaio per tessitura (foto tratta dal libro Tappeti, Giovanni Curatola –pag. 85-. Arnoldo Mondadori Editore, 1994)
