Entrano stranieri, escono italiani. Ma non si tratta di un miracolo, come ha dimostrato il recente blitz al valico del Brennero di 10 mila agricoltori Coldiretti, molti dei quali partiti anche dalle campagne lucchesi e della Versilia. Sono ancora troppi i prodotti sugli scaffali anonimi: verdure surgelate, succhi di frutta, conserve, sughi, biscotti, pane, legumi in scatola, piatti pronti, , snack, gelati, oli vegetali e molti alimenti multi-ingrediente non riportano chiaramente l’origine.
La battaglia per la revisione del Codice doganale e per l’indicazione obbligatoria dell’origine del cibo approda nelle assemblee comunali del territorio lucchese. Con l’approvazione all’unanimità da parte del Comune di Lucca nell’ultima seduta consiliare, salgono a sei i Comuni della provincia che hanno già sostenuto la richiesta attraverso una mozione.
Insieme al comune capoluogo di provincia, si sono già espressi anche i comuni di Piazza al Serchio, Villa Collemandina, Capannori e San Romano in Garfagnana.
Le mozioni impegnano le istituzioni competenti a portare in sede europea la richiesta di revisione del meccanismo previsto dal Codice doganale dell’Unione Europea – in particolare l’articolo 60 del Regolamento (UE) n.952/2013 – che consente a grano, latte, frutta, verdura e tutti gli altriprodotti agroalimentari di provenienza estera di fregiarsi dell’etichetta “Made in Italy” per il solo fatto di ricevere l’ultima trasformazione sostanziale nel nostro Paese.
“Conoscere l’origine degli ingredienti che compongono gli alimenti è una battaglia di giustizia e trasparenza, oltre che il modo più efficace, immediato ed economico per garantire una corretta informazione al consumatore sul cibo – spiega Andrea Elmi, presidente di Coldiretti Lucca. – Il sostegno dei Comuni, che rappresentano direttamente i cittadini, è fondamentale per portare al centro del dibattito europeo il tema della tracciabilità degli alimenti e della tutela del vero Made in Italy. Tracciabilità e origine dei prodotti sono leve decisive per un’agricoltura distintiva, di qualità e sostenibile come quella dei nostri territori, che così può essere tutelata, recuperare reddito, occupazione e competitività. Modificare questa norma europea, infatti, oltre ad essere profondamente giusto, significa infatti tutelare gli agricoltori, difendere il nostro patrimonio agroalimentare e garantire trasparenza ai consumatori”.
L’obiettivo di Coldiretti tramite la riforma del Codice Doganale è duplice: garantire al consumatore la trasparenza necessaria nella scelta del cibo sano da portare sulle proprie tavole, tutelare il settore agricolo da fenomeni distorsivi sul mercato che evocano in modo artificiosamente falsato le produzioni dei nostri territori. Due risultati che potrebbero essere raggiunti attraverso un’etichettatura d’origine obbligatoria su tutti i prodotti agroalimentari che consentirebbe di definire con chiarezza la effettiva provenienza dei prodotti dagli Stati membri europei. “Questa è una battaglia di tutti: agricoltori e cittadini – conclude Elmi – e siamo certi che le amministrazioni continueranno ad affiancarci in questo percorso per la trasparenza e la tutela della salute”.
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Codice doganale: Piazza, Villa e San Romano a sostegno della battaglia per la trasparenza
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