Prima dell’educazione e istruzione scolastica moderna, portate dal contatto fra l’occidente e l’Africa, i bambini e i ragazzi crescevano con le fiabe.
Le fiabe sono il pilastro per la trasmissione della cultura di una comunità precisa. Questo significa che nelle fiabe si trova il modo di vedere di un popolo. Se, per esempio, una fiaba comincia parlando di un re, allora quel popolo conosceva la monarchia e forse la comunità è stata a lungo gestita da un qualche regname.
Le fiabe africane finiscono sempre con una morale che insegna tantissimo su vari argomenti. In questo articolo vi propongo questa fiaba:
“C’era una volta una signora anziana che viveva da sola nella sua capanna. Possedeva poche cose. Era molto vecchia e usciva poco di casa. Un giorno, come succedeva spesso quando sentiva freddo, accese il fuoco nel suo focolare a tre pietre per riscaldare la sua capanna, poi si stese sulla stuoia per riposare. Finì per addormentarsi profondamente.
Un topo aveva fatto un buco accanto al muro della capanna. Usciva sempre a cercare qualche briciola per nutrirsi e scambiare qualche parola con la scopa, che la signora usava ogni tanto per spazzare la sua casa. Quel giorno, dopo aver scambiato qualche parola, vicendevolmente contrariati, alzarono la voce; cosa che, man mano, divenne alterco e poi litigio vero e proprio. Finirono per picchiarsi e diventò una vera lotta.
Il gallo della signora, che assisteva da fuori a questa lite, entrò e provò a separarli, invano. Allora decise di uscire a chiedere aiuto. Andò a trovare la mucca che stava brucando a qualche metro da lì. E disse: «Buongiorno signora mucca! C’è un problema serio che dobbiamo risolvere subito». «Di che si tratta?» Chiese la mucca continuando a brucare. «La scopa ed il topo si stanno litigando forte. Dobbiamo andare a separarli sennò, magari, potrebbe succedere qualcosa di brutto».
La mucca si mise a ridere allegramente e disse: «Pensavo peggio! Quando ho visto il tuo viso e il modo in cui respiravi così affannoso. Mentre raccontavi ho pensato fosse qualcosa di serio. Ma dai…! Io mucca devo andare a separare la scopa e il topo che si stanno picchiando, scherzi? Non mi riguarda per niente questa storia. Che si picchino come vogliono! Quando si saranno stancati, si fermeranno. Lasciami mangiare tranquilla. Mi dispiace ma non è roba mia quella. Buongiorno!»
Il gallo, tutto deluso, se ne andò sempre preoccupato. Continuò la sua strada alla ricerca di qualcun altro a cui chiedere aiuto. Più avanti trovò il cavallo che si stava riposando sotto un albero. Corse subito da lui e dopo un “buongiorno” quasi soffocato, disse: «Signor cavallo, sta succedendo qualcosa di brutto oggi». «Ah sì, cosa di così grave? Ti vedo molto preoccupato!» Disse il cavallo. «Si tratta della scopa e del topo della casa della signora anziana» riferì il gallo. «Si stanno accapigliando. Ho provato a fare qualcosa per dividerli, ma non ci sono riuscito. Ti prego, vieni che li separiamo». «A me chiedi una cosa del genere? Io, dovrei andare a separare quei due? Perché? Finché si picchiano tra di loro non è affar mio, carissimo! Perché mi devo immischiare nelle loro faccende? No, per carità lasciami riposare» rispose il cavallo.
Il povero gallo, incredulo e deluso, ritornò accanto alla capanna della signora e, impotente, guardò il litigio andare avanti. A un certo punto, il topo riuscì a spingere la scopa, che era di paglia, la quale cadde nel focolare e prese fuoco. Il fuoco raggiunse in pochi secondi il tetto della capanna e la casa prese fuoco. La povera signora anziana dormiva e, comunque, anche fosse stata sveglia non sarebbe potuta scappare fuori perché si muoveva con tanta difficoltà ormai. I paesani accorsero per spegnere il fuoco e provarono a tirar fuori la signora, ma era già troppo tardi per lei. Era morta bruciata viva! I paesani decisero di organizzare i funerali.
In Africa, di solito, quando muore una persona si cucina per chi viene ai funerali e, spesso, si uccide pollame per cucinarlo. Presero subito il gallo per ammazzarlo insieme ad altri galli. Mandarono delle persone ad avvisare i parenti e conoscenti della signora della brutta notizia. L’unico mezzo di trasporto era il cavallo del villaggio. Dalla mattina alla sera, per diversi giorni, percorrevano villaggi e villaggi con lui al galoppo. Il poveretto galoppò per un tempo che pareva infinito, fino a quando stramazzò al suolo per la stanchezza e, sbavando, lì rimase e non si riprese più della fatica.
Dopo qualche giorno dalla morte della signora, organizzarono i grandi funerali. Arrivarono decine e decine di parenti, amici e conoscenti della defunta per partecipare al lutto. Per la commemorazione, la mucca fu abbattuta e cucinata”.
L’altro – che sembra essere così lontano da noi, così diverso e senza alcun apparente collegamento con la nostra vita – non è poi così distaccato da noi perché siamo degli esseri umani e viviamo in società. In un mondo interdipendente, ciascuno di noi è legato ai destini degli altri. Non vi può essere pace e vero progresso se qualcuno sta male e rimane indietro.
Le disgrazie di molti, prima o poi, diventano anche le nostre e non possiamo chiamarci fuori. Alla luce delle tragedie, degli orrori e dei dolori che vediamo, sentiamo e leggiamo, siamo chiamati a reagire tutti uniti perché le disgrazie degli altri fanno presto ad avere un impatto anche su di noi e il futuro dell’umanità.
Neri, bianchi, uomini, donne, musulmani cristiani, credente e atei: prima di tutto siamo persone.
Talatou Clèmentine Pacmogda
“Sono nata l’8 novembre 1977 a Marcory, in Costa D’Avorio, da genitori burkinabè immigrati in questo paese. Scrittrice e attivista, sono cresciuta in Burkina Faso dove ho fatto tutto il suo percorso scolastico fino alla laurea specialistica in linguistica. Sono arrivata in Italia nel 2008 con una borsa di studio per conseguire il dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove ho discusso la tesi di dottorato con il massimo dei voti e lode nel 2012. Ho acquisito la cittadinanza italiana nel 2015 e ora abito a Borgo Val di Taro, nella provincia di Parma. Ho lavorato due anni nella ricerca come assegnista alla Scuola Normale Superiore di Pisa, prima di iniziare a fare le supplenze come docente negli istituti secondari di secondo grado in giro per la provincia di Parma. Sono autrice di tre libri autobiografici pubblicati in Italia e presentati spesso anche in Valle del Serchio: “Basnewende” (PlaceBook Publishing, 2020), “Wendyam” (Tra le righe libri, 2021) e “Nonglem” (Europa Edizioni, 2023). Da febbraio 2024 sono tornata nel mondo accademico come ricercatrice a tempo determinato all’università Federico II di Napoli dove si occupa dell’italiano parlato dalle persone di origine straniera in Campania“.