Nel corso degli ultimi anni, più volte sono stato sollecitato a candidarmi a sindaco del mio comune, Borgo a Mozzano. Non so se avrei vinto, questo non posso dirlo. So però che quella richiesta mi è arrivata davvero, da più parti, e non una sola volta.
Non è stato per mancanza di coraggio che ho scelto di non candidarmi. La verità è che ho sempre pensato che una comunità possa essere aiutata molto anche restando fuori dall’amministrazione. Anzi, talvolta proprio da una posizione esterna si riescono a costruire relazioni, a mantenere contatti, a tessere reti utili su più fronti, senza essere chiusi dentro uno schema politico preciso. E forse, in questo modo, si possono portare ugualmente risultati concreti.
Questo, naturalmente, non significa sminuire il ruolo del sindaco. Al contrario. Quello del sindaco è un compito alto, serio, decisivo. Ma è anche qualcosa che somiglia a una vocazione. Una chiamata vera, profonda, che richiede spirito di servizio e senso di responsabilità verso la propria comunità.
Oggi più che mai fare il sindaco significa assumersi un peso enorme. È un incarico importante, ma nello stesso tempo gravoso, delicato, perfino rischioso. Rischioso anche perché, involontariamente, ci si può trovare coinvolti in responsabilità e situazioni complesse, dove il confine tra dovere e difficoltà diventa sottile.
Del resto, nella percezione comune, tutto finisce sulle spalle del sindaco. Se c’è una frana, la colpa è del sindaco. Se manca un medico, la colpa è del sindaco. Se piove troppo o fa troppo caldo, sembra quasi che la responsabilità ricada sempre su di lui. È una figura sulla quale si concentrano aspettative, critiche, paure e speranze.
Nel mio percorso ho conosciuto tanti sindaci della Valle del Serchio, della piana di Lucca e della Versilia sia per il lavoro che ho svolto sia per i rapporti personali. E devo dire che ho incontrato quasi sempre persone di grande disponibilità, con una sincera voglia di fare e di mettersi al servizio del proprio territorio.
Ma ho visto anche l’altra faccia di questo ruolo. Li ho visti, a volte, stanchi, preoccupati, perfino tristi. Perché, nonostante abbiano dedicato tempo, energie e spesso anche sacrificato una parte della loro vita familiare, non sempre hanno ricevuto una corrispondenza adeguata. Qualche riconoscimento sì, ma spesso non nella misura del loro impegno.
Per questo sento il dovere di esprimere un pensiero di rispetto e di stima verso tutti i sindaci che, ancora oggi, svolgono questo incarico con serietà, affrontando ogni giorno difficoltà crescenti.
In Italia esistono giornate dedicate a tante categorie, a tanti temi importanti: alle professioni, alla disabilità, al volontariato e a molte altre realtà che meritano attenzione. Proprio per questo mi permetto di lanciare una proposta semplice ma significativa: istituire una giornata dedicata ai sindaci.
Una giornata non formale, ma sentita, che riconosca il valore di chi ogni giorno rappresenta la propria comunità, ne affronta i problemi e ne condivide le responsabilità.
I sindaci sono il volto più vicino delle istituzioni, il primo riferimento per i cittadini, spesso il punto di equilibrio tra bisogni, emergenze e speranze.
Quanto a me, la scelta di restare al di fuori dell’amministrazione, col tempo, si è rivelata quella giusta. Mi ha permesso di mantenere libertà, relazioni e uno sguardo più ampio sulla comunità. E, nel mio piccolo, credo di aver comunque dato un contributo.
Perché si può servire il proprio territorio anche senza indossare una fascia tricolore. Ma chi la indossa, ogni giorno, merita rispetto. E forse non basta dirgli grazie: serve ricordarselo, almeno una volta all’anno.
Non so se tutti condivideranno queste considerazioni, ma credo siano riflessioni che meritano di essere ascoltate.
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