Qualcuno mi dice che vivo di ricordi. Forse è vero. Ma ci sono esperienze che mi hanno dato gioia e che mi piacerebbe rivedere, con nuovi protagonisti e con le idee di oggi.
Fra pochi giorni a Borgo a Mozzano tornerà Halloween. Sono convinto che anche quest’anno, come lo scorso anno, ci sarà una grande partecipazione di pubblico. La mia riflessione riguarda però il coinvolgimento dei giovani del capoluogo e delle frazioni nei preparativi e nelle attività della festa. È quella presenza che oggi mi manca.
Per tanti anni ho vissuto attivamente questa manifestazione, cercando di coinvolgere persone, associazioni e gruppi di volontariato del comune. C’era chi la criticava e chi l’apprezzava. Io l’ho sempre considerata una sorta di carnevale d’autunno, un’occasione per stare insieme e divertirsi.
Ricordo quando entravo con i miei figli piccoli nel tunnel dell’orrore e negli altri spazi allestiti per farci paura. Si sobbalzava, ci si stringeva la mano e poi si rideva. Dentro quella paura per gioco c’erano la gioia di partecipare e la sensazione di appartenere a una festa costruita anche dalla nostra gente.
Dietro ogni allestimento si trovavano fantasia, tempo e lavoro. Tanti giovani, del capoluogo come delle frazioni, preparavano, inventavano e animavano quegli spazi. La manifestazione cominciava ben prima dell’arrivo dei visitatori, nelle ore trascorse insieme a costruire qualcosa.
Partecipavano tutte, o quasi tutte, le frazioni. C’erano perfino alcune parrocchie, nonostante Halloween fosse visto negativamente da alcuni parroci. Le fotografie conservano quell’entusiasmo: volontari ai fornelli, ragazzi impegnati negli allestimenti, persone dietro ai banchi dei prodotti tipici. Ogni paese portava qualcosa di suo.
C’era anche un beneficio concreto. Il ricavato degli stand aiutava associazioni, comitati paesani e Misericordie a finanziare le attività dell’anno successivo. La fatica di quelle giornate diventava una risorsa per tutta la comunità.
Oggi quel coinvolgimento diffuso non lo ritrovo. Vedo mancare i giovani delle frazioni, ma anche quelli del capoluogo: la loro iniziativa, la disponibilità a mettersi in gioco. Il successo di pubblico è importante, ma lascia aperta una domanda: dove è finita la voglia di contribuire?
Il mio richiamo non è rivolto agli organizzatori o all’amministrazione. È rivolto anzitutto ai giovani che restano ai margini, a quella voglia di partecipare che, con il passare degli anni, mi sembra essersi affievolita. Dedicare un po’ del proprio tempo alla comunità è una scelta personale, che nessuno può fare al posto nostro.
Ragazzi, perché non ci siete? Che cosa vi tiene lontani? Possibile che preparare uno stand, inventare un’ambientazione o dare una mano a questa festa non susciti più interesse? Mi piacerebbe ricevere risposte, anche critiche, purché aprissero un confronto.
So bene che lo studio, il lavoro e gli impegni personali richiedono tempo ed energie. Ci sono giovani che si impegnano e questo va riconosciuto. Ma chi rimane fuori dovrebbe almeno domandarsi se davvero non può fare nulla o se, più semplicemente, si è abituato a trovare tutto già pronto.
Anche in passato partecipare comportava rinunce. C’erano serate da dedicare ai preparativi, turni da coprire e cose da sistemare quando il pubblico era già tornato a casa. Poi rimaneva la soddisfazione di guardarsi intorno e riconoscere il risultato del proprio lavoro.
Una domanda vorrei rivolgerla anche alle associazioni di volontariato, alle Misericordie, ai comitati paesani e alle bande musicali: perché non essere presenti? Una manifestazione con tanto pubblico potrebbe rappresentare un’occasione di autofinanziamento, ma anche una vetrina per raccontare le proprie attività, farsi conoscere e avvicinare nuove persone.
Possibile che questa opportunità non susciti interesse? Prima di lasciarla passare, perché non valutare una proposta, uno stand o un’attività con cui partecipare? Sarebbe un modo concreto per portare nella festa le realtà del nostro territorio e ricavarne risorse e contatti utili.
Sì, vivo anche di ricordi. Ricordo i ragazzi e i bambini felici, le risate dopo uno spavento, i volontari stanchi ma soddisfatti e i giovani orgogliosi di ciò che avevano preparato. Sono ricordi belli, che mi piacerebbe vedere rinnovati.
Ragazzi, svegliatevi: questo territorio è anche vostro. Portate un’idea, proponete un cambiamento, prendetevi un impegno. Se qualcosa non vi piace, fatevi avanti per migliorarlo. Un paese vive anche del tempo che i suoi abitanti sono disposti a donargli. Voi quanto siete pronti a mettercene?
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Halloween a Borgo a Mozzano, dove è finita la voglia di partecipare dei nostri giovani?
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