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Redazione
ANNO XIVvenerdì 5 Giugno 2026
camporgiano

“I mille volti della violenza” chiude in bellezza a Camporgiano: Semenzin e la misoginia online

Si chiude in bellezza, davvero. L’ultimo incontro del progetto “I mille volti della violenza contro le donne”, organizzato dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Camporgiano in collaborazione con la Regione Toscana, ha visto la dottoressa Silvia Semenzin fare un ulteriore salto di qualità all’iniziativa per le sue straordinarie doti di oratrice, ma sopratutto per il suo racconto – drammatico, preciso e puntuale – su “Violenza di genere online: capirla per contrastarla”.

Silvia Semezin è è sociologa, ricercatrice e attivista femminista. Lavora come professoressa all’Università Oberta di Catalunya e come ricercatrice ad AI Forensics (L’AI Forensics è l’Intelligenza Artificiale Forense, è una disciplina che si colloca all’incrocio tra l’informatica forense tradizionale e l’intelligenza artificiale. Più precisamente si divide in due macro-aree principali: l’uso dell’AI per investigare e l’indagine sull’AI stessa).

Nel 2019 ha contribuito alla prima legge italiana contro la condivisione non consensuale di immagini intime (art 612 ter del C.P.) e oggi collabora con diverse istituzioni internazionali come la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa per la regolamentazione digitale in materia di genere. Il suo ultimo libro è “Internet non è un posto per femmine” Einaudi, 2026 che segue “Donne tutte puttane. Revenge porn e maschilità egemone” scritto insieme a Lucia Bainotti per Durango Edizioni, 2021.

La sua trattazione ha toccato vari temi come la ricerca su la misoginia online, la violenza digitale, la governance di piattaforme digitall e tecnologie emergenti; per arrivare a tracciare un focus su diffusione senza consenso di immagini on line.

Ha aperto il suo intervento ponendo al numeroso pubblico presente la domanda: ‘A cosa pensate se dico “violenza digitale”? È partita da qui, per iniziare un discorso molto preciso sui vari tipi di violenze che proliferano in rete e che vengono favorite proprio dalle caratteristiche delle tecnologie digitali, le quali hanno un potere enorme perché permettono di localizzare, contattare, condividere, ubicare, archiviare, modificare; inoltre, la rete permette di intensificare le molestie, l’intimidazione e i controlli successivi alle aggressioni. Infine la rete genera un danno cumulativo e permanente di fronte alla costante minaccia di diffusione di immagini, audio, ecc

Ha poi portato una serie di dati incontrovertibili, sul fatto che la violenza sta aumentando: ad esempio il 58% delle donne e delle ragazze nel mondo ha subito qualche forma di molestia sul social network (fonte UNESCO, 2023). Il 47% delle donne politiche in Europa ha ricevuto minacce di morte, di stupro o aggressione fisica, e il 50% è stata oggetto di attacchi sessisti sul social media; il 75% delle giornaliste ha dichiarato di aver subito violenza online durante lo svolgimento del proprio lavoro (UNESCO, 2025); il 70% delle attiviste per i diritti umani hanno subito violenza online (2025).

In particolare ha messo in evidenza la violenza intersezionale: cioè riconoscere la natura interconnessa di categorie sociali come etnia, identità di genere, disabilità, che possono generare sistemi di discriminazione e svantaggio interdipendenti e sovrapposti; ad esempio le donne con disabilità o appartenenti a LGBTQ+ subiscono tassi più elevati di abusi online e lo stesso vale per donne di colore che hanno una probabilità superiore dell’84% di ricevere messaggi offensivi – casi come le donne appartenenti a minoranze religiose o etniche.

Il racconto della Semenzin è continuato parlando dei siti e dei gruppi che condividevano foto e video senza il consenso esplicito come il famoso “phica.net” con ben 730 mila italiani iscritti o su Fb il gruppo “mia moglie” con 30 mila partecipanti. La Semezin ha chiarito bene il concetto “la tecnologia non è neutrale”. Poi ha raccontato della Manosfera, o Maschiosfera (come traducono alcuni in Italia), e ha puntualizzato il fatto che i siti che diffondevano foto e video senza il consenso non sono scomparsi da internet, ma i contenuti sono ancora presenti e proliferano. Ovviamente la situazione complessiva ha subito un sostanziale peggioramento con l’arrivo massiccio delle AI. Qui la relatrice ha introdotto il tema politico ragionando su chi c’è dietro: personaggi come Musk e molti altri che hanno le mani e i piedi legati con Trump, e/o sono presenti negli Epstein files o sono dichiaratamente reazionari e misogini.

Un racconto drammatico, che non ha soluzioni nell’immediato. Alcune speranze possono arrivare a livello giuridico con leggi più stringenti sulla violenza in Italia e sopratutto da nuove direttive europee, poi a livello culturale con la promozione di un’educazione all’affettività che, purtroppo, è bloccata da remore poco comprensibili; infine, ovviamente, a livello tecnologico includendo valori femministi e solidali.

In quest’ultima serata sono intervenuti: Monica Magazzini, in qualità di assessora alle pari opportunità del comune, la presidente della commissione Francesca Orlandi, che ha ripercorso le finalità del progetto, il maresciallo dei carabinieri di Camporgiano Luca Iannucci, che ha raccontato del suo lavoro come forza dell’ordine e che cerca di contrastare il dilagare della violenza di genere. Ha condotto la serata Daniela Menchelli, la quale ha introdotto la relatrice.

Tutti hanno espresso parole di elogio per l’iniziativa, auspicando una sua possibile prosecuzione. A conclusone della serata, dopo un vivace dibattito, è intervenuta anche Vittoria Cardella in qualità di operatrice del centro antiviolenza “Non ti scordar di te” di Gallicano che è partner del progetto e che ha riconosciuto gli incontri con un attestato di partecipazione per le persone interessate.

Questo ciclo di incontri è stato molto interessante, perché le cose da sapere sono tante e non è facile per nulla avere le idee chiare su tutto il mondo della violenza di genere, sopratutto nel mondo digitale che è, al momento, in espansione e in netto peggioramento e, ripeto, con le parole della bravissima Semenzin: “la tecnologia non è neutrale” e, soprattutto, “Internet non è un posto per femmine”.

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