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Redazione
ANNO XIVmartedì 15 Settembre 2026
l'espresso delle 11.15

I racconti di gesso: l’ultimo poeta

Questo racconto, inedito, conclude lo speciale ed è dedicato a Foscolo Vanni, ultimo poeta del gesso:

…Ma un mi’ amio di Lucca che fa gatti,

li fa cor gesso, creda, da sbagliassi… (R. Fucini)

Imboccando le scale che, man mano si procedeva nella discesa, diventavano sempre più antiche, si raggiungeva il laboratorio: una stanza ampia i cui muri cinquecenteschi del Palazzo Vanni custodivano le storie di gesso del Museo della Figurina, intitolato allo storico Guglielmo Lera.

Era là che Foscolo trasformava il fluido impasto in lievi figure bianche, dando forma ai sogni. Un gufo, un gattino… una coppia di angioletti, il profilo di un presepe… di un paese. Il suo, Coreglia.

Incontrava con generosa disponibilità chi voleva avvicinarsi alla magia antica della sua arte e da un’entusiastica richiesta nasceva un piccolo capolavoro. Che fosse la Storia o la musica, la mitologia o un gentile pensiero a guidarne la mano, in quegli oggetti c’era sempre un po’ del suo animo garbato.

Le sue opere si presentavano allineate nella vetrina dell’elegante corridoio che guardava le sale del museo, così i manufatti pareva potessero far dialogare il passato col presente.

C’erano gi ottocenteschi “Amore e Psiche” in gesso bronzato, la “Bambina che legge” in gesso dipinto,  le “Portatrici d’anfora” e il “Gatto” scurito col fumo di candela che, in posa preziosa,  portava benissimo i suoi quasi 300 anni.

Poi c’era il Gatto di Foscolo  -che si lamentava di come il nerofumo non fosse più come quello di una volta per via delle candele moderne- che, in identica posa, diveniva il passaggio del testimone portando il canto dei figurinai dalle terre lontane in cui si erano recati, fino a noi. Ogni figura conteneva un segreto: i ricordi, la nostalgia di casa, le fatiche ma anche grande la capacità e l’estro creativo.

 … poi dite a chi vi accoglie, o  statuine, che create vi hanno di eleganza fine…(G. Landi)

Scaglie di poesia, di  emozioni e testimonianze di un mondo ora lontano che Foscolo aveva saputo continuare e, con le sue spiegazioni, la pazienza e l’amore per la professione del figurinaio, ce lo ha consegnato.

Ma un giorno di non molti anni fa anche il suo laboratorio tacque e le sue poesie di gesso rimasero, ora sì, immobili  in silenti file.

Dalla finestra di una delle sale, che apre lo sguardo sul familiare Monte Forato, scorgo un delicato passeggiar di nuvole, anche loro in silenziose mutevoli sagome… Chissà… forse… mi pare di vedere un gattino… no, era un profilo…

Sorrido, cullandomi nell’illusione che l’ultimo poeta del gesso possa sempre continuare a creare sogni, dando forma alle nuvole.

Cinzia Troili

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