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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
kibaya

Il genocidio di herero e nama in Namibia

Questa è una delle storie dolorose sulle pagine del libro dell’umanità.

Sappiamo che, durante la colonizzazione, i bianchi trattarono le popolazioni africane con un pugno duro. Gli africani furono maltrattati e sfruttati. Anche i tedeschi, nelle loro colonie, furono troppo crudeli e causarono indicibili sofferenze – fisiche e psicologiche – in tutte le loro colonie. Ogni paese africano vive, tutt’oggi, situazioni di sfruttamento, traumi, maltrattamenti indescrivibili da raccontare.

Questa crudeltà generalizzata, però, spinse gli africani alla rivolta all’epoca. Giunti alla conclusione che, comunque, non avevano più nulla da perdere, cominciarono a organizzarsi per la difesa dei loro figli e dei loro territori. Le diverse etnie si unirono perché quello che il bianco stava facendo ai loro figli era peggio di tutte le calamità vissute nelle loro vite.

Erano affamati, malati e impoveriti, ma non volevano più accettare che i bianchi continuassero a impossessarsi dei pascoli, a spogliarli di tutti i beni che gli erano rimasti. Erano stanchi di essere usati come braccianti per lavorare senza paga, o sotto pagati, per arricchire sempre il colonizzatore. Non tolleravano più le frustate, gli stupri e gli omicidi impuniti.

Allora le rivolte cominciarono a nascere. Pakenham (1991) parla di una rivolta degli herero contro i tedeschi il 12 gennaio 1904. Gli herero sono un popolo che fa parte del gruppo etnico dei bantu. La maggioranza vive in Namibia, ma si trovano anche in Botswana e Angola. Attaccarono le fattorie e le abitazioni isolate dei tedeschi e uccisero i tedeschi maschi che avevano l’età per combattere, soprattutto i commercianti che li sfruttavano risparmiando solo donne, bambini, missionari e europei di altre nazionalità.

Come ci si poteva aspettare, i tedeschi della madre patria reagirono, mandando i rinforzi e respinsero gli herero fuori dai confini costringendoli a insediarsi nel deserto del kalahari. Però il vento della ribellione soffiava già forte in Africa. Si ribellarono anche i nama sotto la guida del re Witbooi.   

Il popolo nama è una popolazione di pastori diffusa fra il Sudafrica, la Namibia e il Botswana. La loro lingua è la più diffusa tra quelle della famiglia khoisan. Per migliaia di anni, hanno mantenuto uno stile di vita principalmente pastorale e nomade.

I nama allevano mandrie di capre e pecore, raccolgono legna per il fuoco e miele selvatico. Essi riuscirono a combattere in 1.500 contro 15 mila nemici secondo Reader (1997). Furono, però, sconfitti nel 1905 alla morte del loro re, mentre il generale Von Throta – alla guida dei combattenti tedeschi – riceveva in patria “una croce al merito per la sua devozione alla patria”; anche se l’Africa ricorda “la sua spietatezza”, le migliaia di morti per fame, le razzie, la prigionia, i campi di concentramento, l’ordine di annientamento.

In un altro villaggio a 200 chilometri di Dar-Es-Salaam, chiamato Nandete, degli uomini dichiararono la guerra ai tedeschi perché ormai la sofferenza inflittagli era insopportabile. Dato che la presenza della Germania, in Africa orientale, era soprattutto legata alla grande volontà di rifornire il loro paese di cotone grezzo proveniente dalle ricche terre di questa parte del continente, due anziani di Nandete andarono di notte “a sradicare alcune piante” di cotone – che stavano maturando – dai campi tedeschi.

Quella che fu chiamata la “Ribellione mayi-mayi” ebbe così inizio.

Tutta la regione si unì alla battaglia senza distinzione di etnie o villaggi. Per un mese intero, i tedeschi fecero fatica a reggere il colpo, morirono in tanti. Arrivarono, come era prevedibile, i rinforzi per i tedeschi. Però non fu facile vincere la battaglia perché tutta l’Africa orientale e centrale si era sollevata. La situazione costrinse il governatore dell’epoca e il suo comandante a dichiarare: “Solo la fame e il bisogno possono portare a una sottomissione definitiva. Le azioni militari rimarranno sempre una goccia nell’oceano”.

I tedeschi decisero di usare i mezzi duri per mettere fine alla guerra e fecero giungere tutto il necessario per seminare il terrore che chiamarono “ritorno alla pace”. Secondo Reader, “tre colonne avanzarono così attraverso la regione, facendo terra bruciata. Costrinsero la gente a lasciare le proprie case, rasero al suolo i villaggi, distrussero i raccolti che non potevano essere confiscati o ceduti a gruppi alleati. I capi della rivolta e coloro che furono sospettati di collaborare con i ribelli furono catturati, fucilati o impiccati. L’ultimo morì il 18 luglio 1908, quasi tre anni dopo il giorno in cui gli uomini di Nandete avevano sradicato le piante di cotone”.

Secondo gli storici, von Trotha diede l’ordine esplicito di sterminare l’intero popolo herero, causando la morte di circa 65 mila di loro e almeno 10 mila nama. I sopravvissuti furono rinchiusi in campi di concentramento dove morirono di fame, malattie e maltrattamenti. I crani e altri resti umani furono poi trasportati in Germania per esperimenti pseudo-scientifici a fini razziali, conservati per decenni in ospedali, musei e università.

Il 28 maggio 2025, la Namibia ha commemorato per la prima volta ufficialmente il genocidio del popolo OvaHerero e Nama, con una Giornata nazionale della Memoria istituita dal governo e celebrata nei giardini del Parlamento nazionale a Windhoek.

Questa data è stata scelta in quanto segna simbolicamente il giorno in cui, nel 1908, la Germania coloniale ordinò la chiusura dei campi di concentramento in cui migliaia di persone furono deportate, affamate e uccise.

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