“Lo strumento di quest’arte e la sua materia consistono in città di cui si tratta di percorrere una parte in modo da suscitare nell’anima dell’anfione o del dilettante dei sentimenti belli e sublimi, come fanno la musica, la poesia, ecc… Per conservare i brani composti dall’anfione, e per poterli eseguire di nuovo, si segnano su una pianta della città con una linea che indica esattamente il cammino da seguire”. (L’Hérésiarque et Cie, Guillaume Apollinaire, 1910)
Nell’ultimo dei sedici racconti del libro con cui Guillaume Apollinaire ricostruisce una geografia di atmosfere, il protagonista – il Barone di Ormesan – crea il personaggio dell’anfione. Costui, rifacendosi al mito greco di Anfione, che costruì le mura della Città di Tebe col solo aiuto della sua magica lira al cui suono le pietre si muovevano spontaneamente, riteneva che lo strumento con cui comporre i brani paesaggistici fossero i luoghi stessi che, percorsi placidamente e con l’animo predisposto ad una rilassata osservazione, creavano così le sinfonie anfioniche.
Mi lasciai prendere per mano dalla felice intuizione del Barone di Ormesan e mi ritrovai flâneur, camminando senza fretta per poter cogliere le emozioni che il paesaggio suggeriva.
Il Serchio, l’Auser sacro alle popolazioni di ceppo ligure che vede sgorgare una delle sue sorgenti perenni dalla Grotta delle Fate di Soraggio, si presentava come un’ottima guida essendo le sue sponde puntellate di affascinanti sorprese e poiché deve buona parte del suo rigoglio alle vivaci acque del torrente Lima, sulle cui sponde si affaccia il territorio di Bagni di Lucca, là mi diressi.
Ma non erano le sontuose ville che avevano ospitato regnanti d’Europa, diplomatici, poeti e musicisti e nemmeno gli splendidi giardini paesistici che avevano accolto le loro passeggiate tra fruscii di abiti di seta e deliziosi parasole che mi proponevo di utilizzare per la mia personale anfiona. Lo strumento che il panorama imponeva lo pensai, infatti, nascosto in una diversa chiave di lettura delle note che avevano accompagnato il loro soggiorno in questi luoghi così unici.
Il giorno prima ero tornata dall’Antique Shop, il cui titolare, intento alla ricerca di qualcosa, mi disse: ”… vede, mentre i Maestri Figurinai partivano dalle nostre valli portando la loro arte nel mondo, l’High Society europea faceva di questo territorio, dal 1862 unificato sotto il comune nome di Bagni di Lucca, un centro culturale, politico e mondano meta, sin dal XVIII secolo, del noto e tanto in voga Gran Tour. Pensi che il foglio La Lima, ma anche il Corriere dei Bagni di Lucca, riportava nelle sue colonne la lunghissima lista di nomi altisonanti e, con compiaciuta precisione, i particolari delle social evenings…”.
Poi aggiunse con nostalgico rammarico guardando la foto del ritrovato giornale: “Se il Barone Edoardo Fassini Camossi non avesse portato qui, nella sua villa, questo carillon, una delle opere pucciniane più famose nel mondo non sarebbe stata così come la conosciamo”.
L’articolo annunciava il ritrovamento di un carillon costruito in Svizzera, sul confine dei due scorsi secoli, per un commerciante cinese: una boȋte à musique in legno pregiato, con cilindro dorato e lamine disposte a pettine che riproduceva tre motivi.
“Il Barone – continuò l’antiquario – oltre ad essere un alto Ufficiale di Fanteria, era appassionato di musica e caro amico del musicista che spesso veniva per comporre nella quiete bagnajola, come soleva chiamarla Giacomo Puccini. In quel periodo stava componendo la Turandot e l’amico gli mostrò con soddisfazione l’oggetto acquistato nel 1918. Le melodie incantarono il Maestro.
Fiore di Gelsomino, Le tre maschere e la Marcia Imperiale dell’Antico Celeste Impero, furono d’ispirazione per l’opera”.
Ripose con cura il giornale in un cassetto e mi diede alcune indicazioni.
Ora, stavo percorrendo via Roma che confluisce in Viale Umberto I, ovunque targhe che rammentano gli illustri abitatori e, sul fondo, il settecentesco Teatro Accademico e la Piazza del Circolo dei Forestieri, costruito per la grande affluenza dell’elegante villeggiatura.
Mi pareva di sentire le note, di rivedere l’elegante adunanza che si recava ad ascoltarle passando sotto la volta intricata dei platani che all’epoca ornavano la Piazza.
E, ancora, passando sotto le finestre di Villa Betti immaginavo le salottiere colte conversazioni e l’accoglienza familiare che veniva data ad un giovanissimo Giacomo mentre da lì a poco Adolfo Betti avrebbe percorso la sublime musica del violino.1
Ma questa è un’altra affascinante storia…
Sullo sfondo, le cime di Monte Rotondo e Monte Belvedere che formano il gruppo montuoso denominato, per un gioco di linee, Libro Aperto. Tutta la Valle lo è: un libro aperto che regala pagine di storia e di cultura.
Da uno scarabocchio di nuvole fa capolino un’emozione di luna. Pare appesa nel blu, dipinta di lieve rossore…
Cinzia Troili
1… altezze reali di Bagni di Lucca, Atti delle Giornate di Studio 2010-2015, Fond. M. De Montaigneù.
Le illustrazioni sono tratte da Rivista di archeologia, storia, costume (NN 1-4 2018)- Istituto Storico Lucchese.
