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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
borgo a mozzano

La Pasimata di Corsagna: il pane benedetto che univa il paese

A Corsagna, nella Settimana Santa, esisteva una tradizione profondamente radicata nella vita del paese. Già dagli anni Cinquanta, la Confraternita di Misericordia – così si chiamava un tempo – portava a tutte le famiglie e a tutti i soci la Pasimata, benedetta dal correttore durante la Santa Messa del Giovedì Santo.

Durante la celebrazione, la Pasimata veniva presentata all’altare da un volontario della Misericordia insieme agli altri doni dell’offertorio: un gesto semplice ma ricco di significato, che univa fede, tradizione e senso di comunità.

Ma questa usanza affonda le sue radici ancora più indietro nel tempo. Dagli archivi risulta infatti che già all’inizio del Novecento, a Corsagna, era attiva la Fratellanza Cattolica di Carità, nel cui statuto del 1900 si trovano riferimenti a questa cerimonia.

Questa tradizione si è protratta fino al 2009-2010, accompagnando per generazioni la Pasqua delle famiglie Corsagnine.

La Pasimata, pane dolce della Pasqua preparato nei forni del paese, diventava un segno concreto di augurio, attraverso il quale si rinnovavano gli auguri pasquali e si rafforzavano i legami tra le persone.

Dopo la benedizione, i volontari della Misericordia, in divisa, percorrevano tutti i rioni del paese portando con sé ceste di vimini colme di pane benedetto. Era bello vederli passare nelle vie, fermarsi alle porte, consegnare la Pasimata e augurare, a nome della Misericordia, una buona Pasqua.

Un gesto semplice, ma capace di entrare nelle case e nei cuori, rafforzando quel senso di appartenenza che faceva della comunità un’unica famiglia.

A Corsagna, per lungo tempo, la preparazione della Pasimata fu legata alla famiglia dei fornai Alberigi: inizialmente nell’antico forno di Fucina, dove operava Rinaldo Alberigi, e successivamente in località Lama, nel forno del figlio Michele Alberigi. Era lì che veniva confezionato questo dolce della tradizione.

Oggi quella tradizione non c’è più, ma resta viva nel ricordo di chi l’ha vissuta, come uno dei segni più autentici della Corsagna di un tempo.

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