Filosofi come il tedesco Hegel dichiararono che l’Africa non aveva avuto una parte nella storia dell’umanità. Però l’Africa esisteva e aveva una sua organizzazione prima della schiavitù e della colonizzazione.
L’affermazione di Hegel aprì la porta a molte dichiarazioni razziste sull’Africa e sui popoli africani. Fino al 1963, il professore di storia Hugh Trevor-Roper dell’Università di Oxford continuò a ripetere che il continente africano non aveva dato alcun contributo alla storia della civilizzazione mondiale.
Diciamo che, generalmente, la storia africana è stata manipolata dagli occidentali a loro favore. Ricordiamoci che molti aspetti della storia africana, poiché frutto di una cultura in gran parte orale, era manipolabile e, chi la voleva distorcere, non ha esitato a farlo.
Così l’Africa è stata presentata al mondo come un posto senza storia, senza alcuna organizzazione né politica né sociale. Un continente fatto solo di barbarie: pagano, nero e soltanto emotivo. Ogni volta che si parla di un aspetto storico legato all’Africa, molti pensano che il paese, dove si è trovato l’aspetto storico, non faccia parte veramente dell’Africa. È così che le immagini rappresentanti Cristo, dipinte dagli etiopi nel medioevo, non sono state considerate veramente africane perché l’idea che si ha dell’Africa è quella pagana.
La scrittura e le piramidi egiziane fanno dire che, in realtà, l’Egitto non è veramente un paese africano. Tutto questo perché l’Africa è vista come un continente che non può aver avuto una cultura con una vera e propria organizzazione religiosa, sociale ed economica.
Tuttavia, è importante far notare che la storia dell’Africa non è iniziata con l’arrivo degli occidentali sulle sue terre. Prima, durante e dopo i primi contatti del mondo occidentale con l’Africa, la sua storia esisteva già ed era un continente con molteplici culture, regni e organizzazione. Pensiamo al regno Dahomey in Benin, agli Ashanti in Ghana, Timbuctu in Mali, al regno dei Mossi in Burkina Faso, gli Igbo in Nigeria, il regno Aksum (Axum) in Etiopia. Un regno che creò la sua prima moneta fin dal terzo secolo e che fu posto dal profeta persiano Mani (morto nel 274 secolo dopo Cristo) tra le grandi potenze dell’epoca insieme a Roma, Persia e Cina.
Già nel III secolo l’Etiopia era in pieno nella religione ortodossa, prima delle conquiste musulmane nel corno dell’Africa. Molti quadri etiopi rappresentavano Gesù Nero senza capelli lunghi e lisci. Poi questi quadri diventarono rappresentanti di un Cristo biondo, con occhi azzurri e cappelli che cadono sulle spalle per somigliare di più al bianco perché nulla d’importante e internazionale doveva essere nero e assomigliare all’africano.
Che prima del contatto con il bianco l’Africa avesse già conosciuto la Cina, con la quale aveva dei rapporti commerciali, non si legge da nessuna parte.
Mentre nessuno nega che la Grecia e la sua storia sia europea o che la vecchia civiltà cinese sia dell’Asia, si nega invece che l’Egitto o l’Etiopia siano africane perché hanno dimostrato un’organizzazione sociale elaborata già nel medioevo. Come sappiamo, la modernità non è l’invenzione dell’occidente, ma tutta una serie di conquiste messe insieme per formare un modo di vivere. Il nostro presente è un insieme di culture e vissuti raccolti nel tempo ai quattro venti. Ripartiamo dai fatti storici sull’evoluzione della terra e di tutti gli esseri viventi.
Che l’Africa sia l’origine e la testimone più anziana della terra è ormai accettato. Secondo Reader (1997), “L’Africa è la più antica e stabile massa di terra emersa dal pianeta. Il 97 per cento del continente è rimasto immutato, là dove si trovava più di 300 milioni di anni fa, ma in gran parte è stabile da più di 550 milioni di anni, e in certe zone addirittura 3600 milioni”. La storia di tutta la terra si può ricavare studiando l’evoluzione di questo continente e quindi nulla è potuto esistere e svilupparsi senza l’Africa. Questo continente, tanto sofferente e spesso deriso, ha vissuto “5 milioni di anni dell’evoluzione umana e 670 milioni della vita animale; e risalendo all’indietro di 3600 milioni di anni si giunge quasi alle origini della vita”.
I mutamenti climatici, nel corso dell’evoluzione della terra, hanno condizionato le stagioni, le piante e la vita di tutti gli esseri viventi.
Il numero di stagioni di un continente dipende dall’orientamento del globo e, quindi, dall’energia solare ricevuta. La storia della formazione del pianeta ha dimostrato che l’Africa è rimasta per un lungo periodo isolata dal resto della terra per poi entrare in collisione con l’Eurasia, circa 30 milioni di anni fa, e unirsi di nuovo agli altri per circa sette milioni di anni. Però i continenti si separarono di nuovo lasciando l’Africa isolata per altri sei milioni di anni prima di ricongiungersi nuovamente 17 milioni di anni fa. È allora che diverse specie animali come gli elefanti e le scimmie migrarono verso l’Asia mentre i cavalli e le antilopi ancestrali, le lepri e diversi roditori e carnivori entrarono in Africa. A questo proposito scrive Reader: “A partire da una quindicina di milioni di anni fa nella fauna africana cominciò a delinearsi quell’equilibrio fra mammiferi grandi e piccoli, erbivori e carnivori, che caratterizza la moderna savana“.
Molte delle domande degli storici e archeologi sullo sviluppo dell’essere umano, il cambiamento nel corso dei tempi del clima, l’evoluzione delle specie, trovavano le loro risposte in Africa. La ragione risiede nel fatto che sia stato un continente immobile sulle superfici del globo, isolato a lungo nel corso degli anni, vasto e poi perché gran parte del suo territorio si trova “all’interno della fascia climatica tropicale”.
L’innalzamento e il raffreddamento globale delle temperature che si alternano dall’inizio del mondo a oggi determinano il clima di ogni luogo, le condizioni di vita delle specie viventi e anche l’habitat. Secondo Reader, circa 5 o 7 milioni di anni fa ci fu una caduta improvvisa delle temperature e una corrente marina forte e fredda raggiunse per la prima volta le coste occidentali del continente africano. Poiché grande parte delle precipitazioni mondiali proviene dall’evaporazione dei mari caldi, con il raffreddamento degli oceani che colpì l’Africa, ci fu un periodo di grave siccità nella sua parte già arida, il sudovest. La parte nord del continente conobbe a momenti anche dei periodi secchi. Quando le temperature risalirono, ci fu un periodo relativamente stabile fino al nuovo raffreddamento intercorso circa trenta milioni di anni fa e di nuovo ci fu una grande siccità nel continente. La rarità delle precipitazioni cambiò anche la vegetazione che cedette il posto a una vegetazione più adatta a poca umidità. Le specie animali cambiarono anche loro e fecero posto ad animali che resistevano alla vita in una vegetazione compatibile con un clima meno umido.
La scienza dimostra che i primati cominciarono a sollevarsi sulle zampe posteriori quando le foreste fecero posto alla savana frutto del cambiamento climatico e lo fecero in Africa – l’unico posto dove vivevano gli antenati di tutti i popoli moderni.
Talatou Clèmentine Pacmogda
“Sono nata l’8 novembre 1977 a Marcory, in Costa D’Avorio, da genitori burkinabè immigrati in questo paese. Scrittrice e attivista, sono cresciuta in Burkina Faso dove ho fatto tutto il suo percorso scolastico fino alla laurea specialistica in linguistica. Sono arrivata in Italia nel 2008 con una borsa di studio per conseguire il dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove ho discusso la tesi di dottorato con il massimo dei voti e lode nel 2012. Ho acquisito la cittadinanza italiana nel 2015 e ora abito a Borgo Val di Taro, nella provincia di Parma. Ho lavorato due anni nella ricerca come assegnista alla Scuola Normale Superiore di Pisa, prima di iniziare a fare le supplenze come docente negli istituti secondari di secondo grado in giro per la provincia di Parma. Sono autrice di tre libri autobiografici pubblicati in Italia e presentati spesso anche in Valle del Serchio: “Basnewende” (PlaceBook Publishing, 2020), “Wendyam” (Tra le righe libri, 2021) e “Nonglem” (Europa Edizioni, 2023). Da febbraio 2024 sono tornata nel mondo accademico come ricercatrice a tempo determinato all’università Federico II di Napoli dove si occupa dell’italiano parlato dalle persone di origine straniera in Campania“.