Ecco un’altra storia dalla vita della nostra comunità.
In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.
Oggi voglio ricordare un mio carissimo amico, una persona che per la nostra famiglia è stata molto più di una presenza: Luciano Villa.
Luciano è arrivato a Corsagna in punta di piedi, con quel suo modo silenzioso e rispettoso, per poi costruire qui la sua vita, sposando Maria Teresa Giampaoli, con la quale ha avuto due figli, Simone e Pierangelo.
Per Corsagna e per la Misericordia è stato molto più di un semplice collaboratore: è stato un punto di riferimento, soprattutto negli anni in cui portare avanti le attività e i progetti richiedeva attenzione, sacrificio e capacità. Per lungo tempo è stato amministratore della Misericordia di Corsagna, distinguendosi per precisione, serietà e per quella capacità, rara, di saper gestire anche le piccole cose con grande attenzione.
Luciano era per me un amico sincero, nonostante la differenza di età. Posso dire che in alcuni momenti è stato anche una figura paterna. Ricordo ancora quando tornavo dal lavoro e mi fermavo a pranzo: spesso lui arrivava e da lì iniziavano lunghe conversazioni sui programmi della Misericordia. E quelle chiacchierate si concludevano quasi sempre con un piccolo brindisi, che lui chiamava “Luiski”, un momento semplice ma che dava valore allo stare insieme.
Dopo quel momento, ci ritrovavamo negli uffici della Misericordia, dove passavamo ore a discutere, programmare, costruire idee per il futuro. Luciano era sempre presente, sempre attento.
Luciano era davvero un livornese, di quelli veri. Non solo per l’accento, ma per quella simpatia diretta, spontanea, che riusciva sempre a strappare un sorriso.
Ricordo ancora quando, negli uffici della Misericordia, tra una pratica e l’altra, si rivolgeva alle impiegate con le sue battute, dette alla livornese, con quel tono inconfondibile.
Diceva spesso, con un mezzo sorriso:
“Oh ragazze, un vi pigliate troppo sul serio… che tanto la vita ci pensa da sola!”
E poi, quando vedeva qualcuno un po’ troppo preso dalle carte:
“Oh, stai a fa’ più giri d’un rondò… e un s’arriva mai in fondo!”
E giù a ridere tutti, perché lo diceva con quella leggerezza che non offendeva mai, ma creava subito un clima di amicizia.
Era anche un animatore della vita del paese. Lo ricordo nelle serate di calcetto rionale, nei giochi estivi su quel campetto polveroso che poi sarebbe diventato il centro sportivo San Michele. Era una presenza attiva, coinvolgente, sempre pronta a dare una mano. Pur lavorando a Livorno, al Camp Derby, non ha mai fatto mancare la sua presenza alle riunioni del consiglio direttivo della Misericordia. Era un sacrificio, ma per lui era naturale esserci.
Con la pensione, la nostra collaborazione è diventata ancora più stretta. Non passava giorno senza sentirci o vederci. Per me era un punto di riferimento, un sostegno continuo nei progetti e nelle scelte.
Ricordo anche i momenti più semplici, come le scampagnate o le cene nel suo giardino, dove si stava insieme in allegria. Ho visto crescere i suoi figli, da bambini fino a diventare uomini.
Oggi, quando incontro Simone e Pierangelo, è naturale parlare di lui, ricordarlo, riportarlo tra noi con i suoi modi, le sue parole, la sua presenza.
Luciano è stato una di quelle persone che hanno lasciato un segno vero nella comunità.
E ci sono presenze che non se ne vanno mai davvero: restano nei ricordi, nei sorrisi che hanno saputo regalare, e in tutto ciò che hanno costruito insieme agli altri. Luciano è una di queste.