Uno dei più grandi crimini contro l’umanità si è verificato in Africa a danno degli africani, per secoli. Sto parlando della schiavitù.
Ci sono stati, come ho già menzionato in un articolo di qualche tempo su La Gazzetta del Serchio (leggi qui), due tipi di schiavitù: la tratta araba e quella transatlantica. Non si tratta di un fenomeno che ha colpito soltanto i neri; però la sofferenza degli schiavi – umiliati, maltrattati e vilipesi – era palpabile anche agli occhi di molti europei che osservarono questo fenomeno colmi di tristezza ma impotenti.
Uno di quegli europei fu Eanes de Zurara[1], cronista portoghese, che dichiarò, dopo aver assistito allo sbarco di schiavi dell’otto agosto 1444 a Lagos, “[…] Ma quale cuore per quanto duro non è stato trafitto da un sentimento di pietà vedendo questa gente? Alcuni infatti abbassavano la testa e i loro visi si bagnavano di lacrime quando si guardavano l’un l’altro; altri gemevano dolorosamente alzando gli occhi al cielo e fissando i loro sguardi; e gridavano a viva voce, come se implorassero il soccorso del padre della natura; altri si battevano la fronte o si gettavano a terra ; altri si lamentavano quasi cantando, secondo l’uso del loro paese, e sebbene le parole della loro lingua non potessero essere comprese dai nostri, rivelavano l’intensità della loro tristezza”.
I momenti più duri furono quelli che videro i parenti separati andare via, lontano, in un posto sconosciuto e temuto. Lo stesso Eanes de Azurara continua la sua narrazione dei fatti vissuti per testimoniare la sofferenza di adulti e bambini schiavi in questi termini: “Il dolore si accrebbe quando arrivarono gli uomini incaricati della suddivisione, i quali separarono i figli dai genitori, le mogli dai mariti, i fratelli dai fratelli… […]. Non appena i bambini venivano radunati da una parte, vedendo che i genitori erano dalla parte opposta, si alzavano di scatto e correvano a raggiungerli; e le madri abbracciavano gli altri figli e si gettavano a terra con essi e, incuranti della loro incolumità, sopportavano le percosse che venivano loro inflitte, pur di impedire che le loro creature venissero strappate dalle loro braccia”.
Queste testimonianze sono soltanto alcuni degli episodi narrati su questo dramma durato secoli che alcuni storici o africanisti come Marimba Ani, Shahadah, hanno chiamato “l’olocausto africano”, designato con la parola “Maafa”! Una parola della lingua Swahili che significa “disastro”, “grande tragedia”. Come la parola ebraica “Shoah”.
Tutto taceva su questa pagina dell’umanità fino a tre giorno fa, cioè il 25 marzo del 2026 che ha visto una risoluzione dell’ONU che riconosce finalmente la tratta degli schiavi come «il più grave crimine contro l’umanità». Così lo ha definito l’Assemblea generale delle Nazioni Unite – il principale organo rappresentativo e deliberativo dell’organizzazione internazionale. Meglio tardi che mai!
La risoluzione è stata proposta dal Ghana ed è stata approvata da 123 paesi. Gli Stati Uniti, Israele e l’Argentina hanno votato contro e 52 paesi si sono astenuti. Gli astenuti includono il Regno Unito, la Francia, l’Italia e altri paesi europei.
Ricordiamo che il Ghana fu a lungo uno dei principali punti di partenza per la tratta degli schiavi verso l’America. Per questo motivo è da tempo uno dei paesi africani più attivi rispetto alla promozione di azioni risarcitorie da parte dei paesi che hanno avuto un ruolo nel colonialismo e nello schiavismo.
Questa risoluzione, come lo ha sottolineato Nigrizia, ha un forte valore simbolico ma anche possibili effetti. Non è vincolante e non ha effetti concreti immediati, ma incoraggia gli stati membri delle Nazioni Unite ad avviare azioni riparative per il loro eventuale ruolo nella tratta degli schiavi. Potrebbero chiedere scusa pubblicamente, avviare iniziative per dei risarcimenti, restituire le opere d’arte rubate durante il periodo coloniale o l’avvio di attività interne di formazione e sensibilizzazione sul colonialismo e sulla schiavitù.
L’idea alla base della risoluzione proposta è che i paesi che hanno subìto colonialismo e schiavismo ne scontano ancora oggi le conseguenze sotto forma di diseguaglianze sociali e povertà, nonché di razzismo che colpisce le persone con origini africane. Si stima che tra il Cinquecento e l’Ottocento le persone catturate in Africa e portate in America come schiave siano state tra i 12 e i 15 milioni; e che oltre due milioni morirono nel tragitto. E questo è solo la tratta atlantica che, nel suo complesso, è durata meno di quella araba che è ufficialmente stata abolita nel XX e secolo e forse esiste ancora qualche parte nell’ombra.
Questa risoluzione, anche se simbolica, è comunque cruciale – perché ricordiamo che l’amministrazione Trump ha avviato la rimozione di cartelli esplicativi e intere mostre considerate “non conformi” o “denigratorie” seguendo l’ordine esecutivo firmato a marzo del 2025 intitolato “Restoring Truth and Sanity to American History”. Il provvedimento ha colpito esposizioni dedicate a temi cruciali come la schiavitù, la spoliazione delle popolazioni native e il cambiamento climatico. Non avrebbero mai votato per una risoluzione che riconosce la tratta dei neri come un crimine.
Quanto a Israele credo che ha sempre considerato la Shoah come l’unico crimine contro l’umanità. Per questo paese, solo gli ebrei hanno sofferto nel mondo – specie durante la Seconda Guerra Mondiale. Ammettere che ci sia stato un crimine peggiore non fa loro comodo; e inoltre sono amici degli Stati Uniti, quindi non potevano che votare contro.
È la posizione dell’Argentina che sembra sorprendente, ma, con un certo ragionamento, anche in questo caso possiamo capire che, con Milei come presidente e le sue idee di destra estrema, aspettarsi una posizione diversa era utopistico.
Sono i paesi europei e la loro astensione in blocco che fanno cadere le braccia. Trovo la cosa davvero grave perché è come se persino nel XXI secolo fossero capaci di rifare la stessa cosa. Come se pensassero ancora che gli africani siano esseri inferiori che non meritano scuse o che, in pratica, si siano meritati ciò che hanno subito. Non provano praticamente alcun rimorso. È vergognoso e anche triste. Probabilmente hanno timore di dovere risarcire, ma questa risoluzione non parla solo di risarcimenti: parla anche di morale e di un minimo di senso di umanità e riconoscimento della gravità di un fatto storico che ha segnato le sorti di tutto un continente per sempre.
[1] Il libro di Gomes Eanes de Zurara intitolato Chronica do descobrimento e conquista de Guiné, fu tradotto in italiano da Nanetti G.nel 1990 con il titolo Cronaca dei fatti di Guinea (Rubbettino editore).