Ci sono persone che attraversano la vita di un paese lasciando un segno che il tempo non riesce a cancellare. A Borgo a Mozzano una di queste è stata sicuramente Paola Pellegrini, appartenente a una delle famiglie storiche del paese e per tanti anni protagonista del mondo della scuola, prima come insegnante e successivamente come preside della Scuola Media Giovanni XXIII.
In questi miei ricordi scelgo volutamente di non indicare le date di nascita e di morte. Le persone non sono date da racchiudere tra due numeri: continuano a vivere nei ricordi, negli episodi, nelle parole e negli affetti di chi le ha conosciute. Ed è così che preferisco raccontarle.
Paola era figlia dell’avvocato Enrico Pellegrini e di Haidè Ricci, affettuosamente chiamata Dedè. Il padre, che aveva partecipato alla Prima guerra mondiale, fu anche sindaco di Borgo a Mozzano, prima di essere allontanato dalla vita pubblica con l’avvento del fascismo. Paola crebbe in una famiglia profondamente legata alla storia e alla cultura del paese, insieme alle sorelle Vera e Licia.
Personalmente non l’ho conosciuta quando era professoressa, anche se proprio quelle scuole le ho frequentate anch’io. Di lei, però, sentivo parlare. Insegnava matematica e molti studenti la ricordavano come un’insegnante esigente, dal carattere deciso, capace anche di incutere un certo timore. Con lei bisognava studiare. Ma dietro quell’apparente durezza c’erano una grande umanità e una disponibilità verso i ragazzi che tanti suoi ex alunni certamente non hanno dimenticato.
Io ebbi modo di conoscerla più tardi, quando era preside della scuola media. Mia moglie Emanuela insegnava religione nello stesso istituto e tra loro c’erano conoscenza, stima e amicizia. Fu così che ebbi occasione di incontrare Paola anche fuori dall’ambiente scolastico, a casa nostra e durante diverse cene con insegnanti e colleghi.
Ed è soprattutto in quelle occasioni che scoprii una Paola diversa dalla figura autorevole che generazioni di ragazzi avevano conosciuto tra i banchi di scuola.
Era allegra, esuberante, dotata di una grande ironia, pur conservando una parte riservata del proprio carattere. Durante quelle cene riusciva spesso a farci morire dalle risate raccontando episodi e vicende della sua vita.
Tra i suoi racconti c’erano anche quelli legati al grande palazzo della famiglia Pellegrini, che per molti anni aveva ospitato il Centro Studi Agricoli della Shell, frequentato anche da studiosi e tecnici provenienti da diversi Paesi del mondo.
Con la sua ironia Paola ricordava i bellissimi uomini “neri” che avevano frequentato quel palazzo e proprio su quegli incontri costruiva battute e piccoli aneddoti. Raccontati da lei diventavano quasi dei piccoli spettacoli e ancora oggi, ripensandoci, mi torna alla mente l’allegria di quelle serate.
Ma al di là degli aneddoti e delle risate, Paola Pellegrini è stata soprattutto una donna di scuola.
Apparteneva a quella generazione di insegnanti per i quali educare non significava soltanto spiegare una materia. Voleva dire conoscere gli studenti, seguirli, pretendere quando era necessario e tendere una mano nei momenti di difficoltà. La sua autorevolezza poteva mettere soggezione, ma chi riusciva ad andare oltre le apparenze conosceva bene la persona che c’era dietro.
Chissà quanti suoi ex alunni hanno ancora davanti agli occhi quella figura alta e imponente, il modo deciso di parlare e quella presenza che difficilmente passava inosservata.
E poi c’erano i cani, una delle sue grandi passioni e compagni importanti della sua vita. Anche questo raccontava qualcosa di Paola, della sua sensibilità e della sua capacità di affezionarsi e di voler bene.
Il nome dei Pellegrini è profondamente legato alla storia culturale di Borgo a Mozzano. La Biblioteca Comunale porta ancora oggi il nome dei Fratelli Pellegrini e conserva una parte importante della memoria di questa antica famiglia.
Eppure penso che anche Paola meriterebbe un ricordo tutto suo.
Nel corso degli anni tante strutture sono state recuperate, scuole rinnovate e spazi pubblici intitolati a persone che hanno lasciato qualcosa alla comunità. Forse, un giorno, sarebbe bello che anche il nome di Paola Pellegrini trovasse posto su una scuola, un’aula o uno spazio dedicato ai ragazzi.
Non per costruire monumenti, ma semplicemente per non perdere la memoria di chi ha dato tanto.
Perché un paese è fatto anche delle persone che hanno contribuito, giorno dopo giorno e spesso senza clamore, alla crescita delle nuove generazioni. Paola Pellegrini è stata una di queste.
Sono convinto che ancora oggi, pronunciando il suo nome davanti a tanti borghigiani che l’hanno avuta come professoressa o come preside, qualcuno sorriderà, magari ripensando anche a quel po’ di timore che incuteva quando entrava in classe.
E poi dirà:
«Come dimenticarla?»
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Paola Pellegrini, una professoressa che meriterebbe qualcosa di più dal suo Borgo
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