Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Silvia Bianchini rivolta agli amministratori, ma anche ai cittadini, in cui si riflette sulla viabilità del centro storico e sulla chiusura di Piazza Umberto I a Castelnuovo di Garfagnana:
“Cari Amministratori,
vi scrivo per sollecitare una riflessione più approfondita in merito alla recente decisione di chiusura definitiva del centro storico, una scelta che – come avrete notato – è oggi al centro di numerose discussioni e preoccupazioni tra i cittadini.
Parlo da cittadina nata e cresciuta a due passi dalla Piazza, nella Barchetta, dove mio padre ha abitato fino a pochi giorni fa. È quindi con piena consapevolezza del territorio e della sua quotidianità che mi permetto di intervenire.
Negli ultimi tempi si è spesso discusso dell’impatto che l’apertura o la chiusura della Piazza può avere sulle attività commerciali del centro. Un tema certamente importante per il benessere economico della città. Tuttavia, troppo raramente ho sentito affrontare in modo serio un’altra questione fondamentale: quella dei disagi che questa scelta comporta per chi nel centro storico ci vive, ci lavora o lo attraversa quotidianamente per necessità. In particolare, le persone fragili e con ridotta mobilità sono le prime a subire le conseguenze di una viabilità oggi fortemente penalizzante.
La decisione di chiudere la Piazza in modo definitivo, presa in modo unilaterale e senza un reale confronto con la cittadinanza, non porterà – come affermato – ad una città “più vivibile”. O almeno non per tutti. Sicuramente non per chi la città la vive ogni giorno, tutto l’anno, non solo nei weekend estivi.
La Piazza è indubbiamente bella, suggestiva, simbolo della nostra identità. Nessuno mette in discussione il piacere di sedersi in tranquillità davanti alla Rocca, in una serata estiva. Ma sappiamo anche che questo scenario idilliaco ha una durata breve, e che per buona parte dell’anno le condizioni atmosferiche, le esigenze di vita quotidiana, mobilità e accessibilità prevalgono sul desiderio di godere di un “salotto all’aperto”.
Ad oggi, se si mettono sul piatto della bilancia i vantaggi e i disagi della decisione presa, l’ago pende chiaramente dalla parte dei disagi. La Piazza – piaccia o meno – rappresenta ancora un’arteria importante per la viabilità cittadina, e ad oggi non esistono alternative valide, né interventi adeguati sono stati realizzati per compensarne la chiusura.
Prima di adottare una misura così drastica, sarebbe stato necessario predisporre soluzioni viabili, infrastrutture e regolamentazioni capaci di ridurre al minimo l’impatto sul traffico, sull’accesso al centro e sulla vita dei residenti. Limitarsi a promettere che “verranno fatti” interventi futuri, senza averli realizzati in tempo, è un modo sbagliato e poco lungimirante di agire.
Già oggi si registra un forte aumento del traffico nella zona della Madonna, con le inevitabili criticità che si accentueranno nei mesi invernali, in concomitanza con l’apertura delle scuole. Pensare di regolamentare il transito dei mezzi pesanti con un senso unico, per esempio, non risolverà il problema: sposterà semplicemente il disagio in altre zone – come via Azzi e via Vannugli – con rischi crescenti per i pedoni, ingorghi prevedibili e difficoltà per mezzi pesanti e autobus.
Tra una visione, forse condivisibile ma non ancora realistica, di un centro storico inteso come “salotto buono”, e la vita reale dei cittadini, sarebbe dovuto prevalere il buon senso. Una chiusura parziale e graduale – ad esempio nei fine settimana, durante gli eventi o in modo più esteso nel periodo estivo – sarebbe stata una soluzione di equilibrio, rispettosa dei bisogni di tutti.
Forse il futuro sarà davvero quello di una Piazza completamente pedonale. Ma questo futuro va costruito, non improvvisato. Servono opere, servizi, alternative concrete. Nel frattempo, dovrebbero prevalere i diritti di tutti i cittadini, non il peso di disagi ingiustificati.
Con rispetto e senso civico”.