Ci sono ritrovamenti che non hanno un valore economico, ma possiedono un valore storico, culturale e affettivo immenso.
In questi giorni, riordinando alcuni documenti conservati nei miei archivi di famiglia, mi è capitato tra le mani un foglio davvero speciale. Si tratta di un elenco di parole del dialetto di Corsagna, ciascuna accompagnata dalla corrispondente spiegazione in lingua italiana.
Questo documento faceva parte del materiale che, nel corso degli anni, sono riuscito a raccogliere e che mi era stato lasciato anche da don Sergio Giorgi, lo storico parroco di Corsagna che ha guidato la nostra comunità per ben cinquantaquattro anni. Don Sergio era profondamente legato al paese e alla sua storia, e custodiva con grande attenzione tutto ciò che riguardava le nostre tradizioni.
Questo ritrovamento mi ha fatto riflettere su una cosa importante: non tutto è andato disperso. Grazie a Dio, qualcosa continua a riemergere dagli archivi, dai cassetti e dalle vecchie cartelle. Ogni documento recuperato rappresenta un tassello prezioso della memoria di Corsagna.
Il dialetto corsagnino appartiene all’area del dialetto lucchese, ma nel corso dei secoli ha sviluppato caratteristiche proprie, conservando parole ed espressioni che costituiscono un patrimonio linguistico di grande interesse. Numerosi studi dedicati al dialetto lucchese ne evidenziano infatti la ricchezza e le numerose varianti locali.
Con grande piacere condivido integralmente questo piccolo vocabolario, nella speranza che possa suscitare ricordi nei più anziani e curiosità nei più giovani.
Le parole del dialetto corsagnino
Arnecchio = Vitella piccola
Burime = Tempesta d’acqua e vento
Niffo = Viso
Caprimi = Aprimi
Caperto = Aperto
Nisce = Esci
Mae = Mamma
Pae = Padre
Ugelli = Uccelli
Nino = Bambino
Bambora = Bambina
Tato o Tata = Zio o Zia
Santore = Litanie
Stugliati=Sbrigati
Pingere = Arrivare
Straorito = Meravigliato
Ciglieri = Cantina
Vegghiare = Vegliare
Gneve = Neve
Persi = Pesche
Ramo = Rame
Solfano = Zolfo
Pattua di Corsagna = Parlare usuale del paese
Pisetti = Piselli
Pratisemine = Prezzemolo
Baccalare = Baccalà
Cicchinino = Piccolo
Cicco = Piccolo
Mi trema il delio = Soffro il solletico
Cecciare = Sedere
Lembrùgio = Goloso
Giostrare = Vagare troppo
Stai lustro! = Stai fresco!
Vedrai! = Minaccia bonaria
Inascarito = Arrabbiato
Spimpignata = Spuntino o merenda
Andare a varavalle = Mettere tutto a soqquadro
Azzirita = Testa a punta
Non ebbe più balia = Non ebbe più forsa
Ne ebbe un pelone = Ne ebbe un dispiacere
Stombao = Stomaco
Lucciora = Ulcera
Lucciorare = Piangere
Sciaminea = Camino
Scranna = Sedia
Avere scianza = Avere fortuna
Dopo = Per prima
L’ho visto dopo = L’ho visto prima
Lamiona = Piagnucolosa
Lammiare = Piangere
Baldracca = Donna leggera
Baldoria = Idem
Vipora = Vipera
Troglio = Stupido
Prillarsi = Girarsi
Pitoro = Pulcino, ma anche sciocco
Coniglioro = Coniglio
Pappa = Zuppetta con pane e olio per bambini
Olio d’origine = Olio di ricino
Bellìoro = Ombelico
Semaforo = Il sedere
Attaccarsi = Contendere
Pacchiona = Bimba grossa
Sdrenita = Persona magrissima
Avere la bua = Essere ammalata
Dieuro = La culla
A crao = Fare le cose a caso
Sinibbio = Vento
Puleo = Raffreddore con tosse insistente
Catro = Cancello
Questo è soltanto un piccolo assaggio della ricchezza del nostro dialetto. Dietro ogni parola si nascondono la vita quotidiana, il lavoro nei campi, le veglie davanti al camino, i giochi dei bambini e la saggezza dei nostri nonni.
L’auspicio è che questo documento possa rappresentare l’inizio di una ricerca ancora più ampia. Sono convinto che molte famiglie conservino ancora quaderni, fotografie, lettere e appunti che raccontano la storia di Corsagna. Sarebbe bello recuperarli e condividerli, perché la memoria di un paese appartiene a tutti.
Se anche una sola di queste parole tornerà a essere pronunciata da un nonno a un nipote, allora questo piccolo tesoro ritrovato avrà già raggiunto il suo scopo: continuare a far vivere la storia, la cultura e l’identità di Corsagna.