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Redazione
ANNO XIVlunedì 15 Giugno 2026
lettera

“Servizi minimi nei borghi e costi della mobilità: una criticità normativa che penalizza la Garfagnana e l’intero territorio toscano”

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Filippo Lifodi, operatore qualificato con competenze tecniche in ambito socio‑assistenziale e nella documentazione professionale, il quale evidenzia come la mancanza di una norma regionale sui servizi minimi nei borghi penalizzi non solo la Garfagnana, ma l’intero territorio toscano, incidendo sulla mobilità quotidiana e sulla permanenza dei residenti nelle aree montane e periferiche:

In diverse regioni italiane la programmazione del trasporto pubblico locale prevede norme specifiche che garantiscono un livello minimo di collegamenti nei borghi e servizi adduttivi verso le stazioni ferroviarie. Si tratta di scelte legislative regionali che riconoscono la mobilità come servizio pubblico essenziale anche nei territori a bassa densità abitativa.

La Toscana, con l’attuale impianto normativo (l.r. 42/1998), non contempla un obbligo analogo. L’attivazione di collegamenti nei borghi avviene esclusivamente su richiesta dei Comuni e previa valutazione regionale, con il risultato che aree come Gragnana restano prive di un servizio minimo verso la stazione di Piazza al Serchio. La stessa criticità riguarda numerosi territori montani e periferici della regione, dove l’assenza di una norma specifica produce una copertura disomogenea e discontinua.

A questa situazione si aggiungono ulteriori elementi che incidono sulla mobilità dei residenti. Secondo i dati ISTAT, il 32% delle famiglie italiane vive in comuni sotto i 5.000 abitanti, dove il trasporto pubblico è spesso assente o limitato. ISTAT rileva inoltre che il 14% delle famiglie non può permettersi un’auto, mentre il 23% dichiara difficoltà nel sostenere le spese di manutenzione e carburante.

La patente di categoria B presenta costi tra i più elevati in Europa e un impianto teorico caratterizzato da un numero molto alto di quesiti, spesso riferiti a scenari improbabili. Anche il mantenimento di un’automobile comporta costi significativi: secondo ISTAT , il costo medio annuo di un’auto in Italia supera i 4.000 euro, includendo assicurazione, carburante, manutenzione e oneri fiscali.

In questo contesto, la possibilità di sostenere tali costi dipende spesso dalla disponibilità economica delle famiglie. ISTAT evidenzia che il 40% delle famiglie italiane può contare su risorse accumulate o su sostegno familiare, mentre una quota significativa di nuclei con redditi ordinari deve farsi carico direttamente delle spese dei figli o dei propri mezzi, con un impatto economico rilevante.

La normativa vigente consentirebbe comunque l’attivazione di servizi adduttivi, sperimentazioni temporanee o servizi a chiamata, strumenti già utilizzati in altre parti del Paese per garantire l’accessibilità dei residenti delle aree interne. Tuttavia, in assenza di un obbligo regionale, l’attivazione di tali servizi dipende da iniziative locali e da valutazioni caso per caso”.

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