La riqualificata stazione di Villetta, nel comune di San Romano in Garfagnana, si conferma un polo aggregativo e culturale con eventi di qualità e richiamo per la comunità locale e non solo.
Ieri pomeriggio, nel ristrutturato teatrino (ex locale delle Ferrovie dello Stato), è andata in scena la prima – o, meglio, l’anteprima – dello spettacolo “Spoiled”, redatto dalla scrittrice – canadese di nascita, ma naturalizzata newyorchese – Elizabeth Hess, che ha raccontato di essere venuta a conoscenza di queste storie attraverso varie e-mail ricevute contenenti testimonianze davvero toccanti sul tema della violenza perpetrata dagli uomini ai danni delle donne.
Questa storia arriva in Garfagnana grazie alla regista statunitense Yassi Jahanmir che ha, da poco, scoperto di avere dei bisnonni originari delle Garfagnana – precisamente la bisnonna di Naggio e il bisnonno pievarino, incontrati all’incirca un secolo fa in America. Yassi si è trasferita a Piazza al Serchio e sta cercando di riallacciare i contatti con i suoi lontani parenti e con le istituzioni locali, dopo aver vissuto in varie zone degli States, dalla California a New York.
Lo spettacolo andrà in scena a Spoleto, tra pochi giorni, dove è nato: qui, infatti, la scrittrice e la regista si incontrarono un paio di anni fa. La storia ha un filo conduttore. Inizia con le quattro attrici che si svestono dei loro abiti da donna per reindossare costumi maschili e tramutarsi di genere, invocando – in una sorta di cantilena, mantra – le cose belle che ti aspetti dagli uomini: gli uomini proteggono, gli uomini ti aiutano; ma anche alcuni stereotipi come gli uomini non si lamentano, gli uomini non supplicano, un uomo non piange, un uomo non prova sentimenti…
Una volta diventate uomini, queste donne (tramutatisi in uomini) raccontano le loro storie. E queste ultime hanno a che fare con donne a cui sono legati nella loro vita: sorelle madri, compagne o mogli. Ovviamente, storie sempre più tragiche e disastrose in un crescendo di violenza e sopraffazione.
Le testimonianze arrivano da paesi diversi, lontani, nel tempo e nello spazio: dalla Siria alla Turchia, dalla Nuova Zelanda – terra dei maori – all’India, dal Cile alla Germania, da New York… E, infine, dall’Italia. Le protagonista indossano ulteriori indumenti simbolici per rappresentare il mestiere e l’identità di questi uomini. Si parte dal racconto di un profugo, che ricorda la sorella che non ha retto alle torture subite di fronte al fratello, quando entrambi erano prigionieri, e compie il gesto più estremo dandosi fuoco. La narrazione è intervallata da balli e canti delle attrici, che non allietano ma rendono ancora più drammatica la scena.
La seconda storia ha come protagonista un ragazzo maori: egli racconta della madre che, dopo varie e ripetute violenze, uccide il marito e padre del ragazzo e, in un solo momento, si trova con la madre arrestata e il padre morto; padre che lo aveva minacciato insieme alla madre – e qui viene, per forza, un paragone con la storia di questi giorni in Versilia, anche se le motivazioni non sono così circostanziate.
Nelle storie successive, sono gli uomini che raccontano a compiere delle violenze sulle loro mogli, compagne, per motivi legati a culture, vicissitudini e contesti sempre più complessi; fatti accaduti che riaffiorano, insieme alla cattiveria che si scatena inesorabilmente.
La storia più drammatica ce la fa rivivere – anzi, “vivere” è termine giusto per quanto sè stato coinvolgente il suo racconto – Ruta Papartyte, che impersona un aguzzino, un carceriere torturatore, il quale compie violenze inaudite su una donna che ha come unica colpa quella di essere una professoressa comunista.
Anche le altre attrici Alessandra Arcangeli, Rita Ceccarelli e Miriam Lilith Russo (che è anche la aiuto-regista) non sono da meno e hanno coinvolto il pubblico nei loro racconti, sempre più drammatici e pieni di violenza. Naturalmente, in questi racconti, la violenza è vista dal punto di vista maschile, ovvero “a fin di bene” oppure fatta solo per “aiutare le compagne a capire meglio”, “a comprendere”, “a migliorarsi”, “a imparare”…
Ruta è un’attrice di origine lituana che vive in Garfagnana da molti anni e collabora con il Teatro Alfieri e con il Giglio di Lucca; le altre hanno tutte dei gran curricula ed esperienze teatrali molto interessanti. Alla fine si sono riprese tutte i loro costumi per riappropriarsi del loro essere, ribadendo ancora il mantra iniziale.
Alla drammaturga La Gazzetta del Serchio ha chiesto le ragioni della scelta di far interpretare a delle donne questi racconti, cruenti e totalmente maschili. Elizabeth Hess ha spiegato che non voleva che le storie – narrate da uomini – influenzassero e ne distorcessero la comprensione. Le storie narrate sono tutte vere, da lei raccolte in vari anni di ricerche. Inizialmente, si era concentrata su Turchia, Cile e New York poi, sopratutto durante la pandemia, i racconti sono aumentati e si sono ampliati coinvolgendo sempre più luoghi e persone.
La scrittrice ha saputo che in Italia il Codice Rosso riesce a salvare molte donne e ne ha parlato molto bene anche se, purtroppo, qualcuno delle presenti le ha spiegato che le cose non sono sempre così positive come dimostrano i fatti e i numerosi femminicidi che tutti noi abbiamo sotto gli occhi, ogni giorno, nei fatti di cronaca. Per quanto riguarda il titolo, “Spoiled”, la scrittrice ha raccontato che il significato è ‘rovinato’, ‘danneggiato’ e, sicuramente, questo aspetto si nota nei racconti: il momento in cui si rompe qualcosa e la cattiveria prende il sopravvento.
Coinvolti nello spettacolo troviamo anche Brigitte Straeb (di origine tedesca, vive e lavora a Piazza al Serchio, anche lei da molti anni) con la sua musica originale eseguita durante lo spettacolo e Haddy Kreie a costumi e scenografia. Ringraziamenti da parte della regista per la realizzazione dello spettacolo al comune di Piazza al Serchio, al comune di San Romano in Garfagnana, ad Aurora Bertoncini, a Francesco Tomei, al Centro di Riuso (Gallicano), a Gina Rossi, a Giuliana Donnelly, a Riccardo Giannasi, ad Alessandro Resci, ad Alessandro Marinai e alla famiglia Carrieri.
Allo spettacolo hanno assistito pure le operatrici del centro anti violenza di Gallicano “Non ti scordar di te” e alcune rappresentati delle commissioni pari opportunità dei vari comuni.
Un sincero bocca al lupo per questo allestimento e per le sue rappresentazioni successive. Le storie che vi sono contenute sono molto violente e raccontano che la supremazia perpetuata dagli uomini sulle donne è una emergenza vera. E mi chiedo perché non si trovi il modo per superarla e andare oltre. Purtroppo, sembra quasi che la volontà di farlo non ci sia. Stia svanendo. A poco a poco.
Vorrei rimarcare il gran lavoro fatto dal comune con i fondi del PNRR: la ristrutturazione di questo teatrino, restituito alla comunità per essere utilizzato per rappresentazioni, teatrali e musicali ed eventi vari. Iniziative molto importanti in un’ottica di sviluppo culturale del nostro territorio.




















