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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
il senso invisibile

Zvanì, il cinema come filo invisibile: quando i luoghi diventano racconto

Alla Mostra del Cinema di Venezia, Giuseppe Piccioni con Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli porta sul grande schermo il poeta e i territori che lo hanno ispirato, trasformandoli in protagonisti di una narrazione universale.

Il cinema come linguaggio universale

Il cinema non è mai soltanto intrattenimento. È un filo invisibile che attraversa luoghi, volti e storie, trasformandosi in un linguaggio universale capace di parlare a tutti.
Ogni inquadratura diventa occasione per rivelare l’identità di un territorio: le sue architetture, le sue eccellenze culturali, i suoi profumi e i suoi sapori.

È questo lo spirito della rubrica Filo Invisibile: un viaggio che esplora come il cinema riesca a custodire e, al tempo stesso, a promuovere la cultura di un luogo. Perché un film non racconta soltanto i personaggi che lo abitano, ma anche i paesaggi che li accolgono, i silenzi che li accompagnano, le atmosfere che li circondano.

Un emozionante debutto al Lido

Un emozionante momento di questa connessione si è vissuto al Lido di Venezia, nella cornice della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, quando sul palcoscenico delle Giornate degli Autori Giuseppe Piccioni ha presentato Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli.

Si tratta di un progetto targato RAI, con uscita nelle sale prevista per il 2 ottobre 2025. Le riprese hanno offerto l’opportunità di contribuire alla creazione di un’opera che ripercorre la vita e la poetica di uno degli autori più amati e studiati della letteratura italiana.

Con un cast eccellente — Federico Cesari, Benedetta Porcaroli, Margherita Buy, Riccardo Scamarcio — il film restituisce non solo la voce del poeta, ma anche la forza evocativa dei luoghi che lo hanno ispirato. Il territorio diventa così narrazione, memoria e identità viva.

Quest’opera si concentra su uno spaccato significativo della vita di Giovanni Pascoli, gettando luce sugli aspetti meno conosciuti della sua esistenza. In particolare, emergono gli anni giovanili: un periodo segnato da un animo inquieto e ribelle, che lo spinse a lottare contro le ingiustizie negli anni dell’università. Non un ritratto agiografico, ma il profilo di un uomo in trasformazione, attraversato da contraddizioni e passioni.

In un’intervista a MyMovies One, il regista Giuseppe Piccioni ha sottolineato: «La vita del poeta è una specie di cantiere che non trova soddisfazione, che si illude. Grande poeta del popolo, si occupa di botanica, di zoologia, di Cosmo, e lo fa con competenza. Pascoli è stupefacente».

A sua volta, l’attore Federico Cesari, interprete di Zvanì, ha dichiarato: «Lui richiama l’uomo alla campagna per sentirsi in contatto con la natura, e si stringe alla convivialità per ritrovarsi e sentirsi parte di tutto».

Così il film restituisce un Pascoli umano e complesso, radicato nel suo tempo e insieme sorprendentemente attuale, capace di parlare ancora oggi alla sensibilità collettiva.

La poetica di Piccioni

È in questa prospettiva che si riconosce la mano di Giuseppe Piccioni, regista di rinomata fama nel panorama cinematografico italiano e internazionale, già vincitore di David di Donatello nel 1999 per Fuori dal mondo.

Così, attraverso il linguaggio del cinema, anche il nostro territorio è approdato al Lido, trovando in un’opera d’autore l’occasione di mostrarsi al mondo come custode di memoria, cultura e bellezza.

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