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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
il teatro è servito

Bruce Springsteen infiamma San Siro: gli USA di Trump nel mirino del Boss

Dopo Lille, ho partecipato al concerto che Springsteen ha tenuto a Praga il 15 luglio, poi agli ultimi due spettacoli a Milano il 30 giugno e il 3 luglio, finale di questo “Land Hope and Dream Tour”.

Questo è stato un tour politico a tutti gli effetti, non il primo in quanto prima c’era stato l”Amnesty International Tour: Human Rights Now” del 1988 a favore dei diritti umani che fece tappa anche nel nostro paese: esso celebrava il 40° anniversario della costituzione della Dichiarazione universale dei diritti umani e aveva lo scopo di raccogliere fondi per l’organizzazione; erano 20 concerti che toccarono tutto il mondo, dall’Asia al Sud America, passando per l’Africa, l’Europa e il Nord America. In Italia fece tappa a Torino l’8 settembre 1988.

Sempre nello stesso anno – che, per inciso, era l’anno del suo “Tunnel of love tour” che mi permise di vederlo sempre a Torino nel giugno – ci fu uno storico concerto il 19 luglio 1988 che Springsteen tenne a Berlino Est, in un momento in cui il muro era fortemente osteggiato e contestestato. Fu un evento che, seppur non esplicitamente, contribuì a mandare un forte messaggio contro il Muro di Berlino e a favore della libertà: parteciparono circa 300 mila persone e fu trasmesso anche in TV nella DDR.

“Non sono venuto qui per cantare a favore o contro alcun governo, ma soltanto a suonarvi rock’n’roll, nella speranza che un giorno tutte le barriere possano essere abbattute” fu quello che riuscì a dire… Infatti l’organizzazione gli aveva vietato esplicitamente di usare la parola “muro” durante il suo concerto. La prima canzone che cantò in quel concerto fu “Chimes of freedom” di Bob Dylan (era un pezzo fondamentale anche per il tour “Human Rights Now”) ed è stata la canzone finale di ogni tappa, con le parole tradotte e ben evidenti nei suoi maxi-schermi perché le bellissime parole del suo autore contro la guerra fossero chiare per tutti.

In questo tour è apparso a tutti, davvero arrabbiato e offeso, non solo perché sente minacciate le idee di libertà collegate agli Stati Uniti: “L’America che amo, che canto, che è stata speranza e libertà per 250 anni, che è stata faro di speranza, sogni e libertà, è nelle mani di un’amministrazione corrotta, traditrice e incompetente” ha detto.

Certo che il suo patriottismo è diverso perché, come dice lui: “Ho sempre creduto di essere un buon ambasciatore e ho passato la vita a cantare il mio Paese anche nei fallimenti del vivere civile, ma quello che accade oggi nella democrazia dei nostri Paesi non può essere ignorato; perseguitiamo chi ha libertà di parola e dà voce al dissenso”. E continua: “Tutto questo sta accadendo adesso, bisogna proteggere la popolazione americana da un presidente non adeguato e da un governo disonesto”.

Poi ha aggiunto: “Questa preghiera è per il mio paese”. E ha presentato la struggente “Long Walk Home“. “E ora?” ci siamo chiesti un po’ tutti, noi fan, alla fine del concerto, come la mia amica Giorgia Magni, giornalista e supporter come e più di me, ed è vero. Infatti sono vari giorni che continuo a leggere tutto sul concerto e tutti i post sui social e sto ascoltando continuamente il nuovo disco, o meglio i sette dischi che ha appena messo in circolazione nel suo nuovo “Tracks II. The Lost Albums”.

San Siro, in effetti, è stata una grande festa per tutti. Anche Springsteen e la E-Street band si sono divertiti, e lo hanno palesato abbondantemete con le loro faccette felici e coinvolte che tutti abbiamo visto nei maxischermi.

Nell’ultima data è andata in scena anche la coreografia, che era stata co-finanziata con un crowdfunding dello scorso anno, e, siccome nell’ultima data ero sugli spalti, ho sventolato un mio pezzetto colorato che mi sono portata a casa per ricordo. La scritta era “See me in your dreams“.

Era la terza coreografia per il Boss fatta a San Siro, la prima del 2012 “Our love is real“, che è il nome del gruppo di fan che la organizza e, nel 2016, la scritta era “Dreams are live tonite“, tutte realizzate principalmente nel 2° e 3° anello. Infatti il palco è posto in orizzontale con le tribune davanti. Uno spettacolo grandioso per tutto e tutti. Ma perchè voglio distruggere San Siro, che idea malsana!

Boh, non sappiamo ancora niente sul futuro del Boss e sui suoi concerti, se verranno. Io sono convinta che continuerà perché ne ha ancora voglia e perchè ora ha qualcosa di importante da dire. E poi perchè vede il suo futuro e sa bene quanti anni ha e quanto tempo utile gli rimane per poter essere importante e per poter dire la sua. Quindi io ci spero in qualche altro bel concerto, da vedere, ancora a San Siro!

Seguitemi nella mia rubrica “Il teatro è servito”, ovviamente insieme a tutto quanto fa spettacolo. Presto tornerò a commentare gli spettacoli locali e teatrali. Infatti sta per iniziare “Molt’Alfonso sotto le stelle” con un sacco di concerti davvero incredibili!

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