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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
il teatro è servito

Lucca abbraccia Nick Cave: 5 mila in piazza Napoleone


Nick Cave inizia subito, alle 21 esatte. Tanto che c’è un turbinio di ritardatari che disturbano i primi brani…

Sul palco è con il pianoforte e con Colin Greenwood dei RadioHead al basso, che già lo aveva accompagnato in concerti precedenti: Colin era entrato a far parte dei Bad Seeds, il suo gruppo, che lo accompagna da anni.

Nick è stato a Lucca, già altre due volte: la prima nel 2013, poi nel 2018. Questa volta il pubblico era principalmente seduto: 5 mila biglietti tutti venduti in piazza Napoleone.

Il concerto è durato più di due ore. 23 brani. Una buona parte di questi non mancano mai nei suoi concerti, come Push in the sky away, Weeping song o Jubilee street, altri sono più intimisti e adatti per essere suonati al pianoforte, appunto.

Il concerto inizia con un brano bellissimo, Girl in amber, di Skeleton tree. Particolare. Infatti ha raccontato di questo pezzo – nel suo blog Red right hand – di averlo abbozzato, ma non finito, e di avere trovato anche il titolo, nel 2014. Poi ha continuato: «Più o meno un anno dopo, mi trovavo in un altro studio a Parigi, cercando di portare a termine Skeleton Tree. Le cose erano cambiate. Mio figlio Arthur era morto qualche mese prima e io ero in fuga da me stesso, imbambolato e seduto in studio ad ascoltare le canzoni, cercando di trovare un senso al materiale su cui avevamo lavorato nell’ultimo anno. Ma quando arrivò Girl In Amber non potevo credere a quello che stavo ascoltando. Fu immediatamente e tragicamente chiaro che la ragazza del titolo aveva trovato un chi. E il chi era Susie, mia moglie, attaccata al suo dolore, bloccata ogni giorno in quella stessa canzone che iniziava con lo squillo del telefono e finiva con il crollo del suo mondo – poi ha aggiunto – Quando la cantavo nel tour di quell’album, sentivo che la canzone era legata a quel terribile presente, con mia moglie ancora intrappolata nell’ambra di quel dolore. Adesso è diverso. Mi devasta ancora ogni volta che la canto, ma ora Susie è libera, almeno in parte, dalla soffocante oscurità che la opprimeva e che la teneva separata e lontana dal resto del mondo. Il tempo ha fatto il suo lavoro».

Una storia incredibile, la sua, che ha perso due dei suoi figli e si è visto nei concerti degli ultimi anni: infatti le esibizioni erano diventate una sorta di lamento/preghiera laica che coinvolgeva letteralmente il pubblico, tanto che, alla fine dello spettacolo, portava sul palco 50 o piû spettatori che restavono immobili con lui quasi a confortarlo; nel resto del concerto, lui era sempre attaccato ai fan, facendosi toccare, accarezzare, confortare nel suo dolore che era palpabile.

Sono stati dei concerti bellissimi. Strazianti, ma davvero incredibili.

Così, stasera, quella parte di spettacolo mi è un po’ mancata. Il pianoforte lo teneva incollato lì, e lo spazio per muoversi e abbracciare il pubblico è mancato. È stato bello vederlo sorridere e scherzare; c’è stato, ad esempio, un divertente siparietto con il brano Balcony man: ha raccontato di odiare gli uomini che stanno nei balconi (dei teatri, penso io…), che sono fermi immobili, e ha coinvolto il pubblico a reagire alle parole “Balcony man” urlando e alzandosi in piedi. E tutta la folla ha collaborato, ogni volta che Nick ripeteva il titolo, ed è continuato anche durante il brano.

Cave ha introdotto brevemente quasi tutti i brani, come la cover Avalance di Leonard Cohen, e qualcuno della platea ha raccontato che è stato a Lucca due volte (una volta c’ero anch’io): un brano che è una vera poesia sul mondo, sulla falsità e sull’ipocrisia. Poi ha dedicato una canzone che rappresentava un periodo felice – come ha raccontato – The ship song alla città di Lucca.

Su Weeping song, un brano in cui piangono tutti, ha anticipato, nella presentazione, la frase con cui termina “But I won’t be weeping long” (“ma non piangerò a lungo”). Anche per la sua compagna Susie c’è stata una canzone dedicata: The galeon ship…. “And if we rise my love/ Oh, my darling, precious one/ We’ll stand and watch the galleon ships/ Circle around the morning sun” (“E se ci solleviamo, amore mio/ Oh, tesoro mio, mia adorata/ Resteremo a guardare i galeoni/ Che girano al sole del mattino”). L’ultimo brano del concerto è sempre la bellissima e struggente Into my arms.

Perciò, un bel live. Anche se, forse, lo preferivo con la band che gli permetteva di muoversi ed interagire con il pubblico, ma anche questa versione piû serena, più chiacchierata, ma anche più impegnativa mi piace. Insomma, è lui a fare tutto: il bassista lo accompagna, ma non in tutti i brani. Non è male. Grande Nick, ti reinventi e migliori ogni volta!

La scaletta viene proprio da palco ed è nelle foto.

Seguitemi, nella mia rubrica “il teatro è servito”. Certo che il concerto di Nick Cave a Lucca non poteva certo mancare, anche perché sono una sua fan, da parecchio tempo, e non mi delude mai!

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