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Redazione
ANNO XIVdomenica 1 Novembre 2026
radici e orizzonti

Il Valentino del Pascoli e la famiglia Arrighi in Ohio

Molti di noi sono cresciuti imparando a memoria i versi di Giovanni Pascoli, tratti dai Canti di Castelvecchio, dedicati a Valentino:

Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo, ai piedini provati dal rovo porti la pelle de’ tuoi piedini; porti le scarpe che mamma ti fece, che non mutasti mai da quel dì, che non costarono un picciolo: in vece costa il vestito che ti cucì…

Ma chi era davvero quel Valentino che ispirò il poeta? Dalle carte parrocchiali di San Niccolò di Castelvecchio sappiamo che si chiamava Valentino Leonetto Adelmo Arrighi, nato il 6 maggio 1890, figlio di Giovanni, detto “Il Mere”, e di Chiara Mazzari, trovatella dell’Ospedale di Pisa. Il padrino fu Valentino Biagiotti, da cui prese il primo nome. La famiglia Arrighi abitava a Castelvecchio, al confine con le proprietà dei Pascoli.

Come tanti giovani della Valle del Serchio, anche i figli di Giovanni e Chiara emigrarono in America. Molti si stabilirono a Pawtucket, Rhode Island, città allora fiorente grazie ai mulini tessili e alle industrie di gioielleria e argenteria. Valentino partì da Genova il 14 febbraio 1906, a bordo della Princess Albert, diretto a New York. A differenza dei fratelli, non rimase a Pawtucket ma raggiunse Cincinnati, Ohio, dove già risiedevano alcuni parenti. Qui trovò lavoro nell’edilizia e nei restauri, costruendo una vita semplice ma dignitosa.

Sappiamo, grazie anche alle notizie ricevute da Toni Bertoncini, nipote di Amabile, sorella di Valentino, che vive oggi a Providence, che il più piccolo figlio del Mere non rimase a Pawtucket come gli altri familiari, si occupò a Cincinnati di edilizia e restauri. Si prese cura di una sorella rimasta vedova con tre figli, sostenendola con generosità. Dopo una lunga convivenza, si sposò nel 1959 con la compagna di una vita, un anno prima di morire a settant’anni.

Valentino cantato da Pascoli non ebbe più i “piedini provati dal rovo”, e la sua vita oltreoceano non fu segnata da ricchezze o successi straordinari. Fu invece la storia di un uomo semplice, che seppe affrontare le difficoltà dell’emigrazione con dignità e responsabilità, restando vicino alla sua famiglia e alle sue origini. Ed è proprio questa normalità, resa immortale dai versi di Pascoli, che ci ricorda come dietro la grande letteratura si nascondano spesso destini comuni, capaci di parlare a tutti noi attraverso il tempo.

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