L’episodio delle Carmelitane di Borgo a Mozzano rappresenta una piccola ma significativa pagina di storia locale che si intreccia con la grande storia nazionale. A ottant’anni di distanza, il ricordo di quelle monache che lasciarono per due volte la clausura per esercitare il diritto di voto continua a ricordarci quanto fosse sentita la partecipazione democratica in uno dei momenti più decisivi della storia d’Italia. Un messaggio che conserva ancora oggi tutta la sua attualità.
In occasione del 2 giugno 2026, 80° anniversario della Repubblica Italiana, La Gazzetta del Serchio ha voluto intervistare Gabriele Brunini, governatore della Misericordia di Borgo a Mozzano e studioso di storia locale.
Il 2 giugno si celebra un momento fondamentale della storia italiana. Perché questa data è così importante?
“Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica e, contemporaneamente, a eleggere l’Assemblea Costituente. Fu una giornata storica, resa ancora più significativa dal fatto che le donne parteciparono per la prima volta a una consultazione politica nazionale”.
In realtà, le donne avevano già votato qualche settimana prima. È così?
“Esatto. A Borgo a Mozzano le prime elezioni amministrative del dopoguerra si svolsero il 31 marzo 1946. In quell’occasione le donne esercitarono per la prima volta il diritto di voto. Da quelle elezioni nacque il consiglio comunale che successivamente elesse Vincenzo Barsi, primo sindaco del dopoguerra”.
Tra i fatti più curiosi di quel periodo c’è la partecipazione al voto delle monache di clausura. Che cosa accadde?
“È una vicenda davvero particolare. A Borgo a Mozzano era presente il Convento di Santa Teresa delle Carmelitane Scalze, situato nella zona allora chiamata Venezia, nell’attuale via della Repubblica. Anche le monache furono chiamate a votare e, per questo motivo, dovettero uscire eccezionalmente dalla clausura”.
Come è arrivata fino a noi la memoria di quell’episodio?
“Ne avevo sempre sentito parlare in famiglia. Si raccontava che l’arrivo delle monache in piazza avesse attirato una folla numerosa e molto curiosa. Per anni ho anche cercato una fotografia che ritraeva il loro arrivo davanti al Palazzo Comunale a bordo di alcune automobili nere, ma purtroppo non sono riuscito a ritrovarla”.
Esistono, però, documenti che confermano l’accaduto?
“Certamente. La testimonianza più importante è contenuta nel diario delle stesse Carmelitane. Si tratta di una fonte preziosa che ho utilizzato anche per i miei studi sul passaggio del fronte di guerra nel 1944”.
Che cosa raccontano le monache riguardo al voto del 31 marzo 1946?
“La cronista del monastero scrive che le religiose furono costrette a uscire dalla clausura per votare e che l’evento suscitò una forte emozione. Tre persone si offrirono di accompagnarle in automobile direttamente dal monastero fino alla sede elettorale. Ad attenderle vi era monsignor Santucci, proposto di Borgo a Mozzano, che contribuì a mantenere un clima di serenità e rispetto tra le tante persone accorse per assistere a quel momento insolito”.
Quale fu il comportamento della popolazione?
“Secondo quanto riportato dalle stesse monache, tutti dimostrarono grande rispetto. La loro presenza colpì profondamente molti cittadini, che interpretarono quel gesto come una testimonianza di responsabilità e partecipazione”.
E il 2 giugno cosa avvenne?
“Le Carmelitane dovettero nuovamente lasciare il monastero per partecipare al referendum tra Monarchia e Repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente. Nella cronaca del monastero si legge che, anche in quell’occasione, poterono contare sull’aiuto delle stesse persone che le avevano accompagnate pochi mesi prima”.
Che fine fece poi il Convento di Borgo a Mozzano?
“Negli anni successivi le cronache descrivono una struttura ormai inadatta alla vita claustrale, resa ancora più problematica dai danni subiti durante la guerra. Per questo motivo l’Arcivescovo e i superiori dell’Ordine decisero il trasferimento della comunità a Lucca, nel Monastero Regina Carmeli di Monte San Quirico, dove le Carmelitane Scalze vivono ancora oggi”.
Qual è il messaggio che questa vicenda ci consegna a ottant’anni di distanza?
“Ci ricorda il valore della democrazia e del voto. Se perfino delle monache di clausura lasciarono eccezionalmente il monastero per partecipare a una scelta così importante per il Paese, significa che quel diritto era considerato prezioso. È una lezione ancora attuale, soprattutto oggi, quando molti cittadini scelgono di non andare a votare”.
Possiamo dire che questa storia assume un significato particolare proprio nell’anniversario del 2 giugno?
“Assolutamente sì. È una vicenda che parla di partecipazione, responsabilità e senso civico. Quelle monache, pur vivendo separate dal mondo, sentirono il dovere di prendere parte a una scelta decisiva per il futuro dell’Italia. È un messaggio che dovrebbe far riflettere tutti noi sull’importanza del voto e sulla necessità di non dare mai per scontata la democrazia”.
Grazie per averci aiutato a riscoprire una pagina così particolare della storia di Borgo a Mozzano
“Grazie a voi. Conservare la memoria di questi episodi significa mantenere vivo il legame con la nostra storia e con i valori che hanno contribuito a costruire l’Italia democratica”.