A Gallicano il cimitero vecchio di San Jacopo è uno dei luoghi più antichi della memoria collettiva: il terreno fu donato alla chiesa nel 1588, nel 1662 venne costruito il muro di cinta e nel 1807, con l’estensione dell’editto napoleonico di Saint Cloud, furono trasferite qui le sepolture provenienti dalla chiesa e dalle zone circostanti.
Dopo la dismissione del 1927 il luogo ha conosciuto un lungo periodo di abbandono, finché l’impegno volontario di Sauro Simonini e Julie Coats non ne ha riportato alla luce il valore. Con costanza e rispetto hanno ripulito le pietre, rimosso rovi ed erbacce, ridato ordine agli spazi e restituito dignità alle lapidi, restituendo al paese un luogo che sembrava destinato a scomparire.
A questa cura materiale hanno affiancato una ricerca genealogica che ha trasformato il cimitero in un archivio vivo: nomi, date e simboli sono stati confrontati con i registri parrocchiali e con l’archivio storico di Gallicano, permettendo di ricostruire famiglie, rami estinti e percorsi di vita che raccontano la storia minuta del paese e mostrano quanto la memoria locale possa essere ricostruita anche attraverso le pietre. Il restauro della cappella monumentale ha completato questo percorso di rinascita, riportando alla comunità un edificio che oggi rappresenta un punto di riferimento per chi cerca le proprie origini.
La sua utilità emerge anche da episodi recenti: non molto tempo fa il giovane studente brasiliano Pedro Abissamra è arrivato appositamente a Gallicano per ritrovare la lapide della sua antenata Teresa Rigali, e successivamente sono tornati anche il padre e lo zio con le rispettive consorti, confermando che il lavoro svolto al cimitero vecchio non è stato solo un gesto di cura, ma un ponte che permette alle famiglie di ritrovare la propria storia e di riallacciare legami con la terra da cui sono partite.
È giusto riconoscere il valore di questo impegno volontaristico, che ha restituito dignità a un luogo fondamentale per la memoria del paese, ma è altrettanto necessario che le istituzioni investano con maggiore convinzione nella ricostruzione delle storie familiari dei discendenti degli emigranti nel mondo. Queste biografie e visite sul territorio dimostrano quanto i legami continuino a vivere anche oltre i confini della valle.