Questa volta, nella rubrica, mi tocca parlare anche della mia famiglia. È successo stamani, quando mio cugino Ricardo, da San Paolo, mi ha chiesto se conoscessi un progetto culturale dello Stato del Paraná dedicato a un certo Luiz Carlos Bellonzi. Il cognome, naturalmente, mi ha colpito. Ma la risposta era semplice: non ne sapevo nulla.
La curiosità – e forse un richiamo più profondo – mi ha spinto subito ad approfondire. Così ho scoperto che a Jacarezinho, nel Norte Pioneiro del Paraná, è in corso un importante lavoro di ricostruzione della memoria di Luiz Carlos Bellonzi da Silva (1948–1997), multiartista paulistano che negli anni ’90 visse e lavorò proprio in quella città. Il progetto si chiama “Bellonzi Urgente”, ed è portato avanti da CNX Produções Culturais, in collaborazione con il Museu de Arte e Cultura Popular della UENP – Universidade Estadual do Norte do Paraná.
La ricerca, avviata nel 2023 da Renan Bonito, nasce da un dato sorprendente: quasi nessun registro ufficiale documentava la presenza e l’opera di Bellonzi a Jacarezinho. Da qui l’urgenza di raccogliere testimonianze, opere, documenti, fotografie, materiali privati e ricordi di chi lo conobbe.
Nel 2024 è iniziata la creazione dell’Acervo (Fondo) Bellonzi Urgente, che riunisce quadri, collage, artigianato, materiali scenici e documenti legati alla vita e al lavoro dell’artista nella città.
Bellonzi non fu soltanto pittore: collaborò con figure centrali della cultura brasiliana come Ney Matogrosso, Rita Lee, Os Mutantes e il Living Theatre, e nel 1994 presentò a Jacarezinho lo spettacolo Cerimônia Secreta para um Anjo Atômico. Le sue opere furono premiate al Salão de Artes de Ourinhos (1992) e al Salão de Artes Plásticas de Jacarezinho (1997).
Fin qui, la storia culturale. Ma poi è arrivata la storia familiare.
Chiedendo informazioni ai parenti in Brasile, ho trovato un collegamento inatteso: Luiz Carlos era cugino di Vera Bellonzi Abissamra. I suoi avi – e quindi anche un ramo della nostra famiglia – sono ancora oggi sepolti nel vecchio cimitero di San Jacopo, a Gallicano. Un ritorno di memoria che attraversa oceani e generazioni, e che riporta il cognome Bellonzi esattamente dove era nato.
Così, mentre leggevo del progetto di Jacarezinho, mi sono accorto che stavo sfogliando anche un frammento della mia storia. Non so ancora dove porterà questa ricerca, ma so che le radici, quando vogliono, trovano sempre il modo di farsi sentire.
E allora, per una volta, lascio aperta la porta: continuerò a seguire questo progetto e, forse, passo dopo passo, riuscirò a ricomporre un altro tratto della nostra storia familiare, accostandolo alle vicende del trisavolo Giuseppe, che in Brasile fu proprietario di una piantagione di caffè. Un tassello lieve, che si aggiunge agli altri, e che ricorda come le storie di famiglia sappiano attraversare il tempo e tornare da lontano, quando meno ce lo aspettiamo.
