La montagna può parlare; uscire dall’essere solo un passaggio nel bosco e farsi parola. Basta saperla ascoltare, accorgendosi che quando un tracciato si chiude, ci sta chiedendo di non essere abbandonato. A Crasciana — piccolo borgo incastonato nel comune di Bagni di Lucca —, l’associazione Sentieri Ritrovati nasce proprio da questo ascolto profondo e da un bisogno urgente: impedire che il degrado, la vegetazione selvaggia e lo spopolamento cancellino secoli di storia e identità.
Alla guida di questa realtà c’è Roberta Nerici, fiorentina di nascita ma legata a questi luoghi da radici familiari e da una passione incrollabile per il cammino. Insieme ai soci fondatori Ivano Amadei e Pietro Marri — oltre a una squadra affiatata di volontari e sostenitori —, la realtà locale ha intrapreso una vera e propria missione di riscatto territoriale. “Abbiamo iniziato dal basso — spiega la presidente —, riaprendo percorsi storici chiusi da anni e anni, che erano ormai isolati completamente dal paese“.
Far parte di questa avventura non significa semplicemente organizzare passeggiate o tagliare l’erba ai margini di una traccia. Il lavoro sul campo è una forma concreta di tutela e di rispetto; i volontari puliscono i cammini dai rovi, segnano le vie dell’Anello Verde della Val di Lima, riportando alla luce testimonianze rimaste sepolte sotto l’abbandono: antiche mulattiere (le vere e proprie autostrade del passato), vecchi lavatoi, marginette votive e canoniche. A questo proposito, la guida dell’associazione sottolinea il valore di ogni singolo intervento: “La mulattiera è la spina dorsale della montagna — osserva la presidente Roberta Nerici —, da cui si irradiavano tutte le altre vie. Era l’autostrada del passato“.
La squadra affianca alla fatica della motosega e degli strumenti da taglio un’intensa attività culturale ed etnobotanica. I boschi diventano così una maestra di vita attraverso camminate guidate, laboratori dedicati al mondo selvatico ed eventi a tema. Particolarmente suggestivi risultano i momenti legati alla tradizione del castagneto ripulito, alle usanze pastorali e agli appuntamenti comunitari su Pian d’ara; un vasto prato di crinale dove il 25 aprile si torna a fare festa, rievocando gli antichi incontri tra i popoli delle vallate. La cura del dettaglio si riflette anche nei cartelli posti lungo i tracciati: applicare una targa o raccontare la storia di un’erba selvatica significa donare dignità a ciò che altrimenti rischierebbe di essere calpestato. “Il cartello non è solo un’indicazione — precisa la presidente, chiarendone l’importanza —, ma dà identità a quella cosa, a quel luogo, a quel sentiero o a quell’edificio“.
Il messaggio chiave che emerge dall’intervista è chiaro: recuperare una via è l’innesco per rilanciare l’economia dei piccoli centri attraverso un turismo lento, consapevole e sostenibile. La montagna non è rimasta priva di risorse, ma ha perso i suoi abitanti. Per combattere la rassegnazione e l’isolamento occorre fare rete e unire le forze tra gruppi scout, CAI, pro loco ed enti del territorio.
Riprendendo la favola di Esopo tanto cara al gruppo, la fondatrice conclude con un monito di speranza: “Uniti resistiamo — conclude la Roberta Nerici —, divisi cadiamo“; perché solo ricostruendo la comunità ed educando le giovani generazioni alla fame di bellezza e di futuro, le nostre terre potranno vivere una nuova e duratura primavera.





