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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
il senso invisibile

Dalla Garfagnana a Roma per il Giubileo dei Giovani: la tenerezza della disciplina

Ci sono esperienze che sembrano scritte nel silenzio, tra i passi della gente e il suono delle campane. Il Giubileo è una di queste. Un evento che porta milioni di persone verso un centro – non solo geografico – ma simbolico, spirituale, profondamente umano.

In quei giorni, in quella Roma attraversata dalla fede e dalla fatica, ero una volontaria di Protezione Civile dell’ANAI, Associazione Nazionale Autier d’Italia, in supporto alla sezione Lazio. C’eravamo in tanti, con il desiderio di “esserci” nel senso più pieno: visibili nella presenza operativa, invisibili nella cura che non cerca riconoscimenti.

Essere volontari in un evento come il Giubileo non significa solo aiutare. Significa diventare parte di un flusso più grande, in cui ogni gesto – accompagnare una persona anziana, orientare un gruppo straniero, calmare un disagio – si trasforma in un atto di accoglienza collettiva.

Il Papa, Leone XIV, ci ha detto:

«Siate il sale della terra… la luce del mondo. Non accontentatevi di piccole mete, non lasciatevi rubare i sogni, non vivacchiate nella mediocrità. Aspirate in alto, sognate in grande, condividete!»

Queste parole hanno risuonato lungo le strade, tra gli zaini pesanti, i cori che battevano a ritmo , le mani che si stringevano e gli occhi sereni In mezzo alla folla, tra i varchi e i silenzi, quella luce si faceva visibile nei piccoli gesti:, un volontario che sorride dopo ore sotto il sole, una direzione indicata con gentilezza.

Questa scintilla io l’ho vista. In quel varco presidiato. In quello sguardo condiviso. Era la testimonianza viva di una presenza che non divide, ma unisce.
Noi Autieri siamo abituati al movimento, al sostegno logistico, alla disciplina dell’agire. Ma questo Giubileo ci ha ricordato anche la tenerezza della disciplina, il valore di un rispetto che non chiede nulla in cambio.

Anche il Sindaco di Roma, Gualtieri, ha sottolineato il significato profondo di questo evento:

«È stato un evento straordinario che ha portato a Roma un milione di ragazze e ragazzi da tutto il mondo. Una sfida organizzativa imponente in un periodo così intenso per la città, affrontata grazie a un lavoro di squadra tra istituzioni e oltre 20.000 persone. Roma ha saputo rispondere all’altezza della sua storia e del suo ruolo internazionale».

Il visibile erano i flussi, i varchi, le misure di sicurezza. L’invisibile era la cura con cui si accoglieva una richiesta, si offriva una bottiglietta d’acqua, si accompagnava chi era più fragile.

Alla fine del turno, seduta su un gradino, ho compreso che il vero Giubileo non era solo quello dei pellegrini. Era anche il nostro: quello dei volontari. Un tempo speciale, sospeso tra la stanchezza del giorno e la gratitudine della notte. Un tempo in cui lo spirito di servizio si è fatto racconto silenzioso, e la divisa – che fosse una t-shirt, un foulard o un cappello – ha unito le persone invece di distinguerle.

E forse è proprio qui che il visibile e l’invisibile si toccano: quando fai qualcosa per gli altri e scopri, in silenzio, che ha cambiato anche te.

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