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Redazione
ANNO XIVmartedì 27 Ottobre 2026
radici e orizzonti

Dalla Garfagnana a San Paolo: il Novecento e la saga imprenditoriale dei Pieroni

La storia della famiglia Pieroni è una di quelle che attraversano il secolo con la forza silenziosa delle radici e l’audacia degli orizzonti. Originari della Garfagnana, i Pieroni hanno intrecciato il proprio destino con quello del Brasile, in un viaggio che ha attraversato tre generazioni, due continenti e molte sfide.

Tutto ebbe inizio nel 1900, quando Michelangelo Pieroni e i suoi fratelli lasciarono la Valle per cercare fortuna a San Paolo. Michelangelo tornò in Italia dopo due anni per sposare Margherita Lucchesi, ma i suoi fratelli rimasero in Brasile, dando avvio a un ramo della famiglia destinato a radicarsi oltreoceano.

Nel 1920, Giovanni Pieroni, primogenito di Michelangelo, emigrò con la moglie Ida Sani e i loro tre figli da Villa Collemandina, verso Espirito Santo do Pinhal, nello stato di San Paolo. Qui fondarono una fabbrica di pasta e ampliarono la famiglia con altri tre figli. Otto anni dopo, forti di quanto costruito, rientrarono in Italia, stabilendosi a San Lorenzo a Vaccoli, dove nacquero altri due figli.

Uno di loro, Antonio Pieroni, nonno di Stefano che ci ha aiutato in questo racconto, tornò in Brasile nel 1946, dopo la guerra, per visitare i prozii rimasti là. Dopo un primo soggiorno, rientrò in Italia, sposò Maria Clara Rossi, anch’essa garfagnina, e nel 1948 si imbarcò con lei da Genova per iniziare una nuova vita in Brasile. Maria Clara era originaria di Castiglione di Garfagnana, figlia di Giovanni Rossi e Annunziata Pighini. Aveva imparato a usare le macchine da maglia durante la luna di miele a Milano, in vista dei progetti imprenditoriali del marito.

Il progetto era ambizioso: importare prodotti italiani come macchine da maglia, da scrivere, biciclette, olio d’oliva, e avviare una fabbrica di statue in gesso, artigianato tradizionale della Valle. Gli inizi furono duri: lingua sconosciuta, isolamento, precarietà. Ma Antonio non si arrese. Grazie al sostegno di amici italiani — Mario Strambi, Giovanni Ronca e Luiz Laudizio — riuscì a importare migliaia di macchine da maglia Lanofix, prodotte dai Fratelli Negri a Milano.

Il successo gli permise di affittare una casa più grande a San Paolo e di accogliere altri parenti, tra cui la sorella Margherita con il marito Dino Gambini, che divenne poi suo socio nella fabbrica di statue. Seguirono altri arrivi: il fratello Pietro con la moglie Neva Luchi e i figli Giovanni e Giuseppe, e poi cugini e amici, in un flusso migratorio alimentato dalla solidarietà familiare.

Nel 1957, di fronte alle difficoltà dell’azienda milanese, Antonio rilevò la produzione e la trasferì in Brasile, fondando la Lanofix do Brasil Ltda. Con l’aiuto dell’ingegnere tedesco Joseph Kuntz, migliorò la qualità dei prodotti, fino a quando il Giappone rivoluzionò il mercato. Antonio si reinventò ancora una volta, diventando rappresentante dei nuovi modelli giapponesi in Brasile, nonostante non parlasse né inglese né giapponese.

Nel frattempo, la famiglia cresceva: nacquero Claudio João, Maria Gabriela (madre del nostro Stefano) e Leonardo João, educati nella cultura italiana grazie anche alla Società Dante Alighieri di San Paolo. Antonio sostenne l’Associazione Lucchesi nel Mondo, per promuovere la lingua e le tradizioni italiane tra gli emigrati. Dopo di lui, la presidenza passò al figlio Claudio João.

Antonio morì prematuramente nel 1979, a soli 53 anni. La moglie e i figli proseguirono l’attività. Maria Gabriela sposò Jorge Viriato Gonçalves Morais, emigrato portoghese, e insieme formarono una famiglia che oggi include il giovane Stefano Pieroni, nato a San Paolo nel 1985. I figli di Maria Gabriela — Thábata, Stefano, Maria Chiara e Henrique — parlano italiano, hanno visitato più volte la Toscana e conservano, orgogliosamente, la cittadinanza italiana.

La storia dei Pieroni è una testimonianza viva di come l’emigrazione non sia solo partenza, ma anche ritorno, reinvenzione, memoria. Un esempio di come la mobilità migratoria possa tradursi in impresa, ma senza dimenticare il senso di comunità e il valore della cultura delle origini. La Garfagnana vive in loro, anche a migliaia di chilometri di distanza.

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