Ringraziamo sentitamente Gina Marie Rossi e Frank Vincenzi dagli Stati Uniti per aver condiviso preziose testimonianze che ci permettono di ricostruire un capitolo importante della nostra storia: l’emigrazione, nel Novecento, di diverse famiglie del Comune di San Romano in Garfagnana verso la cittadina mineraria di Black Diamond, nello Stato di Washington.
Tra i primi a partire troviamo Giovanni Giaccarini, originario di Naggio, che giunse a Ellis Island, New York, il 23 settembre 1902. Sullo stesso piroscafo viaggiavano altri compaesani: Bartolomeo Peretti, Antonio Donati e Pietro Paolini. Dopo lo sbarco, il viaggio proseguiva per giorni su più treni fino a Seattle, e da lì verso Black Diamond, un centro isolato circondato da fitte foreste. Molti arrivarono dalla comunità di Verrucole: i fratelli Vincenzi – Silvio, Casimiro e Achille – raggiunsero l’America tra il 1903 e il 1910, spesso incoraggiati dalle lettere e dai racconti di chi era già partito. Con loro viaggiarono cugini e amici, come Amedeo Bimbi, Francesco Crudeli e Ferruccio Pardini. Era tipico che gli emigranti affrontassero la traversata in compagnia di parenti o compaesani: la condivisione rendeva più sopportabile la durezza della “steerage”, l’affollata terza classe delle navi.
A Black Diamond la vita ruotava attorno alla Pacific Coast Coal Company, che possedeva miniere e negozi. Il lavoro era durissimo e pericoloso, ma garantiva guadagni impensabili in Garfagnana. Non mancarono le tragedie: nel 1902 un’esplosione nella miniera Lawson uccise 11 uomini; nel 1910 un’altra esplosione ne causò 16, tra cui tre giovani italiani – Ferdinando e Isidoro Godini e Alberto Fontana – oggi sepolti insieme nel cimitero di Black Diamond. Molti emigranti rimasero solo pochi anni, incapaci di sopportare il lavoro duro e pericoloso come la lontananza dalle famiglie. Casimiro Vincenzi, partito giovanissimo, morì a soli 19 anni. Altri, come Achille Vincenzi, resistettero più a lungo: rimase in America fino al 1937, ebbe tre figli con la moglie Emilia Crudeli e visse in prima persona la durezza del mestiere. Un episodio drammatico lo vide ferito in miniera: rimasto intrappolato sotto le travi, fu abbandonato dai soccorritori e riuscì a salvarsi solo amputandosi due dita della mano. Una vicenda che testimonia la brutalità delle condizioni di lavoro e la resilienza degli emigranti.
Nonostante le difficoltà, Black Diamond rappresentò per molti garfagnini un’opportunità di riscatto, che crediamo sia importante raccontare. Alcuni vi si stabilirono definitivamente, altri tornarono in patria, portando con sé esperienze e ricordi indelebili. Achille ed Emilia, dopo un breve viaggio postbellico, rientrarono definitivamente a Verrucole, dove le loro radici li richiamavano. La storia di queste famiglie ci ricorda il coraggio di chi lasciò la Garfagnana per affrontare un mondo sconosciuto, spinto dalla speranza di opportunità e un futuro migliore. Oggi, grazie alle testimonianze raccolte, possiamo rendere onore a quella generazione che, tra sacrifici e tragedie, ha scritto un capitolo di emigrazione che appartiene alla nostra identità collettiva.
