Ancora un volto che racconta la memoria della nostra comunità. In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.
Oggi voglio ricordare Luigi Giusti, per tutti “Gigi”, una di quelle persone che hanno lasciato un segno concreto e profondo nella vita della nostra comunità.
Gigi proveniva da una famiglia di falegnami. Il padre Domenico Giusti era falegname e questa tradizione si è tramandata nel tempo fino al figlio Domenico che ancora oggi porta avanti con serietà e professionalità questo mestiere. Luigi aveva sposato Brigida Giusti, per tutti “Bibi”, insieme hanno costruito una bella famiglia, crescendo i figli Domenico e Cristiana con quei valori semplici e solidi che lo hanno sempre contraddistinto.
Io conosco questa famiglia da sempre, in particolare Brigida che quando ero ragazzo abitava vicino a casa mia. Da lì è nato un legame che nel tempo è diventato amicizia con Gigi e con tutta la sua famiglia. Ho visto crescere i loro figli condividendo momenti di vita semplice e autentica.
Gigi è stato una presenza preziosa per Corsagna. Non era uno che cercava visibilità, ma era uno di quelli che quando c’era da fare lui c’era sempre. Partecipava attivamente alla vita del paese, soprattutto era la “mano forte” quando il gruppo dirigente della Misericordia decideva di organizzare feste o manifestazioni. Era lui che costruiva, realizzava e inventava. Il legno nelle sue mani diventava strumento di comunità.
Ricordo in particolare quando organizzammo i giochi rionali quelli che poi ho raccontato nel mio libro “Come ci si divertiva a Corsagna”.Gigi fu uno dei protagonisti assoluti: realizzò i trampoli per la corsa, costruì strutture e preparò i materiali. Senza il suo lavoro molte di quelle iniziative non sarebbero state possibili.
Un altro ambito dove Gigi ha lasciato il segno è stato quello della Marcia della Solidarietà, nata nel 1992 grazie all’impegno dei volontari della Misericordia. Lui era il punto di riferimento per i rapporti esterni: curava i contatti con le associazioni del podismo lucchese, si occupava della promozione e manteneva i rapporti con gli sponsor.
Ma Gigi ha dato un contributo importante anche nello sport: per diversi anni è stato presidente del Gruppo Sportivo Corsagna, portando la squadra ai vertici e a importanti risultati negli anni Ottanta e Novanta. Aveva saputo creare un gruppo unito, fatto di giocatori e dirigenti del paese, ben inserito nella realtà di Corsagna. Una squadra che rappresentava davvero la comunità, perché composta da ragazzi del posto, cresciuti insieme dentro e fuori dal campo.
La sua bottega di falegname raccontava tutta la sua storia: all’inizio il laboratorio era in una vecchia cantina a Fucina, un luogo semplice, quasi essenziale, dove gli attrezzi portavano i segni del tempo e del lavoro. Lì si respirava il mestiere, quello vero, fatto di manualità e di esperienza tramandata. Successivamente l’attività si trasferì al Collettino, ma lo spirito rimase lo stesso: una bottega semplice, senza fronzoli, ma sempre viva. Spesso la si trovava piena di persone, clienti che entravano non solo per ordinare un lavoro, ma anche per chiedere un consiglio, per confrontarsi, per parlare.
Era un punto di riferimento. Gigi lavorava prima con il padre Domenino, poi con il figlio Domenico, portando avanti una tradizione familiare fatta di serietà e professionalità. Insieme hanno saputo costruire una clientela importante, perché chi si affidava a loro sapeva di trovare competenza, precisione e passione per il lavoro.
Gigi aveva un carattere particolare, schietto, a volte criticone. Ma le sue osservazioni erano sempre intelligenti, dette con quel tono che ti faceva capire che voleva migliorare le cose. Spesso, dopo le sue parole, si finiva anche per ridere perché lo conoscevamo bene.
Un aspetto che merita davvero di essere ricordato: la sua capacità di stare con i giovani. Nonostante fosse più grande rispetto a molti di noi, si è sempre inserito con naturalezza nel gruppo dei volontari della Misericordia, fatto da ragazzi più giovani. Sapeva stare con loro, parlare, condividere momenti e lavoro, senza mai creare distanze.
Ma la cosa che lo distingueva davvero era questa: dopo le parole, arrivavano sempre i fatti. Ricordo con affetto gli anni in cui abitavo in Postabbio e successivamente al Colle a Lama, spesso dopo cena, Gigi veniva a trovarmi; ci sedevamo e iniziavamo a parlare: programmi, idee, ricordi e tante risate. Erano momenti semplici, ma pieni di valore.
Non si può non ricordare anche la sua casa, sempre aperta agli amici, le cene, le pizzate e le serate passate insieme: momenti di vera convivialità dove si respirava accoglienza. Bibi era una cuoca bravissima e insieme a Gigi, sapevano creare un clima familiare, dove stare bene era naturale.
Come dimenticare quel Carnevale in piazza a Corsagna! Per far divertire i bambini, Gigi si mise al centro della Piazza e accettò di essere il bersaglio delle uova che venivano distribuite e poi lanciate dai ragazzi. Ne arrivavano da tutte le parti, qualcuna anche non proprio fresca. Ma lui rimaneva lì, a ridere insieme a tutti noi. Lo faceva per gli altri, per strappare un sorriso, per rendere felice la comunità, senza badare al sacrificio.
Quella di Gigi e Bibi è stata una coppia molto unita, costruita su un legame profondo e autentico che tutti hanno potuto vedere nel tempo. Colpisce ancora oggi pensare che, a poca distanza dalla scomparsa improvvisa di Gigi, anche Bibi ci abbia lasciato. Quasi a testimoniare quanto fosse forte quel rapporto, quanto fosse difficile, per uno, restare senza l’altro. Un legame vero, fatto di vita condivisa, di affetto e di presenza, che resta nel ricordo di chi li ha conosciuti.
C’è però un’immagine che ancora oggi, riaffiora ogni volta che passo davanti alla sua casa e al suo laboratorio di falegnameria. Mi sembra quasi di rivedere Gigi sulla porta della bottega, con la sua caratteristica cappa da lavoro blu scuro, a volte quasi nera, consumata dagli anni, sporca di segatura e vernice per le tante giornate trascorse a lavorare il legno. Appena ti vedeva passare interrompeva quello che stava facendo, alzava una mano e ti salutava con quel gesto semplice, sincero e affettuoso che era diventato il suo modo di dire: “Ci sono.” Era un saluto che valeva più di tante parole, perché esprimeva il suo carattere: discreto, genuino e sempre vicino agli altri. Sono immagini che il tempo non cancella. Rimangono nel cuore e diventano parte della storia di un paese.
Oggi ripensando a Gigi, resta forte l’immagine di una persona che non cercava di apparire, ma di costruire, costruiva con le mani, con il lavoro, con l’esempio e con l’amicizia. È grazie a persone come lui, silenziose ma indispensabili, che una comunità cresce, si riconosce e conserva la propria anima. Gigi continuerà a vivere nel ricordo di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino e di ricevere, anche solo una volta, quel suo saluto fatto con la mano alzata e con il cuore.
Volti e storie di Corsagna negli ultimi settant’anni
Luigi “Gigi” Giusti: la forza silenziosa del fare
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