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Redazione
ANNO XIVmartedì 27 Ottobre 2026
radici e orizzonti

Mama Pia: un pezzo di Molazzana nel cuore di Cincinnati

Ci sono storie che sembrano destinate a restare chiuse nei ricordi di famiglia, nei racconti degli emigrati, nelle lettere ingiallite. Poi, all’improvviso, una fotografia riappare, un nome viene pronunciato, e una comunità lontana migliaia di chilometri si risveglia.

È quello che è successo quando ho riproposto, in inglese, la storia di Pia Leonardi in Battaglia, la nostra “Mama Pia” di Molazzana, sulla pagina Facebook Old Photos of Cincinnati. Non mi aspettavo molto: forse qualche reazione, un ricordo isolato. Invece si è aperto un fiume di memoria.

Decine di persone hanno scritto, con parole semplici e dirette, quanto Pia abbia contato nella loro vita quotidiana. A distanza di decenni.

Da Molazzana a Mount Adams
Pia Leonardi, nata nel 1900 a Molazzana, emigrò nel 1925 con il marito a Cincinnati, chiamata da un cugino che gestiva il ristorante Walnut Hills. Lavorò per anni in cucina, poi in una sartoria, poi aprì una piccola lavanderia. Ma il suo sogno era un altro: avere un’attività tutta sua nella ristorazione, in quel Paese che, allora, sembrava davvero valorizzare l’iniziativa privata.

Nel 1950, con i pochi risparmi messi da parte, riuscì ad acquistare un piccolo negozio di dolciumi al 995 di Pavilion Street, sulla collina di Mount Adams, che le ricordava un po’ i paesaggi della Garfagnana. Lo trasformò in un negozio di alimentari, importando perfino l’olio di Lucca, e poi in un piccolo ristorante che divenne presto un punto di riferimento per il quartiere.

Il suo locale, conosciuto come Mama Pia’s, era frequentato da residenti, studenti, lavoratori, artisti del vicino teatro Playhouse, e persino da futuri campioni: il grande ricevitore dei Cincinnati Reds, Johnny Bench, nella sua biografia ricorda con affetto come Pia gli preparasse spesso più cibo di quanto potesse mangiare, proprio come una madre italiana.

“Amavo Pia!”: le voci di Cincinnati
Il post su Old Photos of Cincinnati ha fatto emergere una memoria collettiva impressionante.

Una donna scrive: «Andavo spesso lì a pranzo quando vivevo sulla collina. Adoravo Pia.»

Un’altra racconta i suoi anni di scuola d’arte, tra il 1965 e il 1967: «Quando frequentavo la scuola d’arte a East Walnut Hills, andavamo da Mama Pia a prendere il pranzo. Il mio preferito era salame piccante e provolone su pane di segale. Costava 35 centesimi. Lei stava lì per ore a preparare i panini da sola. Ricordi meravigliosi per me.»

C’è chi dice: «Il mio cuore ha sussultato quando ho visto questa foto. Adoravo lei e il suo negozio.»

E chi aggiunge un dettaglio familiare: «È mia zia. La nostra famiglia viveva al secondo piano sopra il negozio.»

Un’altra persona ricorda: «Spesso andavamo in bicicletta da Hyde Park per il suo delizioso minestrone. Una persona adorabile.»

Zuppe, panini e un’umanità che non si dimentica
Molti commenti ruotano attorno al cibo, ma dietro il cibo c’è sempre la persona.

Un uomo che lavorava alla D.H. Baldwin Piano Company alla fine degli anni Sessanta scrive: «Alcuni colleghi e io andavamo da Pia a pranzo. Una signora molto gentile e faceva panini fantastici. Bei ricordi.»

Un altro ricorda: «Il minestrone era il migliore.»

Un ex ragazzo di Mt. Adams racconta: «Marinavamo la scuola e passavamo il tempo a Eden Park e a Mt. Adams. Prendevamo sempre un piatto di zuppa, che era tutto ciò che potevamo permetterci. Anni dopo, i panini. Era il tipo di posto che oggi non si trova più.»

Una cliente scrive: «Amavo mangiare lì. A volte ordinavo una cosa ma lei me ne dava un’altra, dicendo che era migliore — e non discutevo mai. Sembrava che avessimo sempre più cibo di quello che pagavamo.»

Un’altra aggiunge: «Il miglior panino al formaggio fuso e pomodoro che abbia mai mangiato. Amavo le foto di famiglia che aveva nella sala da pranzo.»

Una casa che diventava giardino d’inverno
Fra i ricordi più vividi c’è quello di una cliente che descrive così il locale di Pia: «Il minestrone e il pane fatti in casa… i panini al roast beef! Amavo quando apriva agli avventori il resto della sua casa per accogliere più clienti. Viveva dietro e sopra il ristorante. Coltivava viti all’interno che coprivano le pareti, il soffitto e le finestre davanti, e si poteva andare lì d’inverno, quando era difficile scendere dalla collina e i turisti erano ancora a casa, e sembrava di stare in un giardino d’interno. Buon cibo e grandi personaggi… difficile trovare qualcosa del genere oggi.»

Un’altra donna la definisce senza esitazione: «Davvero un’icona di Mt. Adams. Ricordo la mia Prima Comunione. Mi regalò un’intera scatola di cioccolatini.»

Il primo lavoro, le bottiglie in cantina, gli attori del teatro
Un uomo racconta: «Il mio primo lavoro, a sei anni, era portare le bottiglie vuote in cantina. E io e Leo, suo nipote, lavorammo lì a fare panini quando eravamo più grandi.»

Un attore del Playhouse ricorda: «Quando ero al Playhouse alla fine degli anni Sessanta, andavo a prendere la zuppa e i panini di Pia per gli attori — e per me, naturalmente.»

Un altro cliente scrive: «Zuppe fantastiche. Era come andare nella cucina della mia nonna italiana.»

E c’è chi lega Pia alla propria storia sentimentale: «Mia moglie mi portò da Mama Pia quando uscivamo insieme. I migliori panini di sempre.»

Famiglie, parentele, radici intrecciate
Non mancano i legami di sangue: «È la trisavola di mio marito. La prozia di mio suocero.»

Un altro scrive: «È arrivata sulla stessa nave di mia nonna.»

Una donna aggiunge: «Pia era una buona amica della mia bisnonna, Teresa Moriconi Dubini.»

E c’è chi, semplicemente, dice: «La ricordo.» «Ricordo di aver mangiato lì a pranzo.» «Donna meravigliosa e cibo meraviglioso. Mi manca.»

Un’icona di Mt. Adams
Molti la definiscono, senza giri di parole, un’icona di Mt. Adams. Una persona scrive: «Grazie, Mama Pia, per il cibo delizioso e i meravigliosi ricordi.»

Un’altra commenta: «Adoravo venire a mangiare un ottimo panino da Pia. Avremmo bisogno di un posto così adesso.»

E qualcuno, pensando all’America di allora, osserva: «In un Paese che un tempo valorizzava davvero l’iniziativa privata… oggi non è più così.»

Radici e orizzonti

Nella nostra Valle del Serchio, di Cincinnati ricordiamo soprattutto la Molly del poemetto Italy di Giovanni Pascoli. Ma oggi sappiamo che un altro nome lega la Garfagnana a quella città: Pia Leonardi in Battaglia, Mama Pia.

La sua non è la storia del grande imprenditore che costruisce un impero. È la storia di una donna che, con un piccolo locale su una collina, ha creato un luogo dove chiunque poteva trovare un panino, una zuppa, un sorriso, anche senza soldi. Un posto dove — come scrivono in tanti — si mangiava bene, si stava insieme, e si tornava volentieri.

Il post su Facebook non era un test. Era un richiamo. E Cincinnati ha risposto, in coro: «La ricordiamo.»

E noi, da qui, possiamo finalmente dire di averle dedicato la memoria che meritava: un pezzo di Garfagnana che continua a vivere, dall’altra parte dell’oceano, nei ricordi di chi l’ha incontrata anche solo per un panino e una scodella di minestrone.

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