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Redazione
ANNO XIVdomenica 1 Novembre 2026
radici e orizzonti

Paolo Cresci, un amico che ha trasformato la memoria dell’emigrazione in patrimonio collettivo

Ci sono persone che, senza clamore, riescono a lasciare un segno profondo nella vita culturale di un territorio. Paolo Cresci è stato una di queste. Storico, ricercatore, appassionato esploratore delle vicende dell’emigrazione italiana, ha dedicato la sua vita a raccogliere, ordinare e restituire alla comunità le storie di chi, dalla nostra terra, partì in cerca di futuro. Ma per me Paolo è stato anche un amico: fra noi tanti scambi discreti, quasi rituali, tra i banchi dei mercatini dell’antiquariato. Io gli portavo carte, lettere, passaporti e documenti che parlavano di partenze e ritorni; lui ricambiava con manoscritti di storia del diritto, sapendo che avrei amato leggerli con la stessa cura con cui lui sfogliava le testimonianze degli emigranti. Era un modo semplice, ma profondamente nostro, di condividere un pezzo di mondo.

La sua eredità più preziosa è oggi custodita nella Fondazione Paolo Cresci per la Storia dell’Emigrazione Italiana, istituita dalla Provincia di Lucca e ospitata nel complesso di Palazzo Ducale. La Fondazione conserva un patrimonio documentario unico in Italia: migliaia di lettere, fotografie, passaporti, libretti di lavoro, diari, certificati, oggetti personali, materiali iconografici e audiovisivi che raccontano, con una forza spesso commovente, la vita quotidiana degli emigranti italiani tra Ottocento e Novecento. Non solo grandi storie, ma soprattutto piccole storie: quelle che fanno la storia.

Accanto all’archivio, la Fondazione gestisce un Museo dell’Emigrazione Italiana che è diventato un punto di riferimento nazionale. Il percorso espositivo, ricco di documenti originali e installazioni multimediali, permette di seguire il viaggio degli emigranti dalle nostre campagne ai porti, dalle navi ai nuovi continenti, dalle prime difficoltà all’integrazione. È un museo che non si limita a esporre: interroga, coinvolge, restituisce dignità. E ogni anno ospita mostre temporanee, incontri, presentazioni, attività didattiche per le scuole, mantenendo vivo un dialogo tra passato e presente.

La Fondazione Cresci è, per chiunque si occupi di storia dell’emigrazione, un luogo imprescindibile. È un archivio, certo, ma è anche un laboratorio culturale, un presidio di memoria, un punto di incontro per studiosi, insegnanti, studenti, discendenti di emigrati e semplici curiosi. È uno spazio dove le radici non sono un vincolo, ma una chiave per comprendere gli orizzonti che ci attendono.

Ripensando a Paolo, alla sua gentilezza e alla sua tenacia, mi torna alla mente la cura con cui maneggiava ogni documento, come se in quelle carte ci fosse sempre una vita da ascoltare. Oggi quella cura continua nella Fondazione che porta il suo nome. E noi, che ci occupiamo di storia, di comunità e di memoria, non possiamo che essergli grati.

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