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Redazione
ANNO XIVdomenica 30 Agosto 2026
kibaya

Quando nasci colpevole e senza diritti elementari

Secondo il diritto civile egiziano, e non solo, il certificato di nascita è l’unico documento legale che attesta l’esistenza di una persona; tutti gli altri documenti di identità si basano su questo documento. Il certificato di nascita identifica la nazionalità di una persona e i suoi genitori. La Convenzione sui diritti dell’infanzia e la legge egiziana stabiliscono che la registrazione della nascita è un diritto riconosciuto per tutti i bambini, compresi quelli nati fuori dal matrimonio; tuttavia, nella pratica, questo diritto non viene fatto rispettare.

In Egitto, l’ufficio di stato civile è responsabile della registrazione dei bambini nati sia da genitori cittadini che non cittadini. Nel caso di bambini nati fuori dal matrimonio, la madre ha il diritto di registrare la nascita del figlio e ottenere un certificato di nascita recante il suo nome.

La legge egiziana sullo stato civile autorizza medici e ostetriche a rilasciare un certificato che indichi il nome della madre, la data di nascita e il sesso del bambino. Nonostante queste leggi e il diritto legale di ottenere un certificato di nascita, nella pratica, la natura del rapporto da cui il bambino è stato concepito spesso prevale sui diritti del bambino.

Uno dei principali ostacoli che le vittime di stupro si trovano ad affrontare deriva dal fatto che i funzionari non hanno familiarità con le procedure per il rilascio di tali certificati, in parte perché il rilascio di certificati di nascita per bambini nati fuori dal matrimonio è raro nella società egiziana, e in parte a causa dei pregiudizi sociali prevalenti, che rendono i funzionari restii a fornire questo servizio. Nel caso di un bambino nato in Egitto a seguito di uno stupro, la procedura di registrazione dipende da diversi fattori: se la madre è stata violentata e il padre è sconosciuto, se il padre contesta la paternità o è scomparso dalla vita della madre, e se lo stupro è avvenuto in Egitto o all’estero.

Inoltre, è possibile che non esistano prove dello stupro, come ad esempio una denuncia alla polizia, perché la vittima non ha sporto denuncia per vari motivi.

Se a un bambino viene negato il certificato di nascita, diventa apolide. Nei casi in cui una madre decida di andarsene, senza un certificato di nascita per il figlio, non può ottenere documenti di viaggio per il bambino, costringendola così ad abbandonare un figlio apolide e quindi trasformandolo in potenziale delinquente.

È in questo contesto che una recente sentenza del tribunale assume un significato storico e apre la strada a una vita normale per la figlia di una donna egiziana, Amal Abdel Hameed, vittima di stupro. Amal Abdel Hameed spera che sua figlia possa finalmente essere iscritta ufficialmente a scuola, quasi otto anni dopo la sua nascita a seguito di uno stupro.

Alla figlia di Abdel Hameed è stato negato il certificato di nascita e, di conseguenza, qualsiasi accesso ufficiale ai servizi pubblici essenziali. Pur potendo frequentare la scuola, non ha potuto sostenere gli esami.

La sua situazione è cambiata completamente con la sentenza del tribunale, riportata questa settimana da diversi media, che ha riconosciuto lo stupratore come padre del bambino sulla base delle prove del DNA. Secondo gli avvocati, si tratta della prima sentenza di questo tipo emessa da un tribunale egiziano. Gli attivisti per i diritti umani sperano che possa costituire un precedente per migliaia di altri bambini in situazioni simili.

“È stato come un incubo”, ha dichiarato Abdel Hameed, 27 anni, in un’intervista a Reuters. “Per otto anni ho cercato di far valere i miei diritti”. Abdel Hameed è rimasta incinta dopo essere stata violentata da un compagno di classe nel 2018. L’uomo è stato condannato quattro anni dopo, ma la legge egiziana sullo “status personale”, basata in gran parte sulla legge islamica della Sharia, stabiliva che la paternità potesse essere accertata solo nel contesto del matrimonio.

Abdel Hameed ha reso pubblico il suo caso, apparendo in televisione e sui social media, scatenando un’accesa controversia in un Paese dove il dibattito pubblico sulla violenza sessuale rimane raro, nonostante i recenti sforzi degli attivisti per incoraggiare le vittime a parlare. “Molte persone mi hanno chiesto: ‘Perché l’hai fatto? Perché sei andata in televisione?'”, racconta Abdel Hameed.

La sentenza del tribunale fa seguito a un decreto emesso a febbraio da Al-Azhar, il più alto organo accademico del prestigioso centro di studi islamici del Cairo, che stabiliva che, nel caso della figlia di Abdel Hameed, i test del DNA e una condanna per stupro potessero essere utilizzati per accertare la paternità. Il Servizio di Informazione Statale, che si occupa dei rapporti con i media stranieri in Egitto, ha dichiarato a Reuters che qualsiasi modifica alla bozza di legge sullo status personale dipenderà dall’esito delle discussioni parlamentari. Quindi, incrociamo le dita. Ha aggiunto che la protezione dei minori è una priorità per lo Stato e che i bambini “non dovrebbero subire le conseguenze di un crimine commesso da un’altra persona”.

Azza Soliman, presidente del consiglio di amministrazione del Centro egiziano per l’assistenza legale alle donne (CEWLA), un’organizzazione egiziana senza scopo di lucro, ritiene che la sentenza potrebbe incoraggiare altre vittime di stupro a tentare di dimostrare in tribunale la paternità dei propri figli. “Questo verdetto è senza dubbio una vittoria e un importante passo avanti”, ha affermato.

In ogni caso, anche qui vediamo come le donne siano sempre doppiamente vittime in materia di stupro. Infatti oltre al disonore e alla vergogna, o devono sposare lo stupratore, oppure devono vivere e vedere il proprio figlio costretto a vivere in un ambiente discriminatorio, e molto spesso la persona responsabile di tutto ciò continua la sua vita indisturbata. Quante battaglie chiede la società alle donne di combattere ancora ingiustamente?

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