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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
il teatro è servito

Cantare De André: Cristiano vince la sfida a Mont’Alfonso

Che dire dello spettacolo di Cristiano De André in Fortezza di Mont’Alfonso? Una meraviglia.

In una delle mie “puntate” precedenti stavo ragionando dei figli d’arte come Filippo Graziani, Alberto Bertoli o Paolo Jannacci, e attendevo De André con grande curiosità. Questa sfida, se cosi si può dire, la vince sicuramente lui: Cristiano.

Lo spettacolo non è solo una reinterpretazione dei brani del padre, Fabrizio, ma diventa una esibizione nuova e completa, con musicisti incredibili, arrangiameti, suoni e luci che creano un’atmosfera pazzesca. Cristiano ci mette il suo, con una scelta di canzoni, partendo da alcune meno conoscite per arrrivare a quelle molto famose e molto amate dal pubblico. Poi fa lo showman e racconta aneddoti del padre, contro la guerra – soprattutto quella a Gaza – e, nel contempo, dà prova di essere un abile polistrumentista: suona, infatti, la chitarra acustica e classica, il bouzouki, il pianoforte e il violino e, ovviamente, canta, facendolo molto bene. La sua voce somiglia tantissimo a quella di Fabrizio.

Mi ha scritto una mia amica: “Oh, ma è meglio di Springsteen!” Io – patita di Bruce – le ho risposto: “Al massimo abbiamo un pareggio”; ma volevo essere ironica, ovviamente, perché lo spettacolo mi è piaciuto tantissimo e, certamente, lo avete già capito in questa rubrica che, per me, Springsteen è sempre al primo posto. E la mia amica lo sa….

Certo, i brani proposti nello spettacolo di Cristiano – e in questo modo – sono incredibili, e lo show nel suo insieme é davvero bello e anche commovente. Si ottiene un “pareggio”, ma solo perché i brani sono di Fabrizio e non di Cristano. Davvero, lo spettacolo è grandioso, imponente!

E lo so – che, poi, lo ha raccontato anche lui – che “paragonarsi” col padre è sempre stato un suo problema, con cui ha convissuto e, forse, ancora convive; certamente questi brani sono di effetto, e la sua interpretazione è spaziale.

Molti dei pezzi che ha scelto sono contro la guerra. Lo ha fatto appositamente, come ‘Disamistade’ (dall’Album Anime Salve del 1996), dedicata ad un episodio cruento, avvenuto a Sidone nel Libano. Racconta lui stesso: “Un padre palestinese tiene tra le braccia un figlio morto maciullato tra i cingoli di un carroarmato israeliano”. Poi continua: “Era il 1982, sono le stesse immagini che vediamo oggi nella striscia di “Gaza””. O come Fiume Sand Creek dedicato ad un massacro di donne e bambini indiani dal generale Caster; poi ancora ‘Andrea’, ‘La canzone del padre’, ‘Il testamento di Tito’, ‘Quello che non ho’, ‘Don Raffae’ o anche ‘Dormono sulla collina’.

Qust’ultimo brano era ispirato all’Antologia di Spoon River del poeta americano Edgar Lee Masters dall’album “Non all’amore non al denaro né al cielo” del 1971. Anche Springsteen si è probabilmente ispirato a questa antologia per il suo brano “We are alive” che racconta di anime di morti che si alzano dalle tombe per raccontare le loro storie: migranti morti abbandonati nel deserto dell’Arizona, bambine nere uccise da una bomba razzista o operai uccisi perché combattevano per i loro diritti.

Cristiano si è schierato apertamente contro la guerra e per il riconoscimento della Palestina, esibendo anche una bandiera palestinese sul palco, politizzando – in questo senso – il suo concerto; facendo un po’ quello che aveva fatto anche Springsteen scagliandosi apertamente contro Trump. Forse le distanze tra questi due musicisti, non sono così incolmabili!

Ovviamente anche la band di Cristiano ha contribuito in maniera importante allo spettacolo. Ci sono: Osvaldo di Dio alle chitarre e Davide Pezzin al basso, alle tastiere Luciano Luisi (che ha suonato con Zucchero o con Ligabue), alla batteria Ivano Zanotti (anche lui musicista affermato che si è esibito con Federico Poggipollini il 18 aprile al Grind House a Castelnuovo in una bellissima serata di musica).

Cristiano ha ringraziato, oltre ai musicisti sul palco con lui, anche tutto il personale che si occupa del dietro le quinte del suo spettacolo, prima di continuare con i bis. E infine, purtroppo, dopo più di due ore di musica e 22 brani, ci ha lasciato con la struggente “La canzone dell’amore perduto”.

Come facevo a non raccontarvi di questo grandioso De André, che fa di tutto per superare De Andrè, nella mia rubrica “Il teatro è servito”, ovviamente insieme a tutto quanto fa spettacolo… Seguitemi che vi racconto ancora di questi spettacoli del festival “Mont’Alfonso sotto le stelle” e di molto altro ancora….

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