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Redazione
ANNO XIVlunedì 29 Giugno 2026
Valgimigli 60 e le Muse a Coreglia

Coreglia ripropone il premio “Manarino” nel 60° anniversario della morte di Valgimigli

A Coreglia Antelminelli, nel fermento culturale che già aveva mosso i primi passi nel 1883 con il Barone Carlo Vanni e la sua scuola, Manara Valgimigli si fa promotore di un movimento creativo e nelle sue estati coregline studia, traduce, ospita e invita amici e figure artistiche.

A Coreglia abbiamo passato estati e non solo estati, di vacanze indimenticabili. Il babbo insegnava a La Spezia e poi a Pisa; i nonni e lo zio abitavano a Lucca” così, il figlio Giorgio ricorda il padre. “La vacanza cominciava l’ultimo giorno di scuola e finiva alla vigilia del primo giorno di scuola dell’anno scolastico successivo. Non so se la scoperta di Coreglia sia dovuta a mio zio Ugo che, alla fine della guerra ’15/’18, vi fu per un breve periodo medico condotto, piuttosto che ad uno dei tanti amici che erano con noi a villeggiare. Tant’è fu una scoperta felice.  […] Si mangiava polenta, quella dolce di farina di castagne, innaffiata con lo striscino e nella Locanda del cacciatore, in Piantaio, alloggiava il nostro amico Concetto Marchesi. Nella passeggiata alla Croce ci si sedeva sul muretto, i genitori giocavano a Mercante in fiera, i bambini si sbucciavano le ginocchia correndo.” (G.Valgimigli, Premio nazionale di narrativa Manara Valgimigli. I racconti vincitori 1969-2000, Marinari ed., 2001).

Il Valgimigli aveva sempre i libri tra le mani e leggeva, scriveva, studiava. Discorreva volentieri e andava dal Nanni, o dal Trabucco a giocare a carte.  Gli piaceva il vino buono e andava dappertutto, guardava tutto, ascoltava tutto: quello che dicevano gli uomini e le donne quando uscivano dalla messa, facevano la spesa, guidavano i muli o facevano il pane e ogni tanto tirava fuori dalla sacca un libricino e ci scriveva su le parole che aveva sentito e gli erano piaciute. “Lui era un professorone coi fiocchi e ai coreglini gli voleva bene”. (G.Lera, Manara Valgimigli e Coreglia, Matteoni stampatore, 1977).

Tra questi silenzi pieni, qui a Coreglia, è nato qualcosa che non esiste altrove: due premi, un unico nome: Manara Valgimigli. Nel 60° anniversario della morte, Coreglia riprende la tradizione e propone, dopo anni di sospensione, il Manarino, concorso per una fiaba inedita. “Manarino”: Manara Valgimigli sorriderebbe sotto i baffi ripensando alle lettere che Giovanni Pascoli gli mandava chiamandolo proprio in quel modo.

Si costruisce così un modello di comunità colta che guarda al passato attraverso la filologia e al futuro con i premi scrittura. Non è un’operazione nostalgica ma generativa che trasforma la cultura in esperienza condivisa. La cultura, sia essa musica, letteratura, arte figurativa, è giacimento vivo che si coltiva, si racconta, si trasforma, coinvolgendo studiosi, pubblici e narratori.

Lucia Morelli

Storica dell’arte. Educatrice museale e formatrice nell’ambito della pedagogia delle arti. Consulente per istituzioni culturali, scuole, enti pubblici e fondazioni private. Presidente dell’associazione culturaleVenti d’Arte APS, impegnata a dar forma e sostanza ad iniziative a carattere culturale, artistico, sociale ed educativo. Specializzata in Storia dell’architettura vernacolare, collabora con l’Università di Pisa a progetti di ricerca sullo studio del patrimonio. Autrice di articoli per volumi e riviste specializzate, è recentemente uscito il libro “Architettura vernacolare in Garfagnana”, a cura di D.Ulivieri, di cui è coautrice.

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