Parlare di inclusione significa andare oltre le etichette e i protocolli, per riconoscere la persona nella sua interezza e nei suoi bisogni unici. Nella rubrica “Abbi cura di te” incontriamo la dottoressa Cristiana Vitali, psicologa clinica e della salute e tutor per i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Con lei affrontiamo il tema della disabilità e dei disturbi del neurosviluppo, con uno sguardo attento al ruolo che famiglie, scuole e società possono avere nel costruire contesti realmente inclusivi.
Quali sono le sfide principali che i bambini e ragazzi con disturbo del neurosviluppo incontrano nel contesto scolastico e sociale?
Sono molte le sfide che bambini e ragazzi con disturbi del neurosviluppo si trovano ad affrontare nell’ambiente scolastico; le principali riguardano prevalentemente due ambiti: l’apprendimento e la vita relazionale e sociale. I programmi scolastici vengono generalmente personalizzati e adattati tenendo conto delle specifiche difficoltà e delle risorse del minore; tuttavia, nonostante gli sforzi messi in atto, l’ambiente scolastico richiede competenze cognitive ed emotivo trasversali molto complesse, come l’autoregolazione emotivo-comportamentale, l’attenzione e le capacità organizzative, che spesso rappresentano aree di fragilità per questi alunni. Alla luce della mia esperienza clinica, mi preme affermare però che la vera sfida, quella più profonda, è di natura relazionale e sociale. Sempre più frequentemente, questi bambini e ragazzi faticano a sentirsi parte di un gruppo, ad essere accettati, compresi e autenticamente accolti dai pari. Dunque, è fondamentale che venga promosso un ambiente relazionale sicuro e stimolante in cui ogni studente possa esprimere liberamente il proprio potenziale.
In che modo la collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti può favorire una reale inclusione e non solo un’integrazione formale?
L’inclusione all’interno del contesto scolastico si realizza quando insegnanti, genitori e professionisti costruiscono un linguaggio comune, condividendo obiettivi e strategie. In questo modo l’alunno percepisce continuità, chiarezza e sicurezza. L’inclusione si realizza attraverso il lavoro di squadra, fatto di ascolto reciproco e corresponsabilità.
Quali strategie/pratiche possono aiutare insegnanti e compagni di classe a valorizzare le differenze e trasformarle in opportunità di crescita collettiva?
Per promuovere una reale inclusione scolastica, è necessario concentrarsi su un presupposto fondamentale: più modalità di accesso ai contenuti vengono proposte, più si riducono le difficoltà che molti studenti incontrano. Sul piano pratico, per promuovere la partecipazione attiva, l’inclusione e lo sviluppo di competenze sociali condivise è molto utile proporre all’interno del contesto classe attività cooperative, forme di tutoraggio tra pari e interventi di peer-mediated support. Queste strategie creano occasioni concrete in cui gli alunni, lavorando insieme, possono conoscersi meglio, scoprirsi e riconoscere reciprocamente i propri punti di forza e di fragilità al fine di sostenersi nel processo di crescita personale e scolastica. Quando i compagni imparano a conoscersi meglio, il senso di estraneità diminuisce e aumenta l’empatia e il senso di appartenenza al gruppo.
Come possono i genitori sostenere i propri figli con DSA o altre difficoltà senza cadere nella trappola dell’iperprotezione?
È naturale, per un genitore, voler proteggere il proprio figlio da frustrazioni e insuccessi, ma il rischio spesso, è quello di sostituirsi a lui nelle sfide quotidiane. In questi casi il sostegno più efficace è quello volto a promuovere la sua autonomia e autodeterminazione, aiutandolo a riconoscere le sue fragilità e a sviluppare strategie adeguate per affrontarle.
L’inclusione non è solo un obiettivo educativo, ma anche culturale: quali passi concreti può fare la società per promuovere un cambiamento di mentalità verso la diversità?
L’inclusione non è solo un obiettivo scolastico, ma un valore culturale che riguarda l’intera società. È fondamentale promuovere un’educazione, fin dall’infanzia, basata sul rispetto, sull’empatia e sulla cooperazione. Per viaggiare su questo binario è necessario però che anche gli adulti — genitori, insegnanti, professionisti — siano formati e consapevoli. Una società inclusiva si costruisce offrendo pari opportunità, abbattendo barriere e rappresentando le differenze come una risorsa, non come un limite. È una responsabilità collettiva, che parte da come guardiamo l’altro, ogni giorno.
Dalle parole della dottoressa Cristiana Vitali emerge con chiarezza che l’inclusione non è un gesto isolato né una misura straordinaria: è un percorso quotidiano che richiede consapevolezza, collaborazione e cambiamento culturale. Bambini e ragazzi con disturbi del neurosviluppo hanno bisogno di spazi in cui sentirsi accolti e valorizzati, non solo “inseriti”. È responsabilità condivisa di famiglie, insegnanti e comunità favorire questo processo. Perché un ambiente inclusivo non arricchisce soltanto chi ha una difficoltà, ma diventa un’occasione di crescita per tutti.
Dott.ssa Silvia Pocai