Ci sono storie che non si limitano a attraversare l’oceano: lo custodiscono. La vita della regista Yasmine Jahanmir è una di queste. Nata e cresciuta lontano dalla Garfagnana, ha sempre sentito che una parte di sé apparteneva a queste montagne, a questi paesi, a queste famiglie che hanno lasciato un’impronta profonda nella storia locale.
Yasmine è pronipote dei Rossi e dei Lazzuri di Pieve Fosciana, con rami familiari passati anche da Barga, e dei Giaccarini di San Romano. Una genealogia che non è solo un albero da ricostruire, ma un’eredità emotiva che ha attraversato generazioni. A trasmettergliela è stata soprattutto la madre, Gina Marie Rossi, cara amica e voce affettuosa che ancora oggi parla della Garfagnana come di un luogo dell’anima.
È stata proprio Gina Marie a raccontarmi quanto la figlia fosse legata al nonno Paolo Rossi, giornalista per 47 anni: un uomo che ha insegnato a Yasmine l’amore per le storie, per la lingua, per la verità delle parole. Da lui ha ereditato la curiosità, la disciplina, la capacità di guardare il mondo con occhi attenti e sensibili.
Non stupisce, allora, che crescendo Yasmine abbia scelto di studiare italiano, di trascorrere un periodo alla Bocconi, e che la famiglia abbia deciso di compiere un gesto simbolico e concreto insieme: acquistare una casa a Piazza al Serchio e tornarci, ogni volta che fosse possibile. Non una seconda casa, ma un ritorno. Un modo per dire: siamo ancora qui.
«Si è sempre sentita legata alla Garfagnana — mi scrive Gina Marie — e dice con orgoglio a tutti che quelle sono le sue radici italiane». E questo orgoglio oggi prende forma sul palcoscenico.
Yasmine porta in scena un nuovo spettacolo, un lavoro che intreccia ricerca, identità e visione artistica. Le informazioni e i biglietti sono disponibili su https://aretetheatre.com/arete/#tickets.
Questo spettacolo vale la pena di vederlo: in più è un’occasione per accompagnare una giovane artista che, pur lavorando nel mondo, continua a tornare qui, nella valle dei suoi avi, come se ogni nuova progettualità avesse bisogno di ripartire da queste radici.
E forse è proprio questo il senso più profondo di Radici e Orizzonti: raccontare chi parte, chi torna, chi non ha mai smesso di appartenere.