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Redazione
ANNO XIVvenerdì 24 Luglio 2026
radici e orizzonti

I Caproni di Mologno: radici profonde e orizzonti infiniti

Ci sono famiglie che sembrano scritte da un romanziere, e poi ci sono i Caproni di Mologno: una saga vera, che parte da Riana, poi arriva nei campi dei Rigali, nel cuore di Mologno, ma affonda le sue origini barghigiane nella parrocchia di San Nicolao a Castelvecchio. È lì, Ai Caproni, che nel 1639 nasce Lorenzo, figlio di Pietro di Riana. Ed è lì che la storia prende forma.

Quando nel 1679 la famiglia si trasferisce a Mologno, Lorenzo va al Duomo di Barga per registrare la nascita del figlio. Gli chiedono da dove venga. Lui risponde: “dai Caproni”. È così che la famiglia di Riana diventa ufficialmente Caproni: un cognome nato da un luogo, da una radice geografica che non si è mai persa.

A Mologno, nei campi della località Ai Rigali, la famiglia vive per generazioni come mezzadri: stagioni, lavoro, parrocchie, una vita scandita dalla terra. Poi l’Ottocento cambia tutto: arrivano i figurinai, gli artigiani del gesso che partono per l’Europa. Tre fratelli Caproni — Luigi, Antonio e Domenico — finiscono sui giornali britannici: furti di fazzoletti di seta, statue giudicate troppo audaci per la Londra vittoriana, botteghe distrutte da incendi e ripartenze verso St. Louis. Sono episodi vivaci, ma raccontano una cosa seria: la capacità di trasformare un mestiere locale in un orizzonte internazionale.

A fine Ottocento la famiglia cambia ancora pelle: gelaterie, caffè, pasticcerie tra Scozia e Irlanda del Nord. I nonni di Bruno, Enrico Caproni e Teresina Luchi, aprono locali, portano con sé altri barghigiani, li aiutano a mettersi in proprio, costruiscono una piccola diaspora laboriosa e solidale. Nel 1907 hanno già sei esercizi; nel 1924 completano Villa Irlanda a Mologno; nel 1935 il Café Miramar e Ballroom diventa una sala da 1400 metri quadrati, affacciata sulla costa di Ballyholme.

Durante la guerra, Caproni’s resta un luogo di incontro e conforto per militari britannici e americani; nel dopoguerra le Irish Showbands riempiono la sala per decenni. Quando nel 1983 si tiene “l’ultimo ballo”, si dice che metà dei matrimoni della zona siano stati festeggiati tutti lì.

E poi c’è il nostro contemporaneo Bruno Caproni: conservatorio a Manchester, carriera lirica internazionale, il fortemente voluto restauro di Villa Irlanda, il premio del San Cristoforo d’Oro. È lui a chiudere il cerchio, tornando a vivere nella casa che i nonni avevano costruito, dopo una storia familiare che dai campi di Mologno è passata per Londra, St. Louis, Sydney, la Scozia e l’Irlanda del Nord.

La storia dei Caproni è una piccola lezione di geografia umana: radici fortemente locali e orizzonti nel mondo.

Un ringraziamento sincero a Bruno Caproni per aver condiviso la sua ricerca storica e le sue memorie familiari, che ci permettono di leggere questa vicenda non come un mito, ma come una pagina viva e attuale della storia barghigiana.

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