Ci sono storie che cominciano con un messaggio arrivato da molto lontano. Nel marzo 2021, dall’Australia, mi scrive Angela Bowles. Aveva trovato il mio nome grazie a un amico comune, Frank Vincenzi, ma soprattutto grazie a un riscontro del DNA: un incrocio inatteso che collegava le nostre famiglie attraverso rami dispersi tra la Garfagnana e l’Australia. Nei suoi risultati comparivano cognomi che, per chi è nato nella Valle del Serchio, sono quasi un paesaggio: Lucchesi, Santi, Poli. Dietro quei nomi, Angela custodiva una storia che sembrava chiedere di essere raccontata.
Sua madre era nata a Castelnuovo di Garfagnana nel 1932. La nonna, una Poli, veniva da San Romano, mentre il nonno era di Gorfigliano. Durante la guerra la casa di famiglia fu bombardata e la vita si spostò sulle montagne, dove si sopravviveva con le castagne e il regalo di Natale era semplicemente un’arancia. Dopo il conflitto, grazie al lavoro della nonna come infermiera, furono trasferiti in un campo profughi a Lucca.
Il padre di Angela aveva origini siciliane, ma la sua famiglia viveva in Tunisia. Anche loro, sfollati dalla guerra, finirono a Lucca. È lì che i genitori di Angela si conobbero. Nel 1950 il padre partì per lavorare nelle miniere di carbone nel Regno Unito; nel 1953 si sposarono per procura, dopo essersi conosciuti solo per lettera. Angela nacque lì, in quel mondo di partenze e attese. A ventun anni sua madre fece la valigia e salì su un treno per Londra senza conoscere una parola di inglese.
Poi, nel 1968, la grande traversata: sei settimane di nave verso Melbourne, dove la famiglia avrebbe ricominciato da capo. Angela è cresciuta dall’altra parte del mondo, ma la Garfagnana non è mai diventata un ricordo lontano. Oggi ha tre figli, sette nipoti e un legame con la Valle del Serchio che rimane vivo: torna spesso, quasi ogni anno, a visitare i cugini, ascoltare nuove storie, camminare nei luoghi che hanno segnato la vita dei suoi genitori. Per lei, la valle non è un passato: è una presenza che continua a chiamarla.
La nostra corrispondenza, nata da un incrocio genetico e cresciuta grazie alla memoria condivisa, dimostra ancora una volta che la ricerca genealogica nella Valle del Serchio, sostenuta anche dalle nuove tecnologie, permette di andare oltre la singola famiglia. Ogni riscontro del DNA, ogni documento ritrovato, ogni storia ricostruita apre una finestra su un territorio intero, sulle sue migrazioni, sulle sue comunità disperse nel mondo e sulle radici che continuano a parlarsi, anche a distanza di oceani.